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23/02/15

Il franchising dell'ISIS e l'Unione dell'Europa

Flappy Bird versione jihadista

La più grande forza attrattiva dell’ISIS non sta nelle barbarie atroci contro donne, bambini e uomini. La sua forza sta nell’essere un prodotto che si offre molto bene al mondo del franchising.

Infatti, non occorre essere di madrelingua araba e nato in quella particolare fazione estremista per poter appoggiare la causa secondo cui gli infedeli devono essere ammazzati in qualsiasi modo, in qualsiasi momento.

A sostegno di questa idea intervengono gli ultimi eventi; quello di Copenaghen il cui responsabile è un ragazzo danese e quello più tristemente noto di Parigi, il cui responsabile è un ragazzo francese.

Non ragazzi nati e cresciuti da terroristi, ma nati e cresciuti in Europa.

Stiamo parlando di ragazzi e ragazze dai 15 anni in su, che fino a qualche settimana prima giocavano, ridevano, scherzavano come normalissimi ragazzi e ragazze. Poi, però, tutto cambia. In un attimo quegli stessi ragazzi sono pronti ad ammazzare i loro genitori. Ritenuti infedeli, perché non approvano la scelta dei loro figli di appoggiare la falsa idea di Allah che ha l’ISIS.

La forza dell’ISIS sta proprio in questo; chiunque può farne parte. In qualsiasi parte del mondo.

Le  nuove tecnologie la fanno da padrona e sarebbe utile, forse, che ai ragazzi si parlasse dell’ISIS, prima ancora che questo parli ai ragazzi. Come descrive bene Christianne Boudreau su La Stampa in un articolo intitolato "Parla a tuo figlio dell'Isis prima che lo faccia l'Isis".
Un sistema subdolo che si infila nelle debolezze di una gioventù più o meno frustrata, schiavizzandola in nome di una falsa interpretazione della religione.
Occhio quindi alle nuove tecnologie. Arma fondamentale di queste fazioni estremiste in franchising.
Un esempio? Ricordate "Flappy Bird"? una delle app più divertenti per smartphone in cui si deve far volare un uccellino? Bene, i jihadisti hanno creato una versione di questo gioco, molto amato dai ragazzi, che ambientata in Siria ed Iraq promuove la guerra santa contro gli infedeli.

Secondo questo modello in franchising, ciascuno di noi è un potenziale jihadista. Ma a falsi valori che prevedono sangue e morte in nome di una falsa interpretazione della parola di Allah (utilizzato da gruppi estremisti affamati di potere), possiamo contrapporre l’arma più potente che esista; i simboli che potenzialmente non permetteranno al franchising della jihad di stabilirsi in Europa.


Tra questi uno è il più potente, ed è anche il motto dell’Unione: “Uniti nella diversità”. Questa é l’arma che l’Europa deve utilizzare. Alla propaganda dell’odio si contrappone la propaganda dell’Unità. 

Il che non vuol dire “peace and love”: sarebbe da ingenui pensare di poter porgere l'altra guancia. Ma molto più semplicemente sta a significare che l’Europa non grida ancora abbastanza forte i propri valori. Adesso, questo momento é arrivato.

                                                                                                                                              lorenzo p.
                                                                                                                       lorenzo.petrilli@libero.it

15/01/13

PARADOSSI AQUILANI E QUELL’ITALIANITA’ CHE NON RASSICURA


A L’Aquila si verificano strani fenomeni tutti italiani. Uno di questi riguarda direttamente la questione tasse. In particolare la richiesta europea di chiarimenti riguardo i risarcimenti alle imprese che, secondo L’Europa, non sarebbero stati aiuti in regime di de minimis, bensì aiuti di Stato in quanti dati a tutti indistintamente dal danno subito. Il 19 Dicembre fu bocciato l’emendamento cosiddetto “killer”, la richiesta del Governo di far pagare a tutte le imprese aquilane il 100% delle tasse non versate a seguito del sisma, fu bocciata.
Quello che resta sono le giustificazioni che le singole imprese e quindi lo Stato italiano dovranno dare alla richiesta europea per chiarire il nesso di causalità tra sisma e danno subito.
E’ a questo punto che nasce uno dei tanti paradossi aquilani ed italiani. Molte imprese con la 3789/2009 ed un bando regionale, a seguito di loro richiesta, ebbero degli indennizzi dopo il terremoto.
Ora, nelle autocertificazioni che le aziende devono elaborare per dare delle motivazioni di causalità sisma-danno, le stesse che hanno usufruito di quel denaro si troverebbero a dichiarare che hanno già avuto dei risarcimenti o indennizzi, come ad esempio è stato dato il 75% del danno ai beni mobili registrati e strumentali. Quindi, la situazione sarà che, chi pretende di avere ragione nel nesso di causalità in realtà avrebbe torto perché è già stato risarcito o indennizzato. In particolare, chi ha partecipato al bando europeo della Regione ed alla 3789/2009 avrebbe potuto sommare la totalità dell’indennizzo; in questo modo potrebbe venir autocertificato quello che potremmo chiamare un “falso”, in quanto lo stesso indennizzo è già stato effettuato. Si potrebbero quindi verificare casi di falsi non aventi diritto come già accaduto, clicca qui.
Questo è solo uno dei paradossi aquilani che rispecchiano sempre più un’italianità nel fare le cose per cui, molte volte, L’Europa ci bacchetta a ragione.
Lo stesso Lorenzo Santilli presidente della Camera di Commercio L’Aquila, nella riunione a porte chiuse del 17 Dicembre, il primo incontro in cui si abbozzava la necessità di una conferenza Stato-Regioni per risolvere parte dei problemi con L’Europa, affermò che la stessa non capisce l’Italia in quanto questa, ed in particolare le personalità che devono gestirla, agisce sempre con italianità e non con normalità. Ma forse non dappertutto si agisce come a L'Aquila, infatti a Settembre 2012 a Bruxelles, il commissario alla politica regionale Johannes Hahn afferma che "l'aiuto riflette l'entità del danno subito"; questo nell'annunciare lo stanziamento da parte dell'Europa di un'ingente somma di denaro a favore del terremoto emiliano.

                                                                                                                                                 lorenzo p.
                                                                                                                                                 lorenzo.petrilli@libero.it

12/01/12

Un'intervista sull'onda della globalizzazione...studente cinese raccontaci


Sulla cresta dell'onda é tornata!!
Come viene vista l'istruzione italiana da uno studente cinese e quali sono le differenze tra la nostra istruzione e la loro. Come viene vista la crisi economica da uno studente il cui paese non ne risente e pian piano compra pezzi di mercato del mondo? Abbiamo intervistato Stella, studentessa di Benijing, capitale della Repubblica Popolare Cinese. Un'altra piccola finestra   sul mondo aperta dal blog il Polipo.


Descrivici te stessa. Chi sei, dove vivi, cosa vorresti fare in futuro.
Salve, sono Stella e ho 19 anni, sono nata e vivo a Beijing in Cina. Sono uscita dalla scuola superiore lo scorso anno e questo settembre sarò in Italia per cominciare l’Università per studenti stranieri a Perugia. Ora vivo a Beijing e studierò come guida turistica oppure come insegnante.

Come viene vista la situazione dell’istruzione in Cina dal punto di vista di uno studente cinese?
In tutto il mondo ogni paese sta mettendo più attenzione nell’istruzione, inclusa la Cina. Tutti noi conosciamo l’importanza dell’istruzione e il governo cinese sta facendo ogni sforzo per costruire il miglior ambiente per tutti gli studenti. Ma, come tutti sappiamo, come un paese con complicate situazioni ed un grande numero di persone, anche la Cina ha qualche debolezza. Ad esempio la differenza tra gli studenti di città e quelli di paese oppure la mancanza di originalità. Noi stiamo facendo del nostro meglio per migliorare queste cose. Io credo che le cose miglioreranno.

Secondo i tuoi insegnanti, uno studente cinese ha un buon livello di istruzione tale da poter competere con studenti di altre nazionalità?
Attualmente è difficile rispondere a questa domanda. Per prima cosa, non ho conosciuto l’abilità degli insegnati di altri paesi. Ma, quando avevo 16 anni, sono andata negli Stati uniti per seguire una settimana di lezioni, gli insegnanti mi sono piaciuti molto, sono molto di più che insegnanti che ti insegnano cose particolari. Comunque, io penso che lo stile Usa può rappresentare lo stile occidentale. Qui in Cina i nostri insegnanti sono bravi e pieni di conoscenze e, allo stesso tempo, sono molto responsabili nei confronti degli studenti. Lavorano duro affinché i loro studenti possano andare nelle migliori scuole perché in Cina, la competizione nell’istruzione esiste sempre. Secondo me, gli studenti cinesi fanno un miglior lavoro in base alla loro pazienza ed al duro lavoro messi su alcune basi, come matematica: specialmente alcuni studenti di talento mischiano il loro talento ed il duro lavoro, come in una reazione chimica, essi troveranno un lavoro brillante. Ma, dall’altra parte, confrontati con altri paesi, come ad esempio l’Italia, noi non siamo bravi nell’arte ed in tutto ciò che richiede capacità creative. Nonostante tutto è difficile dire quale sia l’istruzione migliore.
Ritieni che la Cina investa abbastanza nell’istruzione? Puoi fornirci qualche dato?
Come ho già detto la Cina sta facendo del suo meglio per investire nell’istruzione anche se penso che per l’istruzione non possiamo mai dire “abbastanza”. Nel 2012 il nostro governo sta pianificando di investire il 4% del Pil per sviluppare l’istruzione.
Come viene vista l’istruzione italiana da un ragazzo cinese?
A dire la verità, gli studenti cinesi non conoscono molto l’istruzione italiana. Ad oggi, gli studenti cinesi scelgono di andare fuori a studiare. Molti di questi scelgono gli Stati Uniti, l’Inghilterra. A scuola molti di loro imparano l’inglese come seconda lingua, così è molto facile per loro abituarsi in questi paesi. Comunque sappiamo che l’istruzione in Italia ha delle proprie caratteristiche positive come nell’arte e nella storia.
In Italia ci sono molte classi, soprattutto in scuole elementari e medie e principalmente nel sud Italia, che hanno un numero di studenti superiore rispetto al numero di studenti che potrebbero contenere, anche 40 o più studenti. Queste sono chiamate “classi pollaio”. Ci sono queste situazioni in Cina? O hai mai sentito parlarne? Cosa ne pensi di questa situazione che viviamo in Italia?
Abbiamo questo tipo di situazione in Cina. In città ci sono circa 30-40 studenti in una classe e, in alcuni paesi di campagna ce ne sono molti di più, forse si potrebbe arrivare a 50-60. Noi sappiamo che sarebbe meglio avere classi più snelle ma è difficile che si avveri in Cina ora. A causa dell’enorme popolazione. Ma va meglio con molti studenti in una classe, per molti motivi: per prima cosa puoi fare molte amicizie e poi si può discutere di materie di studio con più compagni di classe.
Cosa pensa uno studente cinese della crisi economica che ha colpito anche l’Europa, quindi l’Italia?
E’ ancora una domanda molto impegnativa. Io non studio economia quindi ti dirò cosa ne penso io. Io credo che la crisi economica prima o poi doveva esserci in Europa. Per prima cosa perché nello stile di vita e nella mentalità degli europei c è la voglia di divertirsi e spendere i risparmi. A loro piace ripagare un prestito e fare troppo affidamento sulle banche. Seconda cosa, sarebbe dovuto accadere perché l’Euro si trova in una posizione scomoda; tutti noi sappiamo che il dollaro è stato il più forte negli ultimi anni, ma l’euro in questi anni è cresciuto troppo velocemente. Gli Usa vorrebbero sopprimere l’euro abbassando il suo livello di affidabilità per garantire la classifica del dollaro, questo colpirebbe l’intera Europa. Terza causa, le complicate relazioni tra i paesi europei, è duro da dire, ma l’intera europa, l’Unione Europea, dovrebbe assumersi la responsabilità.  Ultimo punto, la crisi economica è come un cerchio, come il mondo si sviluppa ad alta velocità, ci saranno molti problemi, così i costumi delle persone sono destinati a cambiare. Le crisi spesso nascono prima che le persone se ne accorgano. La globalizzazione modificherà il mondo per affrontare le crisi Io penso che tutti i paesi e tutte le organizzazioni dovrebbero avere responsabilità per gli altri. Così potremo costruire migliori condizioni per l’intero mondo.

Ringrazio Stella per questa intervista che ci ha aperto una piccola finestra su quello che una parte del mondo pensa di noi italiani e di molte altre situazioni.

                                                                                                                                                                                         lorenzo p.

11/08/11

Quando i mercati ballano…i politici vanno in vacanza

 Ecco i nostri politici come intendono risolvere la crisi


È stata una settimana difficile per la Borsa italiana, lunedì Milano ha chiuso con –3,87 punti percentuali.

Durante la settimana si è assistito al peggioramento della crisi toccando anche i –5 punti in percentuale.
Sono stati bruciati i guadagni di due anni, pari a cento diciassette mila miliardi del vecchio conio in sette giorni.
Ma da cosa è dovuta tutta questa crisi?
La risposta è molto semplice.La causa della crisi è dovuta agli speculatori bancari che svalutano costantemente il prezzo delle cosiddette obbligazioni (BOTe CCT in Italia), rendendone impossibile la vendita, e l’acquisto.Queste obbligazioni sono state sottoscritte da parte d’individui, imprese o banche con le quali lo stato ha contratto il debito, e queste hanno l’unico scopo di coprire il deficit pubblico.
Sul piano europeo il debito italiano è il quarto a livello mondiale (dopo Usa, Giappone e Germania) e questo gioco sulle obbligazioni non fa altro che alimentare i problemi con le banche, se in ogni caso teniamo presente che la Borsa è lo specchio di quello che succede sul mercato.
Tutto questo in gergo è definito “spread”e sta ad indicare il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base quale proprio ricavo.Il meccanismo è molto semplice, il commerciante (la banca) compra il prodotto (il denaro) ad un prezzo (tasso di scambio interbancario) e lo rivende alla sua clientela ricaricato di un margine di guadagno (spread).Negli scambi tra banche il denaro ha una sua quotazione, che in Europa è definita Euribor.Quello è il tasso, rilevato giornalmente, cui la banca può comprare valuta, o anche vendere se ne dispone in eccesso.La sistemazione del denaro mediante un finanziamento al cliente dovrà avvenire ad un tasso più alto. E questo permetterà alla banca di guadagnarci qualcosa e di compensare le spese di gestione: questo incremento è chiamato appunto spread.
Tutto questo si percepisce soprattutto sui mutui a tasso variabile, che sono i più esposti a questa crisi finanziaria.
Ma la   risposta del governo lascia alquanto perplessi perché sembra non sia capace di prendere decisioni concrete e immediate.
L’unica decisione che sono riusciti a prendere è quella di rientrare in parlamento il 5 settembre dopo la pausa estiva, perché il tre ci sarà il pellegrinaggio di tutti i politicanti in Terra Santa.
Che cosa succederà in queste tre settimane è impossibile saperlo.
La Bce (banca centrale europea) acquisterà i nostri titoli?ad Ottobre ci attenderà una manovra di lacrime e sangue per sanare l’insanabile se il valore del denaro scenderà di nuovo?
Non è dato saperlo per il momento Trichet (presidente della banca centrale europea) invita l’Italia a fare delle riforme volte a risanare il fisco e afferma <>.L’unica cosa che si può sperare è di riuscire ad evitare una nuova Argentina.

          


                                                                                                              Arianna Ioannucci