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01/03/15

Piani di Protezione Civile: in Abruzzo solo 40 Comuni su 297 lo pubblicizzano


Uno degli opuscoli redatti dalla Protezione Civile sulla consapevolezza del rischio si apre così: “Se sei consapevole dei possibili rischi presenti sul territorio dove vivi, se sai come e dove informarti, se sai come organizzarti per affrontare eventuali momenti di crisi, tu vivi molto più sicuro e la Protezione Civile può funzionare al meglio delle sue capacità. Sì, perché sei tu il primo attore di questo sistema: sei tu quello che deve sapere come vigilare, come avvisare, come collaborare con i soccorritori”.

Ciascun Comune è tenuto a dotarsi di un Piano di Emergenza Comunale che sia di aiuto ai cittadini per affrontare ciascuna situazione secondo i criteri generali descritti sopra.

Ma è proprio sicuro che tutti adottano un Piano? O meglio; in quanti ne adottano uno, pubblicizzandolo al di fuori di una delibera che lo approva?

Secondo i dati della Protezione Civile circa il 98% delle realtà comunali abruzzesi ne ha uno. Ma questo cosa vuol dire? Ogni realtà ha divulgato la consapevolezza del rischio ai propri concittadini?

Per rispondere a questa domanda abbiamo visitato i siti internet dei 297 comuni abruzzesi che secondo la Protezione Civile hanno adottato un Piano. Ed abbiamo valutato quanta pubblicità fanno le amministrazioni comunali a questi strumenti di prevenzione e azione. Valutando anche la loro qualità.

Per facilitare il lavoro abbiamo suddiviso i Piani in tre gruppi: Piani “copia incolla”, ovvero quelli che passano da un Comune all’altro cambiando solo il nome della località; “da spiegare”, ovvero quelli che hanno al loro interno informazioni tecniche e pratiche che non spiegano a fondo ai cittadini quale mentalità e quali atteggiamenti avere prima e dopo l’evento, quindi sono da spiegare; ed infine quelli “buoni”, che integrano al meglio la descrizione della macchina dei soccorsi e le buone pratiche di azione e consapevolezza che tutti devono avere.

Partendo dal dato del 98%, man mano che siamo andati avanti nella nostra indagine abbiamo scoperto che questo è un valore formale e non sostanziale.

In termini molto generali possiamo affermare che, se dovessimo fare una classifica dei Comuni virtuosi per applicazione dei Piani di Emergenza avremmo al primo posto quelli della Provincia di Pescara, seguiti da quelli dell’Aquila ed al terzo posto le realtà delle province di Chieti e Teramo.
Ma non fatevi ingannare. La graduatoria nei numeri è molto più impietosa di quanto si pensi.

Analizziamo la prima classificata. Le amministrazioni comunali del pescarese sono 45. Di queste solo 13 hanno un Piano di Emergenza Comunale pubblicizzato, ovvero pubblicato sul proprio sito internet. Di questi 13, riferendoci ai parametri descritti sopra (copia incolla, da spiegare, buoni) 7 Piani sono copia incolla, 4 da spiegare e 2 buoni. Riassumendo: il 4%  ha un Piano buono, il 9% da spiegare, il 15% copia incolla. Facendo un unico conto, il 29% dei Comuni nella Provincia di Pescara ha un Piano di Protezione Civile pubblicato sul sito internet.

Passiamo al secondo classificato: la Provincia dell’Aquila. Questa è la più numerosa e conta ben 108 realtà. Di queste, 6 hanno un Piano da spiegare, 3 copia incolla e 1 buono. Ovvero, il 5% delle realtà comunali della provincia dell’Aquila ha un piano da spiegare, il 3% copia incolla, l’1% buono. Riassumendo:il 9% dei Comuni aquilani ha un Piano di Emergenza.

Passiamo adesso alle terze classificate: la Provincia di Chieti e quella di Teramo.

Nel chietino, che conta 99 amministrazioni, il 9% ha un piano: 3 copia incolla, 3 da spiegare e 3 buoni; rispettivamente il 3% copia incolla, il 3% da spiegare ed il 3% buoni.

La provincia teramana è composta come quella di Pescara da 45 Comuni. Di questi, l’11% ha Piani copia incolla ed il 7% da spiegare. Ad aver pubblicato il Piano di Emergenza nella provincia di Teramo sul sito internet  è stato il 18 % dei Comuni.

Se valutiamo il valore (98%) dei Comuni che hanno adottato un piano nelle 297 amministrazioni comunali abruzzesi ed a questo rapportiamo il numero di Piani realmente diffusi (compresi copia incolla, da spiegare e buoni), avremmo un dato allarmante.

Solo il 13% dei Comuni abruzzesi cerca di coinvolgere la popolazione nell’attività di Protezione Civile.

Un disastro vista anche l’ultima tragedia del 6 Aprile 2009. Ma evidentemente non basta pubblicare un Piano di Protezione Civile sul sito internet per avere la coscienza a posto.

La parte più importante del lavoro sta nel creare un Piano che possa essere indossato dallo specifico luogo e dai suoi abitanti. Quindi non basta copiare ed incollare. Non basta descrivere le procedure avviate dalla macchina dei soccorsi comunali.

Occorre, come afferma il Capo della Protezione Civile Nazionale: “creare una consapevolezza che induca comportamenti ed azioni preventive. In Italia i temi di protezione civile sono trattati con cautela e con un atteggiamento scaramantico. I cittadini vogliono che la scienza li rassicuri, ma il nostro paese ha un elevato rischio sismico e la rassicurazione non può essere data. L’ipocrisia lessicale tipica di questi momenti è ‘non facciamo allarmismo’invece tutte le persone devono essere consapevoli dei rischi che corrono in un determinato territorio, attraverso la conoscenza dei Piani di Protezione Civile di cui ogni comune è, e deve essere, dotato. Tutti noi siamo la protezione civile, 60 milioni di volontari che devono agire nel loro singolo ruolo per il bene della collettività. Il cardine di questa architettura virtuosa è non attendere che altri facciano per noi, ma attivarci ed agire per noi e per gli altri”.

                                                                                                                                                lorenzo p.
                                                                                                                                                                 lorenzo.petrilli@libero.it

11/07/14

PROVINCIA DI PESCARA: 46 COMUNI SU 46 NON PUBBLICANO IL MANUALE DI GESTIONE DEL PROTOCOLLO INFORMATICO

(pubblicato su pescaranews.net)

Il Protocollo Informatico è un pezzo fondamentale che lega cittadino e pubblica Amministrazione. Ma vi siete mai chiesti come viene gestito dal vostro comune? Secondo quali logiche vengono protocollati i documenti che legano noi alla PA? Abbiamo investigato e quello che esce fuori è una mancanza che lascia perplessi.
Ci siamo avventurati all’interno dei siti internet di tutti i comuni della Prov di Pescara.
Ma prima occorre ricordare due parti fondamentali di questo nostro viaggio. Una parte è rappresentata dal decreto del Presidente della Repubblica n 445/2000, il quale dispone che tutte le P.A. provvedano “ad introdurre…un sistema di protocollo informatico” in sostituzione dei registri cartacei; e la seconda parte è il DPCM del 31 ottobre 2000. Questi due pezzi sono quelli in virtù dei quali le PA (dal piccolo al grande comune) dovrebbero adottare il “manuale di gestione del protocollo informatico”; strumento che regolamenta la protocollazione del vostro documento.
Dovrebbero, appunto. Perché a quanto pare c’è un buco da questo punto di vista in tutti i comuni.
Cosa abbiamo fatto? Inizialmente abbiamo elaborato l’elenco di tutti i comuni sbirciando nei siti internet istituzionali alla ricerca di un manuale di gestione del protocollo e poi, per essere sicuri, abbiamo inviato una email a tutte le realtà comunali della Prov. di Pescara, chiedendo della presenza o meno di questo. Questa è la richiesta inviata a tutti i comuni:
Ogg: RICHIESTA INFORMAZIONI PROTOCOLLO
Inviata il 7/7/2014
Salve, sono Lorenzo Petrilli e sto realizzando un reportage per il quotidiano online pescaranews.net sulla digitalizzazione dei comuni nel pescarese. Potrei avere un’informazione specifica? Il vostro comune ha già adottato il Manuale di Gestione del protocollo informatico? Per facilitare il lavoro di entrambi fisso la data del 10 Luglio 2014 come termine per la risposta a questa mia domanda.
Sicuro di una risposta precisa e puntuale vi auguro buona giornata.
Grazie a presto,
Lorenzo Petrilli
46 comuni in tutto, per un totale di poco più di 315.000 abitanti.
Nel primo passaggio di questa nostra indagine abbiamo potuto notare che su quarantasei comuni, pensate, ben quarantasei non hanno pubblicato sul proprio sito istituzionale il loro manuale oppure questo è introvabile. Ad onor di cronaca un Comune lo fa, ma per trovarlo si deve passare per vie traverse e non dal Sito Istituzionale.
Allora cercando nei siti istituzionali di altre realtà, anche regionali, tante di queste hanno predisposto con cura e pubblicato online (che ad oggi dovrebbe essere cosa normale) il loro Manuale di gestione del Protocollo Informatico. Questo poteva voler dire due cose: o l’istituzione di questo non è obbligatoria, oppure in realtà nella Prov. di Pescara vigono leggi speciali.
E’ evidente che il secondo punto è quello meno probabile, così ho avviato la fase due inviando la richiesta di cui sopra.
Immaginerete che la data del 10 Luglio come termine per rispondere al quesito non è stata rispettata dalla quasi totalità dei Comuni, ed è così. Anzi in molti comuni i responsabili non l’hanno nemmeno vista. Tuttavia, ho cercato con attenzione nei siti di tutti quelli che non hanno risposto, facendo anche qualche telefonata ai comuni con più di 7.000 abitanti ed è emerso un quadro che come ho anticipato all’inizio, manca di alcune sue parti.
Vero è, che a detta delle 46 realtà, quasi tutti hanno adottato il Manuale di Gestione del protocollo Informatico (in realtà se dovessi tirar fuori una percentuale direi che un 70% lo ha redatto). Però è evidente che molto non va. Ad esempio, molte realtà comunali lo hanno creato, ma relegandolo a strumento conoscibile solo dall’Amministrazione e che nella maggior parte dei casi non viene nemmeno letto da chi agisce sul Protocollo Informatico. Vi chiederete perché? Per il semplice motivo che ormai da tempo gli Uffici Protocollo sono considerati luoghi dove “mettere a lavorare” persone che hanno votato l’Amministrazione di turno, ed alle quali non viene data una minima spiegazione su cos’è il Protocollo Informatico e quali leggi lo regolamentano. Come si dice, mettiamoci chiunque. Ma anche per motivi molto più seri, come ad esempio aiutare l’occupazione attraverso i cosiddetti L.S.U. (Lavori Socialmente Utili); ma questo non vuol dire che le singole amministrazioni non possano pensare dei meccanismi per cui, chiunque lavori per il proprio Comune, ottenga delle competenze specifiche anche attraverso dei piccoli corsi interni organizzati dallo stesso Comune.
E invece, questo ormai famoso Manuale (per il quale sembriamo drogati ma vi tranquillizzo, non è così), dovrebbe essere pubblico e facilmente ricercabile da chiunque voglia visionarlo. Proprio per rendersi conto di come viene gestita la documentazione che lega il cittadino alla P.A. . Come infatti prevede l’Art. 5 comma 3 del   - DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 3 dicembre 2013 dal titolo “Regole tecniche per il protocollo informatico ai sensi degli articoli 40 -bis , 41, 47, 57 -bis e 71, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005”-  “Il manuale di gestione è reso pubblico dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 2, comma 2, del Codice mediante la pubblicazione sul proprio sito istituzionale”.
Quindi ad oggi nella Provincia di Pescara su 46 Comuni, ben 46 non hanno pubblicato il proprio Manuale di Gestione del Protocollo Informatico o questo è totalmente introvabile. Il che sarebbe ancor più grave alla luce di quanto scrivo in seguito.
Questo vuol dire che: nel 2000 è stato previsto il sistema che eliminava tutto il protocollo cartaceo e da allora sono stati fatti alcuni passi in avanti, ma come si può leggere da questa nostra investigazione si fa fatica a prendere la strada da cui non si può più tornare indietro; ovvero quella dell’Open Data, quella dei dati della P.A. non più suoi per concezione ma dei cittadini; dati accessibili a tutti, da tutti utilizzabili e riutilizzabili. E quando non si pubblica un Manuale di Gestione (che più che del Protocollo definirei: del rapporto tra cittadino e Comune), vuol dire che c’è ancora tanta strada da fare. E dal 2000 ad oggi sono passati 14 anni. Stesso ragionamento per le sezioni “Amministrazione Trasparente”, che in più del 90% dei siti istituzionali dei Comuni della Prov. Di Pescara sono vuote o contengono uno o due allegati; guardando viene spontaneo dire: amministrazione trasparente di che?
Bisogna però fare purtroppo, una distinzione, tra piccoli e grandi comuni. Molte realtà sono molto piccole, talmente piccole, che non hanno nemmeno le risorse per permettersi la creazione di un Manuale di Gestione del Protocollo adeguato o di una sezione “Amministrazione Trasparente” che sia ben fatta. Allora si potrebbe cominciare a collaborare davvero anche tra piccoli e piccolissimi comuni per, ad esempio, ovviare a queste difficoltà tecnico-organizzative. Oppure si potrebbe fare un altro discorso; serve davvero essere un piccolo o piccolissimo comune se non si è nemmeno capaci di offrire una trasparenza adeguata sul proprio sito istituzionale? Ma questo è un pensiero che non dovete prendere troppo sul serio. Per il resto prendete sul serio i 46 Comuni della Provincia di Pescara che, come avete visto, dovranno pubblicare sul proprio sito istituzionale i Manuali di Gestione del Protocollo Informatico o, per meglio dire, del rapporto tra cittadini e Comune.

In questo articolo abbiamo volutamente non fatto nomi delle realtà comunali perché pensiamo sia più importante il concetto di fondo: vi sono, in questa investigazione, spunti che dimostrano linee di tendenza di un processo, ormai irreversibile, di profonda trasformazione dell'ente, ad evidente vantaggio dei cittadini.

http://www.agid.gov.it/sites/default/files/leggi_decreti_direttive/dpcm_3-12-2013_protocollo.pdf (DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 3 dicembre 2013)

(Pubblicate in G.U. le Regole tecniche: arriva il nuovo "sistema di conservazione" dei documenti informatici)

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                lorenzo p.
                                                                                                                                                             lorenzo.petrilli@libero.it