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09/04/18

Restituzione tasse L'Aquila: perché l'azienda TUA é tra i beneficiari dell'esonero?

Per la restituzione delle tasse non versate a seguito del sisma del 6 Aprile 2009 ci sarà una mobilitazione di tutte le personalità all'Aquila. Una questione che nasce dopo il sisma, quando il Governo di concerto con la politica locale decise di applicare l'esenzione da ogni tributo  e una riduzione di altri oneri soprattutto a favore delle imprese.
Questo fù deciso attraverso Decreto Legge 28 Aprile 2009 n.39 come convertito in Legge 24 Giugno 2009 n.77. Ad accavallarsi a questa misura sopravvenne anche l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3789/2009 con la quale le imprese potevano ottenere, oltre ad altri aiuti, un'agevolazione al 75% per il recupero di beni mobili di proprietà da giustificare a favore di nesso di causalità danno-sisma attraverso perizia giurata.

IMPRESE

Le caratteristiche che le imprese dovevano possedere per avere questi aiuti furono esplicitate nel Decreto del Commissario delegato n. 3 del 16 Aprile 2009.
Pochi giorni fa, con Delibera di Giunta Regionale 169 del 21 Marzo 2018 la Regione Abruzzo annuncia di ricorrere per vie giudiziarie affinché due Aziende da essa partecipate, Abruzzo Engineering e TUA non restituiscano le tasse non versate a seguito del sisma.
Ora, il decreto del Commissario delegato n.3 del 16 Aprile 2009, fa un elenco dei Comuni in cui le imprese devono avere sede per accedere ai benefici.
Allora perché la TUA, per la quale la Regione sta ricorrendo contro la decisione della Commissione Europea é stata esonerata così come i comuni del cratere "post-sisma"? Infatti, la sua sede legale si trova nel comune di Chieti quelle operative nei Comuni di Lanciano e Pescara, non presenti nell'elenco dei comuni beneficiari.


                                                                                                                                                               lorenzo p.
                                                                                                                                      lorenzo.petrilli@libero.it



04/01/16

Il blog "Il Polipo" denunciato per diffamazione

Ad oggi, per questi tre articoli: SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO: ALL’AQUILA POSSIAMO CREARE UN MODELLO ESPORTABILEGIOVANI, GIORNALISMO E VOLONTARIATO : “LAVORAVO IN NERO...,IL SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO, “IO ENNESIMO SCHIAVETTO DELLE TESTATINE AQUILANE” il blog "Il Polipo" a nome di Petrilli Lorenzo é stato citato per diffamazione. Infatti, qualche mese fa é arrivata un'accusa di diffamazione secondo l'articolo 595 c. 3 del Codice Penale.
Il 15 Marzo 2016 ci si dovrà presentare presso la nuove sede del Tribunale dell'Aquila per rispondere del reato.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              lorenzo p.
                                                                                                                         lorenzo.petrilli@libero.it

08/09/14

L'AQUILA: I SOLDI RUBATI PER IL PROGETTO C.A.S.E. E L'INGHIPPO DEGLI AIUTI DI STATO

La questione aiuti di Stato sta prendendo tempo a molti altri problemi dell’Aquila. Tanto urgenti quanto complicati.
Ma come è possibile che dal 1990, solo nel 2011 la Commissione Europea ha deciso di avviare un’indagine sulle modalità di aiuto alle imprese colpite da calamità naturali?
All'Aquila tutto ha inizio nel 2009 subito dopo il Sisma, quando le autorità italiane notificarono alla Commissione una misura di Aiuto destinata a risarcire le imprese dai danni provocati dal Terremoto.
Nella risposta, la Commissione approvò la richiesta italiana dettando i criteri da seguire, secondo l’Art. 108 che regola l’utilizzo degli aiuti di Stato.
Intanto il tempo passa, i problemi aquilani aumentano e le imprese che si trovano nelle aree terremotate ricevono la sospensione ed il differimento del versamento di tributi e contributi.
Fino a quando, nel Febbraio 2011, la Commissione riceve una richiesta di informazioni da parte di un giudice del lavoro del tribunale di Cuneo. Egli chiedeva delucidazioni in merito ad una serie di leggi emanate negli anni 2002 – 2003 e 2007 che introducevano di fatto Aiuti di Stato a seguito del terremoto del 1990 in Sicilia orientale e delle alluvioni del Novembre 2004 in Italia settentrionale. In particolare egli chiedeva se le misure adottate A) sono state notificate dall’Italia ai sensi dell’Art. 108, paragrafo 3, del TFUE B) sono state valutate dalla commissione C) sono state oggetto di decisione D) oggetto di indagine formale oppure, in assenza di decisione E) quando questa verrà adottata.
E’ con lettera del 19 Giugno 2012 che la Commissione chiese informazioni supplementari in merito alle misure connesse alle calamità naturali verificatesi in Sicilia orientale ed in Italia settentrionale oltre che in Umbria e Marche nel 1997, Molise e Puglia 2002, Abruzzo 2009 ed altre zone.
Dal momento che i regimi di aiuto non furono notificati ai sensi dell’Art. 108, paragrafo 3, del TFUE e sono entrati in vigore senza che la Commissione li autorizzasse mediante decisione, le misure sono state registrate dalla stessa nel protocollo Aiuti di Stato.
Pertanto tutte le misure adottate dall’Italia dal 2002 (A PAGINE 38 LA DURATA DELLE MISURE: PER IL TERREMORO DEL 1990 LE ESENZIONE PARTONO DAL 2003) e che prevedono la riduzione del 90%, del 50% e del 60% degli importi delle imposte nonché dei contributi previdenziali ed assicurativi a favore delle imprese, costituiscono Aiuto di Stato ai sensi dell’Art. 107, paragrafo 1, del TFUE.
E’ evidente, come le autorità italiane non siano riuscite a stabilire quanto richiesto dalla Commissione in nome delle normative sugli Aiuti di Stato, nella lettera del 16 Ottobre 2009 (di cui ho scritto all’inizio di questo articolo). Essa, chiedeva di stabilire con precisione quali fossero gli importi dei danni causati dalla calamità naturale.
Ad esempio le autorità italiane, in una lettera di risposta del 5 Ottobre 2011, incluse una nota relativa alla misure prese in favore di Sicilia ed Italia settentrionale in cui riconoscono che dette misure non sono state notificate alla Commissione.
Si potrebbe continuare per ore descrivendo ciò che accade, ma adesso per l’Aquila occorre fare una breve riflessione.
Come è possibile che la Commissione Europea ha deciso di aprire un’indagine solo dopo la richiesta di informazioni di un giudice del lavoro del tribunale di Cuneo e suo diversi solleciti?
Il dubbio che in questa vicenda aquilana, che è la più recente, quasi tutti abbiano provato a far finta di nulla può venire. Non tanto perché la situazione è oggettivamente strana; quanto perché all’Aquila c’è un precedente importante. Quello del 2013, quando nel documento di lavoro sulla relazione speciale n. 24/2012 intitolato “La risposta del Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea al terremoto del 2009in Abruzzo: pertinenza e costo delle operazioni”, il relatore Soren Bo Sondergaard di fatto denunciò la stessa Commissione Europea sulla questione del Fondo di Solidarietà dell’UE (FSUE) che stanziò a Novembre 2009 493,7 milionidi euro per l’immediata emergenza. Il 70% di questa cifra (350 milioni) venne utilizzato per la costruzione del 42% del progetto C.A.S.E. che, secondo regola del FSUE avrebbero dovuto essere sistemazioni provvisorie, invece diventarono permanenti. In quel caso, secondo il relatore, la Commissione cercò di insabbiare la “magagna”.
E perché le autorità italiane si ostinano a non dare alla Commissione la documentazione richiesta?
Leggendo i documenti sembra esca fuori un quadro tutto italiano, l’arte italiana è il massimo si sa, ma in questo caso è un quadro molto furbo, che tenta di “fregare” quanti più soldi possibili all’Europa. E allora l’Italia ed in questo caso l’Aquila prova a non rispondere sgraffingnando soldi che non spettano per questo determinato aiuto, cioè ovviare ai danni causati alle imprese dal Sisma.
La Commissione chiede poche cose: l’elenco delle aziende che hanno subito danni, l’ammontare dei danni (strutturali ed economici) certificati da un professionista e l’elenco di eventuali altri aiuti percepiti dalle imprese per evitare sovra compensazione. Eppure sembra impossibile fare questo.
Forse bisogna fare una distinzione: tra l’ovviare ai danni causati dal Sisma e l’ovviare alla situazione economica e sociale, seppur disastrosa, ma solo complicata dal terremoto.
Questa misura, così come richiesto anche dall’Italia nella prima lettera del 2009, dovrebbe solo servire a riparare i danni subiti dalle imprese a causa dell’evento calamitoso, invece la politica vuole trasformarla in una misura che cerchi di risanare tutto.
Forse quando la politica locale penserà meno alle C.A.S.E. e più alle imprese allora sarà un’altra storia. E sono sicuro che tante categorie presenti all’incontro indetto dal vice presidente della Giunta regionale d'Abruzzo Giovanni Lolli sulla questione Aiuti di Stato la pensano come me.
Fare le cose per bene non è solo il motto di qualche puro di cuore. Fare le cose per bene vuol dire fare le cose come devono essere fatte, perché altrimenti qualcuno più debole come in questo caso le imprese ci potrebbe rimettere. Ma anche perché permette di risparmiare tempo da poter utilizzare per altre questioni tanto importanti quanto questa, ad esempio la questione Università dell’Aquila.
Nel frattempo abbiamo inviato una richiesta ai responsabili della Commissione Europea che hanno seguito la vicenda Aiuti di Stato per avere chiarimenti sulla vicenda.

                                                                                                                   lorenzo p.
                                                                                                                         lorenzo.petrilli@libero.it

26/06/14

LE PROTESTE TVUNO VITTIME DELLE DICHIARAZIONI POLITICHE AD OROLOGERIA

Qualche volta mi accaldo quando partono dichiarazione che piace definire ad orologeria. E soprattutto quando queste nascono su questioni che notoriamente fanno più presa su un potenziale elettorato. Ma in vista non ci sono più elezioni e quindi mi viene da pensare ad una voglia matta di fare gli sciocchi.
E’ quello che è accaduto, questa volta, sulla questione –sciopero dipendenti TvUno- emittente televisiva aquilana che ha al suo interno dipendenti che da 18 mesi non percepiscono stipendi.
Alla notizia dello sciopero, politici e gruppi politici ed addirittura associazioni culturali si sono scatenati in dichiarazioni di solidarietà, vicinanza ed addirittura disponibilità a “tavoli di concertazione”. Come se questi grandi politici, togliamo per un attimo il “come” iniziale, prima di questa vicenda non avessero mai pensato di risolvere questo problema; più facile che non avessero idea che addirittura potesse essere risolto.
Vengono alla mente episodi precedenti nel tempo, che avrebbero potuto far sobbalzare questi grandi geni del tempismo ad orologeria; ovvero quando la questione può potenzialmente portare consensi perché si tratta di “fatto grosso”. Ed invece nessuno sobbalzò.
Ma quali episodi? Ad esempio quello che in precedenti articoli descrissi come “Sistema collaudato dello sfruttamento dei ragazzi che vogliono imparare il mestiere del giornalista”. In quella vicenda e nella mia personale, di cui descrissi la situazione in cui mi trovai ed i soggetti che attuarono su di me quello che definisco un Sistema generale, alcuni ragazzi denunciarono in flotta la loro situazione che più che precaria definirei degradante in una Tv aquilana. Eppure non un commento politico che avesse intenzione di risolvere, più che quella questione, la situazione generale di un Sistema malato. Tanto è vero che l’unico quotidiano on line che si occupò di queste vicende ospitò un articolo dal titolo - Giornalismo precario, la città tace: “Quando l’aguzzino è vestito da benefattore”- . Addirittura, in questo caso, si sono mosse anche le istituzioni culturali della città dell’Aquila. Evidentemente un paio di servizi ben assestati fanno si che tutti siano riconoscenti e se sei piccolo o parli di altro chi se ne frega. 
Che sia chiaro, pieno appoggio ai lavoratori di TvUno, ma è bene ricordare chi ha deciso di (sono un po ironico), risolvere, solo la loro situazione: Enza Blundo (Senatrice Movimento 5 Stelle), gruppo civico Appello per L'Aquila, enti culturali dell'Aquila (Istituzione Sinfonica Abruzzese - Società Aquilana dei Concerti "B. Barattelli"- Associazione I Solisti Aquilani - L'Uovo, Teatro Stabile d'Innovazione - Associazione Culturale Arti e Spettacolo - Teatrozeta - Teatro Stabile d'Abruzzo – Atam), Guido Quintino Liris (capogruppo di Forza Italia al Comune dell'Aquila), Giorgio De Matteis (consigliere comunale L'Aquila Città Aperta).
Però non posso lasciare il discorso a metà quindi penso sia utile lasciarvi anche la proposta che avanzai qualche mese fa per tentare di risolvere una questione che non è solo locale ma nazionale, vi rimando quindi al mio precedente articolo "Sistema collaudato dello Sfruttamento Giornalistico: all'Aquila possiamo creare un modello esportabile".

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    lorenzo p.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      lorenzo.petrilli@libero.it

30/04/14

L'AQUILA: NELLA CAVITA’ CHE NON TI ASPETTI POTRESTI SPROFONDARCI

“…nella mappa sono segnalate alcune delle cavità riscontrate e censite nel Comune dell’Aquila. Ciò non esclude la presenza di altre cavità non ancora segnalate ed accertate ma sicuramente esistenti…” (Report 2010 Microzonazione Sismica per la ricostruzione dell'area aquilana - Regione Abruzzo – Protezione Civile)

Pezzi dell’Aquila anche ricostruita potenzialmente rischiano di sprofondare.
E’ una questione questa con cui devono aver a che fare anche realtà oltre nazione.
Sono famose le voragini che in america hanno inghiottito interi quartieri.
Ma all’Aquila, scene di automobili che penzolano nel vuoto non possono più verificarsi. O meglio, tutti devono poter sapere quali sono i punti più vulnerabili che potrebbero avere cedimenti.
Già nel 2011 il periodico “L’Editoriale” riprese l’argomento, spiegando come la necessità di un censimento delle cavità sotterranee debba essere anteposta ad una qualsiasi ricostruzione, e lo fece riprendendo le parole del responsabile della Struttura per la Gestione dell’Emergenza (SGE) – Altero Leone - .
Ma questo non è abbastanza. Come affermano gli esperti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – i chirurghi che vagliano nella pratica la conformazione del terreno – . Il sottosuolo aquilano ed in particolare quello del centro storico, è ricco di cavità che nel tempo sono state modellate dall’uomo; per estrarre materiale per calcestruzzi, ad uso cantine, come vie di fuga, come condotte per l’acqua e così via. Queste, hanno quindi bisogno di molto più che di un semplice censimento. Sarebbe necessario, infatti, un piano di studio delle cavità che parta dalla raccolta di dati speleologici e della memoria storica delle persone che abbiano conoscenza di queste. Un secondo passaggio comprenderebbe il rilevamento geologico e topografico fino ad arrivare ad una modellazione 3D oppure all’utilizzo di una cartografia tematica che è composta da una carta delle cavità ed una carta di pericolosità da crollo che verrebbero incrociate con la presenza di edifici o manufatti per la creazione della carta del rischio.
Tutto ciò, rappresenterebbe una conoscenza dettagliata della rete cavearia che ridurrebbe e di molto i rischi per l’incolumità pubblica, per viabilità e mobilità, per gli edifici, per i sottoservizi, infrastrutture ed i rischi legati all’elemento ad oggi fondamentale per l’Aquila: la cantieristica.
Quanti operai, architetti, tecnici comunali, amministratori, sarebbero pronti ad assicurare che nuovi cantieri non stiano nascendo su cavità potenzialmente pericolose e non ufficialmente censite dal comune?
Il 19 febbraio 2014 su “Il Centro” apparve un’intervista all’ex consigliere comunale di Barisciano Walter Salvatore secondo cui, c’è chi omette di dichiarare le cavità per non incappare in prescrizioni che impongono adeguamenti sismici delle stesse. Denaro quindi.
Secondo Salvatore, molti comuni non vogliono pagare per la sicurezza dei propri cittadini.
Ma è davvero così per l’Aquila? Sono davvero troppo pochi i soldi che arrivano nel capoluogo abruzzese per poter pensare di rendere lo stato della città più chiaro se non più sicuro? Servono davvero più rotonde, più tunnel, più auditorium, più aeroporti, che chiarezza sulla situazione del proprio territorio? Sul sito del Comune dell’Aquila non c’è traccia della volontà di censire le cavità pur maggiormente pericolose in territorio sismico e terremotato. Cosa che invece non accade in altri comuni; cercando su qualsiasi motore di ricerca le parole “comune cavità censimento sisma” ci sono molti esempi positivi, uno fra tutti, da questo punto di vista, il Comune di Carinola.
In fondo sarà il territorio dove si dovrà ricostruire dopo il Sisma del 6 Aprile 2009 che, assieme a negligenze, imprudenze ed imperizie umane, fece 309 morti.
“...È evidente come si è visto nella carrellata di alcuni casi, tra le decine esaminati, che la tenuta e la
stabilità di tutte le cavità di origine antropica è stata duramente messa alla prova dall’evento sismico
del 6 aprile 2009 e dalle principali scosse succedutesi nei giorni successivi…Appare pertanto necessario che tale situazione sia tenuta in massima considerazione prima di pensare ad un benché minimo recupero dei centri storici già gravemente compromessi e distrutti dal terremoto. Infatti prima di scegliere qualsiasi metodo di adeguamento sismico e ristrutturazione dei singoli edifici o meglio degli aggregati che spesso essi vanno a comporre nell’ambito dei centri storici, occorrerà effettuare un censimento al tappeto di tutte le cavità…” (Report 2010 Microzonazione Sismica per la ricostruzione dell'area aquilana -  Regione Abruzzo – Protezione Civile)

                                                                                                                                                            lorenzo p.
                                                                                                                                  lorenzo.petrilli@libero.it

22/02/14

SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO: ALL’AQUILA POSSIAMO CREARE UN MODELLO ESPORTABILE

METTERCI LA FACCIA
Sono Lorenzo Petrilli. Ho vissuto due esperienze dirette nel campo di quello che da oggi chiameremo “Sistema collaudato dello Sfruttamento Giornalistico dei ragazzi”.

LE ESPERIENZE
La prima collaborando con il quotidiano on-line “L’ImprontaL’Aquila”. Qui troverete la vicenda più nel dettaglio ma per chi non avesse tempo per leggerlo, riassumo brevemente. Presi tramite email i primi contatti con Luisa Stifani, responsabile di questo Quotidiano e dopo aver fatto una buona impressione in un faccia a faccia, fui preso per un periodo di prova.
Prima di entrare nel pieno di quella che io pensavo fosse una grande esperienza, mi chiesero di firmare un modulo di adesione all’Associazione Culturale di cui L’Impronta fa parte. La mia esperienza durò per circa due mesi e mezzo; cioè fino a quando mi accorsi che quell’adesione all’Associazione Culturale, mi inquadrava di fatto come Volontario nella Redazione. Nonostante le promesse del tipo “stiamo aspettando i finanziamenti”, non avrei mai visto un contratto regolare di lavoro. E se a qualcuno fosse venuto in mente di fare luce sulla mia situazione contrattuale, sarei risultato di fatto un volontario. Ovviamente, sono stati due mesi e mezzo in cui ho scritto articoli e ripreso e montato video sempre pubblicati.
La seconda esperienza in cui sono finito nel Sistema collaudato di Sfruttamento Giornalistico dei ragazzi, l’ho avuta invece con AquilaTv Televisione Web. Per chi volesse l’intera vicenda la troverete qui, ma per i più pigri riassumo. Come al solito presi i primi contatti tramite email. Dopo aver fatto buona impressione attraverso il mio curriculum, ottenni anche qui un periodo di prova.
La particolarità di questa esperienza stava nel fatto che non vidi mai il direttore responsabile di persona; tale Giancarlo De Risio. Bensì, egli mi chiedeva tramite una telefonata, di seguire una conferenza stampa piuttosto che un’altra. La potremmo definire commissione a chiamata. Questa mia brutta esperienza durò per meno di un mese (volli abbreviare la mia sofferenza memore della precedente). Ovviamente, come nel primo caso, sto parlando di articoli sempre pubblicati e non cestinati.

LA SITUAZIONE
All’Aquila c’è il Sistema collaudato di Sfruttamento dei ragazzi che vogliono imparare il mestiere del giornalista.

LA PROPOSTA
Come risolvere questa illegalità?
La città ha un’occasione importante: deve purtroppo essere ricostruita (a causa dell’evento naturale e di negligenze, imprudenze ed imperizie umane) e questo lo si può fare creando modelli di ricostruzione nei vari settori, i quali possano diventare metodi da poter esportare anche al di fuori dell’Aquila.
Questa è un'illegalità  Nazionale e non solo locale; ma si può partire dall’Aquila per risolverla.
In tre fasi:
1)      Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo ed Ordine Nazionale dei Giornalisti devono sollecitare attraverso qualunque mezzo, le realtà chiamiamole giornalistiche, affinché queste versino le somme dovute ai collaboratori sfruttati in passato e nel presente.
2)      Non basta il versamento dei compensi dovuti. Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo ed Ordine Nazionale dei Giornalisti potrebbero instaurare rapporti con la Guardia di Finanza dell’Aquila. Occorre investigare sui finanziamenti concessi soprattutto ad Associazioni Culturali che al loro interno hanno realtà giornalistiche; ma anche quelli concessi a semplici quotidiani on-line; bisogna capire quanti soldi ricevono, da chi arrivano (molte volte nascono testate on-line il cui unico scopo è quello di andare alle conferenze stampa indette da quella o quell’altra parte politica, strano vero?) ed infine bisogna capire come questi finanziamenti vengono utilizzati.
3)      Le due azioni precedenti forse servono a rallentare lo sfruttamento, ma non lo eliminano. Occorre l’apertura di un tavolo di lavoro (poco teorico e molto pratico) tra: Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Associazioni di Categoria, Sindacati, Guardia di Finanza e Politica. Dopo che le realtà giornalistiche hanno usufruito del Sistema collaudato di Sfruttamento, è giusto che paghino penalmente e/o pecuniariamente il dovuto. Poi però, gli deve venir concesso di entrare nel circolo della legalità. Forse attraverso la creazione di un sistema, per cui i ragazzi possono essere regolarizzati attraverso forme che permettano di pagare meno tasse rispetto al normale. In questo modo i ragazzi verrebbero regolarmente contrattualizzati e farebbero il loro percorso, mentre le realtà giornalistiche entrerebbero nel circuito della legalità.

IL MODELLO
Questa idea può essere giusta o sbagliata, ma quel che è sicuro è che l’Aquila ha un’occasione importante. Deve essere ricostruita. Allora, partiamo dalla risoluzione del problema del “Sistema collaudato di Sfruttamento dei ragazzi nel Giornalismo” per creare un modello.
Un modello nuovo e positivo, che potrebbe essere utile anche al di fuori dell’Aquila per contrastare questo fenomeno.
Io ci ho messo il mio Nome e Cognome. Ci ho messo nomi e cognomi di chi contro di me ha utilizzato questo Sistema (che viene attuato quasi con spontaneità e naturalezza come se fosse normale). Ho fatto i nomi di chi secondo me potrebbe creare un modello da poter esportare anche all’esterno. Proviamoci.

                                                                                                                                                                lorenzo p.
                                                                                                                                 lorenzo.petrilli@libero.it

31/01/14

IL SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO, “IO ENNESIMO SCHIAVETTO DELLE TESTATINE AQUILANE”

Se si vuol parlare di Giovani, Giornalismo e l’Aquila allora si può anche dire “pozzo senza fondo”.
Infatti, sembrerebbe proprio che non siano solo dei casi isolati quelli raccontati nei giorni scorsi. Ma appare quasi evidente che esisterebbe un sistema collaudato di sfruttamento.
Ancora oggi, dopo l’articolo di ieri, vi racconteremo un ennesimo caso di ragazzi trattati da “schiavetti delle testatine giornalistiche aquilane”.
“Schiavetti delle testatine aquilane” come ci racconta un altro ragazzo di cui proprio oggi abbiamo ricevuto notizie.
Vi portiamo la storia di quest’altra fonte. Tutto si svolse esattamente un anno fa.
Come in tutti i casi chi ci contatta racconta dei primi scambi di email con un quotidiano online aquilano. Come ci viene testimoniato, l’offerta sembrava professionale, infatti l’annuncio di riferimento si trovava proprio sul sito e  citava “Cerchiamo personale per la redazione di…”.
 La differenza più grande rispetto ad altri casi, però, fu che questo ragazzo ebbe solamente contatti telefonici con il direttore responsabile.
Infatti, dopo aver inviato il proprio curriculum, venne preso come in tutte le altre testimonianze per un “periodo di prova”. Ovviamente non si permise mai di chiedere compensi. Ed é bello vedere come questo fantomatico “periodo di prova” torni sempre a galla.
Dicevo all’inizio che questa nuova fonte ebbe solo contatti telefonici. Per un mese ed anche più  venne spedito sotto commissione telefonica da una conferenza stampa all’altra, senza aver mai visto oppure senza essere mai stato invitato ad un incontro con il direttore responsabile. Ed ovviamente, non vide mai neppure alcun compenso; (quantomeno nella storia che raccontammo precedentemente il direttore di un altro quotidiano online diede all’ennesimo malcapitato due rimborsi spesa da 50 euro). La nostra fonte ci riferisce anche di un breve episodio, sempre rigorosamente telefonico, in cui provò a parlare della possibilità di cominciare a parlare anche di compensi seppur minimi; ma intimorito dalla risposta del direttore “come scusa??!!” non insistette più di tanto.
E così, dopo esser stato sbattuto da una parte all’altra, tra una conferenza stampa e l’altra (dove sembrava di dover andare più per propaganda politica dovuta, che per fare informazione), e dopo aver portato a termine pezzi che  vennero pubblicati, decise di abbandonare quello che all’inizio gli sembrava un buon modo per apprendere sempre di più il mestiere.
La storia di questo ragazzo, finisce senza che abbia mai visto il direttore del quotidiano on-line di cui ci parla, senza che abbia mai ricevuto un seppur minimo compenso, ma con il risultato che il quotidiano pubblicò sempre i pezzi della nostra fonte. Almeno per qualcuno il finale non è amaro.
Ma forse qualcosa può essere fatto. Forse, e ripetiamo quello scritto nell’articolo precedente, se davvero qualcuno vuole davvero bene all’Aquila, potrebbe cominciare a sbirciare nei finanziamenti dati a quotidiani on-line ed alle Associazioni di Volontariato. Chissà che non ci siano stranezze nel modo in cui vengono “offerti” e gestiti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                             lorenzo p.
                                                                                                           lorenzo.petrilli@libero.it 

30/01/14

GIOVANI, GIORNALISMO E VOLONTARIATO : “LAVORAVO IN NERO E PER COPRIRSI LE SPALLE MI FECERO SOTTOSCRIVERE UNA TESSERA DEL VOLONTARIATO”

Oggi vorremmo raccontarvi la storia che ci è arrivata direttamente da un’esperienza aquilana. Parla di giovani, giornalismo e… volontariato.
Tutto ha inizio in un periodo che non specificheremo, come non specificheremo il nome della nostra fonte.
Chi ci contatta  racconta la sua storia “Nera” di giornalismo aquilano.  
Dopo  alcuni scambi di email  finalmente “la fonte” riuscì ad avere un incontro con il direttore di un quotidiano on-line. Successivamente, attraverso breve colloquio fece una buona impressione ottenendo il fantomatico “periodo di prova”. Questo periodo di prova lo ottenne con la semplice sottoscrizione di un documento ed il versamento di una quota Associativa di 15 euro che il direttore offrì di tasca propria e che avrebbe identificato la nostra fonte come Volontario presso il quotidiano on-line in questione  . Un’esperienza che ritenne di dover fare per apprendere sempre più nel campo del giornalismo. Quella, sembrava un’ottima occasione.
Così cominciò a lavorare scrivendo articoli (anche abbastanza ben fatti e che riscossero diversi successi) e facendo riprese in varie conferenze stampa dove spesso vengono mandati ragazzi sottopagati o per meglio dire non pagati.
Era una persona che non chiedeva molto; quando c’era un servizio da dover montare dopo aver passato un’intera giornata fuori, accettava anche di restare in redazione fino a tardi per terminare al meglio il lavoro. Una volta, ci scrive, accettò anche di dormire in una sistemazione che non fosse casa sua poiché la mattina seguente, sempre gratuitamente, avrebbe dovuto realizzare delle riprese in un incontro molto importante che si tenne poco fuori l’Aquila.
Passarono alcuni mesi e le uniche cose che riuscì ad ottenere furono un paio di rimborsi spesa di 50 euro per mese.
“A poco a poco”, ci scrive, “cominciai a nutrire dubbi, per prima cosa su quell’ adesione che venne chiesta per diventare un Volontario”. In questo modo,anche se nella realtà delle cose la nostra fonte  lavorava  in Nero, questo non sarebbe sussistito  semmai qualcuno avesse effettuato dei controlli. Infatti, con la firma apposta su quella prima adesione, diventava a tutti gli effetti un Volontario del quotidiano on.line. Il direttore avrebbe avuto come si suol dire le spalle coperte.
Nonostante tutto, però, continuò a fare il suo lavoro perché come ci scrive “devo imparare ancora tanto ed anche se la situazione è questa non posso farci niente”.
Comunque,  la pazienza di ognuno ha un limite. Dopo due mesi di duro lavoro in Nero, si trovava in redazione alla presenza di un regista che lavorava con altri quotidiani on line ed un suo collaboratore; la parola fine a quell’esperienza la mise quando in quella stanza sentì dalla bocca del direttore che quel regista ed il suo collaboratore avrebbero avuto da subito un contratto regolare da parte dello stesso quotidiano.
A quel punto decise di mollare e tornarsene a casa.
Questa storia tutta aquilana aiuta a farci alcune domande tra le quali: Chi controlla come vengono spesi i finanziamenti dati ai quotidiani on-line ed alle associazioni culturali? Esistono delle realtà che sono favorite da questo o quell’altro politico? Come mai la maggior parte delle persone che collabora (a tempo più che pieno) con i quotidiani aquilani, è sempre irregolare? Sono davvero utili tutti i quotidiani aquilani oppure qualcuno nasce solo per prendere finanziamenti, giocando con ragazzi che vogliono apprendere davvero il mestiere? E in ultimo, ma preferiremmo che voi ci aiutaste a compilare la lista di domande che vorremmo fare a chi di dovere, perché tanti quotidiani on-line vanno alle inaugurazioni dell’acquisto di mezzi spazzaneve dove è offerto dal Comune anche un ricco buffet?
Questa è una breve storia raccontata grazie alla segnalazione della nostra fonte; è una piccola finestra, una delle tante che abbiamo aperto raccontando nel precedente articolo, dei ragazzi assunti in Nero come camerieri in un ristorante frequentato assiduamente dalla Guardia di Finanza. Paradossi aquilani che non ci fanno smettere di pensare come l’Aquila sia e resterà per sempre uno specchio dell’Italia, dalle negatività, alle positività.

Ma per adesso le negatività sono ovunque e se davvero qualcuno vuole  bene all’Aquila, cominci a sbirciare nei finanziamenti dati ai quotidiani on-line ed alle Associazioni di Volontariato.

                                                                                                                                                                  lorenzo p.
                                                                                                                               lorenzo.petrilli@libero.it

15/01/14

LA GRANDE BOLLA DI SAPONE AQUILANA

Bombe, Bufere, Guerre, Intrighi, Sciacalli, Intrallazzi. Ci serviva una nuova inchiesta della Magistratura per far tornare all’Aquila i riflettori del giornalismo nazionale.
Ma non tanto le inchieste, quanto le dimissioni del Sindaco Massimo Cialente mettono più pepe al racconto quotidiano.
Eppure solo chi è stato per troppo tempo lontano dall’Aquila, come la stampa nazionale ed affini, può essere così sciocco da pensare che questa sia una grande bufera.
In realtà, l’Aquila è nella bufera, in Guerra, nel piatto degli Sciacalli, addirittura da quel periodo che possiamo definire come Pre-Sisma. In cui si invitavano gli aquilani a stare tranquilli e a bere vino Montepulciano.
Poi la guerra si è inasprita, le case crollate, gli edifici pubblici del potere sono stati dilaniati e le iene affamate sono arrivate; con loro soldi soldi e ancora soldi da ogni parte e ora, quei soldi sono scomparsi, le case sono ancora vuote, le pance degli Sciacalli  piene.
La vera bufera si trova talmente tanto nella normalità, che non ci si rende conto di quanto la questione inchieste della Giunta Comunale e dimissioni del Sindaco Massimo Cialente siano una bolla di sapone che scoppierà in un attimo. Perché si, essere presi in giro da persone che si trovano nella stessa condizione di terremotati è grave, avere amministratori e nominati corruttori e corrotti è grave (e nel corso del processo si vedrà chi ha ragione), avere un Sindaco che dà la colpa a qualsiasi oggetto o persona gli passi davanti o in testa è grave; ma è ancora più grave non comprendere che nella vera guerra, nella vera tempesta, l’Aquila c’è da anni.
E’ per questo che il Sindaco Massimo Cialente ritirerà le sue dimissioni e tutto magicamente tornerà come prima delle sue dimissioni. Anche perché, come qualcuno sussurra, cosa faranno tutte quelle persone che lavorano grazie a Cialente se lui dovesse dimettersi? Tra poco ci saranno le elezioni Regionali: serve davvero al Pd avere un Sindaco dimissionario in una grande città? Si vuole davvero rischiare di lasciare la città nelle mani della destra? In molti si fidano dei movimenti civici ma non è sicuro che riescano a vincere una tornata elettorale.

E allora Cialente ritirerà le sue dimissioni e la stampa nazionale attenderà un’altra bufera, che sarà solo vento negli occhi, perché il vero disastro è presente da Cinque anni all’Aquila.

                                                                                                                                            lorenzo p.
                                                                                                                                         lorenzo.petrilli@libero.it

25/06/13

L'AQUILA: MI CHIAMAVA UN GIORNO SI E L'ALTRO PURE "PISCIATURO"

Qualche giorno fa, vi abbiamo raccontato la storia del ragazzo che ci ha segnalato una situazione paradossale, una storia aquilana.
Come tanti ragazzi universitari, cercando un lavoretto qua e la, andò a fare il cameriere in un ristorante aquilano. Dopo qualche mese però, decise di andare via. Sia perché era stanco delle continue alzate di voce senza motivi validi da parte del proprietario nei suoi confronti, sia perché si verificava sempre un fatto paradossale;  nonostante lavorasse in nero, almeno un giorno a settimana andavano a mangiare in quel ristorante gli Allievi della Scuola della Guardia di Finanza.
Dopo questa denuncia ne è arrivata un’altra, forse ancora più grave. Ci ha scritto Matteo (nome di fantasia),un altro studente universitario, sottolineando come avesse capito di quale ristorante si trattasse in quanto ci lavorò lui per due mesi. 
Anche Matteo, come il ragazzo precedente, ad un certo punto dovette andare via perché, come ci conferma, “…era una cosa regolare che, nonostante il titolare mi pagasse in nero, i finanzieri venissero a mangiare al ristorante e per giunta una volta ci fecero anche una festa, venivano allievi, marescialli, sia uomini che donne…”.
La goccia che fece traboccare il vaso però,  non fù tanto l’essere assunto in nero; infatti  il proprietario del ristorante, come ci scrive “…era un arrogante di primissima categoria che ci chiamava una volta si e l’altra pure “pisciaturi”. Fù così che all’ennesimo “pisciaturo” (i pisciaturi sono quei vasi da notte che un tempo si mettevano sotto il letto per poi fare i propri bisogni), decise di rinunciare a quel poco che riusciva a mettersi in tasca, a favore di una dignità che troppo spesso, viene calpestata da persone che pensano possano fare tutto ciò che vogliono.

Ancora una volta abbiamo aperto una piccola finestra nell’universo dell’Aquila, che sempre di più, rappresenta uno specchio dell’intera Nazione fatta di, come dice una famosissima canzone “buoni o cattivi”. Speriamo che tante piccole finestre aperte, possano servire per risolvere tante problematiche.

                                                                                                                                            lorenzo p.
                                                                                                                                        lorenzo.petrilli@libero.it

16/04/13

L’AQUILA: LA FINANZA MANGIA NEL RISTORANTE DOVE I RAGAZZI SONO ASSUNTI IN NERO


Anche all’Aquila molti studenti universitari cercano un lavoretto per mantenersi  in minima parte gli studi. Allora, girando tra locali e ristoranti, chiedono se si ha bisogno di camerieri o quant’altro.
La maggior parte delle volte la risposta è no, ma in alcuni casi si ottiene risposta positiva. Questa vicenda è capitata anche ad un ragazzo, studente universitario all'Aquila.
Girando tra un locale ed un altro, ha trovato una occupazione per il fine settimana e, se necessario, anche per alcuni giorni infrasettimanali in un ristorante dell’Aquila. La prima domanda del titolare è stata secca, “sei extracomunitario?”, il ragazzo risponde “no perché?”, ed il proprietario “te lo chiedo solo perché ci potrebbero essere dei problemi”. Passato questo scoglio si arriva al compenso, trenta euro a serata, rigorosamente senza contratto.
Il ragazzo accetta l’offerta di lavoro anche se in nero. Infatti, il ristorante avrebbe potuto benissimo fare a meno di lui e prendere un altro ragazzo tra quelli seduti sulla poltrona che aspettavano il loro turno, per chiedere se fosse necessario un cameriere.
Nei due mesi che egli ha lavorato nel ristorante per qualche fine settimana e qualche giorno in mezzo la settimana, alcune serate sono passate tranquille, in altre ha vissuto momenti di grande difficoltà come ad esempio quando veniva come si suol dire “cazziato” dal proprietario in maniera ingiusta e prepotente. Questo episodio si è verificato molte volte ed il ragazzo in questione è sempre stato in silenzio, proprio per il fatto che il proprietario avrebbe potuto mandarlo via in qualsiasi momento e far lavorare altri ragazzi.
Tutto questo fino a quando il ragazzo non ce l’ha fatta più. Il fenomeno che lo ha fatto infuriare e che in verità era un’abitudine, era che ogni martedì sera in questo ristorante, andavano a mangiare ed ancora oggi accade, gli Allievi della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza. Questo, nella condizione in cui si trovava il ragazzo: senza contratto e con la consapevolezza di dover star zitto altrimenti altri ragazzi avrebbero potuto prendere il suo posto. Tra i tanti paradossi aquilani, questa denuncia è forse la più tragica. Un controllore (la Guardia di Finanza) che mangia da un controllato (il ristorante) che a sua volta assume ragazzi in nero. Finanzieri di tutta L’Aquila fate qualcosa. Questo é un altro frammento aquilano che forse mostra come questa città, rappresenti sempre più lo specchio di una nazione intera, L'Italia.

                                                                                                                                      lorenzo p.
                                                                                                                                    lorenzo.petrilli@libero.it

15/04/13

"POTETE ENTRARE SOLO SE SOTTOSCRIVETE"


Accade all’asilo di Viale Duca degli Abruzzi all’Aquila. L’edificio che a seguito del sisma del 6 Aprile 2009 è stato occupato tra mille polemiche da un gruppo di ragazzi per “creare uno spazio ricreativo e culturale per i giovani”. Un luogo aperto a tutti quindi, ma da pochi giorni ad una sola condizione. Ai tanti ragazzi che durante le serate aquilane avevano deciso di passare qualche momento proprio all’Asilo Occupato, è capitato di trovarsi un banchetto e tre persone all’ingresso; ed ecco la condizione, “potete entrare solo se sottoscrivete la petizione e fate un’offerta a favore di un nostro compagno accusato ingiustamente negli scontri di Roma del 15 Ottobre 2011". Alla domanda “e se non vogliamo firmare?”, la risposta è stata secca “allora non entrate”. Tante le polemiche dei ragazzi che hanno anche accettato questa condizione; non è possibile, dicono in molti, pagare o comunque dover fare obbligatoriamente un’offerta per entrare in un luogo che è stato occupato. Tra le mille storie aquilane questo è un altro frammento che di certo solleverà molte polemiche.

                                                                                                          

                                                                                                                                                 lorenzo p.
                                                                                                                                                 lorenzo.petrilli@libero.it

24/01/13

Aspettando L'Aquila...in Emilia...

Photo by Wikipedia
La scorsa volta terminando l'articolo che intitolammo "Paradossi aquilani e quell'italianità che non rassicura", volemmo porre l'accento sulle parole del commissario alla politica regionale Johannes Hahn in sede a Bruxelles che annunciava uno stanziamento importante di denaro a favore del territorio emiliano colpito dal Sisma nel Maggio 2012. Bene, questi aiuti vennero accompagnati da parole di elogio e di conformità delle azioni compiute in quanto, diceva lo stesso, "l'aiuto riflette l'entità del danno subito". Precedemmo l'articolo da parole che affermavano come, viste dichiarazioni come questa, ci sono modi e modi di fare politica (in questo caso di ricostruzione); ed in questo caso le differenze tra la gestione delle zone colpite in Abruzzo e quelle emiliane sono notevoli. Altro punto a favore dell'Emilia é arrivato pochi giorni fà. Infatti, é proprio il governatore della regione e commissario per la ricostruzione Vasco Errani a dare questa notizia di cui riportiamo l'intero comunicato stampa:

22/01/2013 19:08
Sisma, via libera ai contributi per la ricostruzione delle abitazioni al 100%
Bologna – “E’ un risultato importante”. Così il commissario delegato alla ricostruzione e presidente della Regione Vasco Errani commenta l’approvazione alla Camera dell’emendamento che modifica la legge 122 e porta al 100% il contributo per la ricostruzione delle abitazioni danneggiate dal sisma del maggio scorso.

“Sono soddisfatto che il lavoro con il Governo abbia portato ad assicurare il 100% agli immobili a partire dalla prima casa. E’ un punto fondamentale. Lavoreremo in questa direzione anche per le imprese”, aggiunge Errani spiegando: “Per i cittadini l'iter già avviato resta garantito, non si deve ricominciare nulla”.

Entro pochi giorni la Regione emanerà un'ordinanza per aggiornare e coordinare i diversi provvedimenti (riguardanti B, C ed E pesanti), per assicurare operatività alla luce del nuovo quadro e accelerare la ricostruzione.
A meno di un anno dal Sisma che colpì l'Emilia, la speranza la fà da padrona, ma questa é nata grazie ad azioni concrete e funzionali della politica rispetto al bene dei cittadini. All'Aquila, dove invece della politica da quattro anni si fanno annunci, dove la notizia più importante sono le lacrime delle istituzioni, dove i commercianti vanno via oppressi dall'ignoranza verso il loro futuro e da affitti in nero sempre più alle stelle,dove quello che una volta era il centro storico brulicante di vita adesso é il luogo dove teppistelli incappucciati picchiano a piacimento, dove l'italianità più becera sta prendendo il sopravvento, dove dell'Università si parla solo quando fà comodo...la speranza sta lentamente svanendo e se é vero che si può sempre migliorare, allora le istituzioni e la politica facciano in fretta perché il tempo stringe e qualcuno direbbe...sta per scadere.

                                                                                                   lorenzo p.
                                                                    lorenzo.petrilli@libero.it

15/01/13

PARADOSSI AQUILANI E QUELL’ITALIANITA’ CHE NON RASSICURA


A L’Aquila si verificano strani fenomeni tutti italiani. Uno di questi riguarda direttamente la questione tasse. In particolare la richiesta europea di chiarimenti riguardo i risarcimenti alle imprese che, secondo L’Europa, non sarebbero stati aiuti in regime di de minimis, bensì aiuti di Stato in quanti dati a tutti indistintamente dal danno subito. Il 19 Dicembre fu bocciato l’emendamento cosiddetto “killer”, la richiesta del Governo di far pagare a tutte le imprese aquilane il 100% delle tasse non versate a seguito del sisma, fu bocciata.
Quello che resta sono le giustificazioni che le singole imprese e quindi lo Stato italiano dovranno dare alla richiesta europea per chiarire il nesso di causalità tra sisma e danno subito.
E’ a questo punto che nasce uno dei tanti paradossi aquilani ed italiani. Molte imprese con la 3789/2009 ed un bando regionale, a seguito di loro richiesta, ebbero degli indennizzi dopo il terremoto.
Ora, nelle autocertificazioni che le aziende devono elaborare per dare delle motivazioni di causalità sisma-danno, le stesse che hanno usufruito di quel denaro si troverebbero a dichiarare che hanno già avuto dei risarcimenti o indennizzi, come ad esempio è stato dato il 75% del danno ai beni mobili registrati e strumentali. Quindi, la situazione sarà che, chi pretende di avere ragione nel nesso di causalità in realtà avrebbe torto perché è già stato risarcito o indennizzato. In particolare, chi ha partecipato al bando europeo della Regione ed alla 3789/2009 avrebbe potuto sommare la totalità dell’indennizzo; in questo modo potrebbe venir autocertificato quello che potremmo chiamare un “falso”, in quanto lo stesso indennizzo è già stato effettuato. Si potrebbero quindi verificare casi di falsi non aventi diritto come già accaduto, clicca qui.
Questo è solo uno dei paradossi aquilani che rispecchiano sempre più un’italianità nel fare le cose per cui, molte volte, L’Europa ci bacchetta a ragione.
Lo stesso Lorenzo Santilli presidente della Camera di Commercio L’Aquila, nella riunione a porte chiuse del 17 Dicembre, il primo incontro in cui si abbozzava la necessità di una conferenza Stato-Regioni per risolvere parte dei problemi con L’Europa, affermò che la stessa non capisce l’Italia in quanto questa, ed in particolare le personalità che devono gestirla, agisce sempre con italianità e non con normalità. Ma forse non dappertutto si agisce come a L'Aquila, infatti a Settembre 2012 a Bruxelles, il commissario alla politica regionale Johannes Hahn afferma che "l'aiuto riflette l'entità del danno subito"; questo nell'annunciare lo stanziamento da parte dell'Europa di un'ingente somma di denaro a favore del terremoto emiliano.

                                                                                                                                                 lorenzo p.
                                                                                                                                                 lorenzo.petrilli@libero.it

03/01/13

VOLARE VOLARE, CADERE SEMPRE PIU’ GIU’


All’Aquila grande calo di vendite dopo il Sisma del 2009

Centro storico: foto di Anna Pacifica Colasacco
Sono sempre più in difficoltà le attività commerciali che dopo il sisma del 6 Aprile 2009 hanno di fatto visto il trasferimento del centro dell’Aquila, in termini di attività e persone, nei centri commerciali.
Ad entrare in uno di questi non si respira aria natalizia, non fosse per gli addobbi delle vetrine, non molto sfarzosi, e quelle classiche canzoncine che si spargono in tutto il complesso. Che tu vada ad acquistare un capo di abbigliamento piuttosto che un telefonino o altro, niente sembra essere tornato al suo posto, quello giusto, dopo il disastro.
Subito dopo il Sisma, ci dice il proprietario della Benetton, “abbiamo avuto un flusso positivo di persone e vendite ma per questo Natale, come per i natali precedenti, il calo é notevole”; molto probabilmente l’aumento delle vendite era dovuto al fatto che tante persone in quel brutto periodo, non avevano nemmeno i vestiti.
A questo punto ci vengono dei dubbi. Ma dopo il Sisma c’è stato davvero questo aumento di vendite oppure questo è solo un caso? E questo Natale sarà in calo per tutti? Decidiamo allora di continuare ad intervistare qualche attività e questa volta scegliamo un ramo totalmente diverso, la lettura. Come il precedente anche la proprietaria della libreria Nuova Editrice (l’unica disponibile subito dopo il Sisma), ci conferma che anche per quel ramo subito dopo il 6 Aprile ci fù un importante incremento di vendite, anche questo però con il passare del tempo è venuto meno fino ad arrivare a questo Natale che si prevede si, migliore rispetto a quello degli anni 2010 e 2011 ma comunque in calo. Ancora una volta, quindi, riceviamo delle conferme rispetto ad un aumento di vendite nel 2009 ed una drastica diminuzione per gli anni successivi.
Dopo questa ennesima intervista cominciamo a comprendere qualcosa in più: in primo luogo il centro commerciale é diventato, dopo quell’evento, il sostituto di un centro storico; in secondo luogo questo Natale si preannuncia molto difficile per tante delle attività commerciali.
 Le persone si sono da subito riunite nel centro commerciale; all’inizio per necessità, per acquistare beni persi, e questo spiegherebbe il grande flusso di persone e vendite descritte dagli intervistati. Successivamente, lo stesso centro commerciale è diventato esclusivamente il punto di incontro prediletto in quanto unico. Infatti, andando su e giù, tra vetrine e negozi, notiamo subito come il centro commerciale sia pieno di persone ma vediamo anche che poche sono nei negozi.
Tanto per la cronoca, tra tutte le attività intervistate l’unica che non ha subito variazioni e che è sempre andata bene è quella della telefonia.
Dirigendoci verso l’uscita decidiamo infine di chiedere ad alcuni ragazzi cosa pensassero del Centro Commerciale e ci viene detto “in Centro non c’è niente, qua incontriamo molte persone ed abbiamo tutto a disposizione” ed altri sulla trentina ci dicono “il pomeriggio di solito stiamo qua ma non sempre, di sicuro la sera ci piace girare tra i locali lungo la Croce Rossa ed in Centro”.
E lungo la Croce Rossa cosa succede? Aria totalmente diversa. Si respira la stessa aria che si sente tutti gli altri giorni, facendo tappa in qualche locale le risposte che ci vengono date alle stesse domande rivolte nel centro commerciale sono quasi di rassegnazione, le cose non vanno molto bene, il flusso di persone non è ottimale, soprattutto perché non ci sono parcheggi. Ma comunque tutti i gestori di quei locali non si arrendono e la prendono spesso con un sorriso, sicuri che comunque sia la sera quel viavai di ragazzi universitari e non, è sempre garantito. Un ennesimo anno insomma, che l’Aquila cerca di tornare a volare volare, ma che invece cade sempre più giù.

                                                                                                                                               lorenzo p.

19/12/12

UN ENNESIMO NATALE RICCO DI SPERANZE E DELUSIONI, TUTTO NORMALE SE NON FOSSE CHE STIAMO PARLANDO DELL’AQUILA

Foto di Anna Pacifica Colasacco 
Anno dopo anno all’Aquila si è sperato sempre in un Natale migliore. Dopo il Sisma del 6 Aprile 2009 la speranza nel “prossimo anno”, quello buono, è stata l’unica cosa che ha affievolito la rabbia, le angosce, le paure di un’intera città. Ed adesso come allora ci siamo, l’ennesimo Natale è arrivato e con lui arrivano nuove speranze e nuove preoccupazioni, diventate in questi ultimi tempi sempre più realtà. All’Aquila quello che è venuto più a mancare dopo il Sisma è stata la capacità di tenere unite relazioni sociali e territorio. In termini di abitazioni ed in termini di attività commerciali. Ebbene, proprio queste ultime sono state da subito “sballottate” da una parte all’altra, fino a trovarsi nella situazione attuale. Una parte di attività, negozi e quant’altro, sparsi tra il zona centro storico e zona Viale della Croce Rossa e quant’altro; altri invece hanno avuto l’opportunità di unirsi alla grande famiglia del centro commerciale. Una scelta questa sempre criticata da molti secondo la tesi del “il centro commerciale non Piazza Duomo”. Ma come sarà questo Natale per le attività della “zona centro” e per quelle inserite nella grande famiglia del centro commerciale? Per quanto riguarda le prime, queste sono per lo più composte da bar, pub e locali e, benché la loro situazione sia quella che è descritta bene dal proprietario di una di queste, “mi tolgo il pane di bocca per far lavorare questa ragazza, che mi aiuta da molto tempo”, tutto sommato il viavai studentesco e non studentesco dei giorni precedenti al Natale fa ben sperare. Quando però si chiede se quella zona, quelle zone , possono essere considerate luoghi di aggregazione, allora il sussulto va subito nella zona centro commerciale, diventato ormai il luogo di incontro e ritrovo per eccellenza, in cui si prevedono i maggiori guadagni da parte delle attività al suo interno. Insomma, L’Aquila e le sue attività commerciali come per gli scorsi anni si ritrovano a dover fare i conti con un altro Natale pieno di speranze per il futuro e delusioni per il non fatto dalla politica. Qualcuno dice che il prossimo Natale sarà meglio del precedente, altri, partendo da face book si esprimono in modo diverso, “Buon Natale un C***o”.

                                                                                                                                                 Lorenzo Petrilli

01/11/12

Università dell’Aquila: a quasi quattro anni dal sisma ancora lezioni in tenda


Sul sito internet dell'Università si legge: "La Tensostruttura è destinata ad ospitare manifestazioni e attività istituzionali (convegni, incontri, ecc.) e di Dipartimento"
Nel sisma del 6 Aprile 2009 accentuato da negligenze, imprudenze ed imperizie, a crollare sono stati i centri più importanti del potere economico, politico e sociale. E’ crollata la prefettura, l'ospedale, sono crollate le scuole, é crollata la scienza. Oggi però, vorremo parlarvi del crollo dell’Università, che è stato si fisico, ma anche organizzativo.
Lo faremo affrontando la questione dei ragazzi che a quasi quattro anni dal sisma, sono costretti a seguire lezioni universitarie in tenda.
Nell’aria sembra ci sia una presa di posizione netta di quello che da molti viene definito “il baronato”, secondo cui a dover sopravvivere e ad avere tutto a disposizione debbano essere solo alcuni corsi di laurea.
La storia che vi racconterò oggi, sarà quella dei ragazzi del primo anno del corso di laurea in scienze biologiche. Ragazzi che hanno puntato sull’Aquila terremotata e sull’Università terremotata e che si ritrovano in più di 400 in un tendone che potrebbe accogliere un numero molto inferiore di persone. Per di più senza banchi dove aver la possibilità di poter prendere appunti e nel periodo invernale é indispensabile avere il cappotto ben stretto perché fa molto freddo.
Ho intervistato chi questa situazione la sta vivendo, Massimiliano Aschi  Professore associato di Chimica Generale ed Inorganica e la Professoressa Giordana Marcozzi  Presidente del Consiglio di Corso di Studi in Scienze Biologiche.
Essi ci daranno un loro punto di vista sulla questione in particolare e su quella generale.

Lezione in tenda: <<Le lezioni  “in tenda” a parte nell’immediatezza del terremoto,  non sono continuate . L’unica, o almeno una delle poche strutture a tenda rimasta in ateneo è la TENSOSTRUTTURA. Ed il motivo per cui essa ancora ‘sopravvive’ è proprio l’incremento del numero di studenti.
Infatti la tensostruttura doveva essere smontata proprio nello scorso Settembre. Essa era, ed è, una struttura di emergenza e non può rappresentare una seria propaggine della edilizia universitaria. Infatti non è assolutamente idonea a contenere persone soprattutto durante gli inverni aquilani ed è anche poco sicura essendosi verificati furti delle apparecchiature in essa presenti.  In sostituzione di tale struttura proprio  da Settembre è in funzione un nuovo edificio  il Blocco Zero di Coppito, con molte aule, ben attrezzate e di varia capienza. Quest’ultimo è però risultato inadeguato proprio a causa dell’enorme numero degli iscritti e si è tornati alla tensostruttura>>.
Accoglienza e scelte politiche: << Da diversi anni la vocazione di questo ateneo è stata l’accoglienza, politica perseguita con tenacia dal rettore Di Orio. Proprio in questa ottica il nostro ateneo, nello specifico le Commissioni paritetiche, non hanno mai accettato la possibilità di introdurre il numero chiuso in facoltà, che istituzionalmente non lo richiedevano. Questo oggi ci pone nella condizione di non negare a chiunque il diritto allo studio, ma anche di  non riuscire ad offrire un “servizio” adeguato, con il rischio oggi già presente, non solo nel nostro ateneo, di far scadere il livello qualitativo della didattica offerta.
Quanto sopra per specificare che le scelte politiche non dipendono solo dalle singole università, ma piuttosto direttamente dal governo, che taglia i fondi, che permette ai ricercatori di mandare avanti tutti i corsi di laurea di tutti gli atenei italiani e non li paga;  al contrario indice concorsi per professori dove la didattica non conta nulla, mentre apre la docenza anche a livelli accademici inferiori, anche se da dire che molte di queste persone  hanno qualità ed esperienza maggiori di tanti docenti “ufficiali”. Tutto questo senza scadere nel qualunquismo dato che tutti i cittadini lo stanno constatando anche e soprattutto sulla loro pelle in ogni ambito sociale (sanità, trasporti, servizi….)>>.
Tasse universitarie: <<Con il sisma la città ha avuto la necessità di ricostruirsi e di ricostruire sopratutto la città universitaria. Il non far pagare le tasse é stato un grosso aiuto da parte dello Stato. Aiuto che oggi le famiglie, anche quelle fuori del territorio colpito, sfruttano per consentire ai propri figli di accedere ad un livello di istruzione universitario, altrimenti impossibile da raggiungere.
Riteniamo comunque, a questo punto, che sia giusto ripristinare le tasse, per consentire di valutare la situazione nella sua realtà, oggi sicuramente drogata e adulterata da questo fatto. Inoltre ciò dovrebbe consentire un ritorno a numeri più gestibili dal nostro ateneo e comunque ci permetterà di chiarire quale indirizzo prendere>>.

Di certo, l’Università rappresenta uno dei punti fondamentali del tessuto sociale ed economico della città dell’Aquila. E’ quindi importante capire (e la risposta deve venire dalla politica ed in primis dal rettore), su quali corsi di laurea si voglia davvero puntare. Il sisma del 6 Aprile 2009 che, è bene ricordare, anche a causa di negligenze, imprudenze ed imperizie umane fece 309 vittime, è per alcuni aspetti un’occasione da non perdere per far si che L’Aquila, si trasformi in un centro di eccellenze, anche universitarie. E di certo il fatto che studenti di primo anno, che hanno investito sulla città e su questa Università, si ritrovino a fare lezioni in un tendone, non aiuta ad intravedere eccellenze facendo si che i ragazzi abbiano ancora voglia di puntare su questo contesto. Sono quindi necessarie scelte nette, decise e se vogliamo anche impopolari da parte degli organi competenti. Serve anche un pò di coraggio nel prendere alcune decisioni.
Dalle considerazioni dei due professori, si capisce come sia indispensabile studiare l’inserimento del “numero chiuso”, in modo da poter offrire un servizio più efficace. Ma non sembra questo l’orientamento che vuole essere adottato. Infatti, la stessa formula del “numero aperto” viene utilizzata per far fuori i corsi di laurea; come quello di  Scienze dell’Investigazione che, fino a due anni fa era un corso a numero chiuso, poi, diventando  un corso a numero aperto ha portato una grande  affluenza di studenti (circa il triplo rispetto ai tempi del numero chiuso), ed il risultato è stata, inesorabilmente, l’esplosione organizzativa. Il corso di laurea è stato chiuso, con buona pace degli studenti rimasti che possono terminare il loro percorso di studi, ma senza poter seguire lezioni e con la prima sessione d’esame che per questo anno accademico è prevista a febbraio.
Quindi, su cosa si vuole investire davvero? Quale sarà il futuro di alcuni dipartimenti? Di certo, quello che si vede sul sito ufficiale, non aiuta ad intravedere spiragli positivi:



                                                   Lorenzo p.
                                                                         lorenzo.petrilli@libero.it