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26/06/14

LE PROTESTE TVUNO VITTIME DELLE DICHIARAZIONI POLITICHE AD OROLOGERIA

Qualche volta mi accaldo quando partono dichiarazione che piace definire ad orologeria. E soprattutto quando queste nascono su questioni che notoriamente fanno più presa su un potenziale elettorato. Ma in vista non ci sono più elezioni e quindi mi viene da pensare ad una voglia matta di fare gli sciocchi.
E’ quello che è accaduto, questa volta, sulla questione –sciopero dipendenti TvUno- emittente televisiva aquilana che ha al suo interno dipendenti che da 18 mesi non percepiscono stipendi.
Alla notizia dello sciopero, politici e gruppi politici ed addirittura associazioni culturali si sono scatenati in dichiarazioni di solidarietà, vicinanza ed addirittura disponibilità a “tavoli di concertazione”. Come se questi grandi politici, togliamo per un attimo il “come” iniziale, prima di questa vicenda non avessero mai pensato di risolvere questo problema; più facile che non avessero idea che addirittura potesse essere risolto.
Vengono alla mente episodi precedenti nel tempo, che avrebbero potuto far sobbalzare questi grandi geni del tempismo ad orologeria; ovvero quando la questione può potenzialmente portare consensi perché si tratta di “fatto grosso”. Ed invece nessuno sobbalzò.
Ma quali episodi? Ad esempio quello che in precedenti articoli descrissi come “Sistema collaudato dello sfruttamento dei ragazzi che vogliono imparare il mestiere del giornalista”. In quella vicenda e nella mia personale, di cui descrissi la situazione in cui mi trovai ed i soggetti che attuarono su di me quello che definisco un Sistema generale, alcuni ragazzi denunciarono in flotta la loro situazione che più che precaria definirei degradante in una Tv aquilana. Eppure non un commento politico che avesse intenzione di risolvere, più che quella questione, la situazione generale di un Sistema malato. Tanto è vero che l’unico quotidiano on line che si occupò di queste vicende ospitò un articolo dal titolo - Giornalismo precario, la città tace: “Quando l’aguzzino è vestito da benefattore”- . Addirittura, in questo caso, si sono mosse anche le istituzioni culturali della città dell’Aquila. Evidentemente un paio di servizi ben assestati fanno si che tutti siano riconoscenti e se sei piccolo o parli di altro chi se ne frega. 
Che sia chiaro, pieno appoggio ai lavoratori di TvUno, ma è bene ricordare chi ha deciso di (sono un po ironico), risolvere, solo la loro situazione: Enza Blundo (Senatrice Movimento 5 Stelle), gruppo civico Appello per L'Aquila, enti culturali dell'Aquila (Istituzione Sinfonica Abruzzese - Società Aquilana dei Concerti "B. Barattelli"- Associazione I Solisti Aquilani - L'Uovo, Teatro Stabile d'Innovazione - Associazione Culturale Arti e Spettacolo - Teatrozeta - Teatro Stabile d'Abruzzo – Atam), Guido Quintino Liris (capogruppo di Forza Italia al Comune dell'Aquila), Giorgio De Matteis (consigliere comunale L'Aquila Città Aperta).
Però non posso lasciare il discorso a metà quindi penso sia utile lasciarvi anche la proposta che avanzai qualche mese fa per tentare di risolvere una questione che non è solo locale ma nazionale, vi rimando quindi al mio precedente articolo "Sistema collaudato dello Sfruttamento Giornalistico: all'Aquila possiamo creare un modello esportabile".

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    lorenzo p.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      lorenzo.petrilli@libero.it

22/02/14

SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO: ALL’AQUILA POSSIAMO CREARE UN MODELLO ESPORTABILE

METTERCI LA FACCIA
Sono Lorenzo Petrilli. Ho vissuto due esperienze dirette nel campo di quello che da oggi chiameremo “Sistema collaudato dello Sfruttamento Giornalistico dei ragazzi”.

LE ESPERIENZE
La prima collaborando con il quotidiano on-line “L’ImprontaL’Aquila”. Qui troverete la vicenda più nel dettaglio ma per chi non avesse tempo per leggerlo, riassumo brevemente. Presi tramite email i primi contatti con Luisa Stifani, responsabile di questo Quotidiano e dopo aver fatto una buona impressione in un faccia a faccia, fui preso per un periodo di prova.
Prima di entrare nel pieno di quella che io pensavo fosse una grande esperienza, mi chiesero di firmare un modulo di adesione all’Associazione Culturale di cui L’Impronta fa parte. La mia esperienza durò per circa due mesi e mezzo; cioè fino a quando mi accorsi che quell’adesione all’Associazione Culturale, mi inquadrava di fatto come Volontario nella Redazione. Nonostante le promesse del tipo “stiamo aspettando i finanziamenti”, non avrei mai visto un contratto regolare di lavoro. E se a qualcuno fosse venuto in mente di fare luce sulla mia situazione contrattuale, sarei risultato di fatto un volontario. Ovviamente, sono stati due mesi e mezzo in cui ho scritto articoli e ripreso e montato video sempre pubblicati.
La seconda esperienza in cui sono finito nel Sistema collaudato di Sfruttamento Giornalistico dei ragazzi, l’ho avuta invece con AquilaTv Televisione Web. Per chi volesse l’intera vicenda la troverete qui, ma per i più pigri riassumo. Come al solito presi i primi contatti tramite email. Dopo aver fatto buona impressione attraverso il mio curriculum, ottenni anche qui un periodo di prova.
La particolarità di questa esperienza stava nel fatto che non vidi mai il direttore responsabile di persona; tale Giancarlo De Risio. Bensì, egli mi chiedeva tramite una telefonata, di seguire una conferenza stampa piuttosto che un’altra. La potremmo definire commissione a chiamata. Questa mia brutta esperienza durò per meno di un mese (volli abbreviare la mia sofferenza memore della precedente). Ovviamente, come nel primo caso, sto parlando di articoli sempre pubblicati e non cestinati.

LA SITUAZIONE
All’Aquila c’è il Sistema collaudato di Sfruttamento dei ragazzi che vogliono imparare il mestiere del giornalista.

LA PROPOSTA
Come risolvere questa illegalità?
La città ha un’occasione importante: deve purtroppo essere ricostruita (a causa dell’evento naturale e di negligenze, imprudenze ed imperizie umane) e questo lo si può fare creando modelli di ricostruzione nei vari settori, i quali possano diventare metodi da poter esportare anche al di fuori dell’Aquila.
Questa è un'illegalità  Nazionale e non solo locale; ma si può partire dall’Aquila per risolverla.
In tre fasi:
1)      Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo ed Ordine Nazionale dei Giornalisti devono sollecitare attraverso qualunque mezzo, le realtà chiamiamole giornalistiche, affinché queste versino le somme dovute ai collaboratori sfruttati in passato e nel presente.
2)      Non basta il versamento dei compensi dovuti. Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo ed Ordine Nazionale dei Giornalisti potrebbero instaurare rapporti con la Guardia di Finanza dell’Aquila. Occorre investigare sui finanziamenti concessi soprattutto ad Associazioni Culturali che al loro interno hanno realtà giornalistiche; ma anche quelli concessi a semplici quotidiani on-line; bisogna capire quanti soldi ricevono, da chi arrivano (molte volte nascono testate on-line il cui unico scopo è quello di andare alle conferenze stampa indette da quella o quell’altra parte politica, strano vero?) ed infine bisogna capire come questi finanziamenti vengono utilizzati.
3)      Le due azioni precedenti forse servono a rallentare lo sfruttamento, ma non lo eliminano. Occorre l’apertura di un tavolo di lavoro (poco teorico e molto pratico) tra: Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Associazioni di Categoria, Sindacati, Guardia di Finanza e Politica. Dopo che le realtà giornalistiche hanno usufruito del Sistema collaudato di Sfruttamento, è giusto che paghino penalmente e/o pecuniariamente il dovuto. Poi però, gli deve venir concesso di entrare nel circolo della legalità. Forse attraverso la creazione di un sistema, per cui i ragazzi possono essere regolarizzati attraverso forme che permettano di pagare meno tasse rispetto al normale. In questo modo i ragazzi verrebbero regolarmente contrattualizzati e farebbero il loro percorso, mentre le realtà giornalistiche entrerebbero nel circuito della legalità.

IL MODELLO
Questa idea può essere giusta o sbagliata, ma quel che è sicuro è che l’Aquila ha un’occasione importante. Deve essere ricostruita. Allora, partiamo dalla risoluzione del problema del “Sistema collaudato di Sfruttamento dei ragazzi nel Giornalismo” per creare un modello.
Un modello nuovo e positivo, che potrebbe essere utile anche al di fuori dell’Aquila per contrastare questo fenomeno.
Io ci ho messo il mio Nome e Cognome. Ci ho messo nomi e cognomi di chi contro di me ha utilizzato questo Sistema (che viene attuato quasi con spontaneità e naturalezza come se fosse normale). Ho fatto i nomi di chi secondo me potrebbe creare un modello da poter esportare anche all’esterno. Proviamoci.

                                                                                                                                                                lorenzo p.
                                                                                                                                 lorenzo.petrilli@libero.it

31/01/14

IL SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO, “IO ENNESIMO SCHIAVETTO DELLE TESTATINE AQUILANE”

Se si vuol parlare di Giovani, Giornalismo e l’Aquila allora si può anche dire “pozzo senza fondo”.
Infatti, sembrerebbe proprio che non siano solo dei casi isolati quelli raccontati nei giorni scorsi. Ma appare quasi evidente che esisterebbe un sistema collaudato di sfruttamento.
Ancora oggi, dopo l’articolo di ieri, vi racconteremo un ennesimo caso di ragazzi trattati da “schiavetti delle testatine giornalistiche aquilane”.
“Schiavetti delle testatine aquilane” come ci racconta un altro ragazzo di cui proprio oggi abbiamo ricevuto notizie.
Vi portiamo la storia di quest’altra fonte. Tutto si svolse esattamente un anno fa.
Come in tutti i casi chi ci contatta racconta dei primi scambi di email con un quotidiano online aquilano. Come ci viene testimoniato, l’offerta sembrava professionale, infatti l’annuncio di riferimento si trovava proprio sul sito e  citava “Cerchiamo personale per la redazione di…”.
 La differenza più grande rispetto ad altri casi, però, fu che questo ragazzo ebbe solamente contatti telefonici con il direttore responsabile.
Infatti, dopo aver inviato il proprio curriculum, venne preso come in tutte le altre testimonianze per un “periodo di prova”. Ovviamente non si permise mai di chiedere compensi. Ed é bello vedere come questo fantomatico “periodo di prova” torni sempre a galla.
Dicevo all’inizio che questa nuova fonte ebbe solo contatti telefonici. Per un mese ed anche più  venne spedito sotto commissione telefonica da una conferenza stampa all’altra, senza aver mai visto oppure senza essere mai stato invitato ad un incontro con il direttore responsabile. Ed ovviamente, non vide mai neppure alcun compenso; (quantomeno nella storia che raccontammo precedentemente il direttore di un altro quotidiano online diede all’ennesimo malcapitato due rimborsi spesa da 50 euro). La nostra fonte ci riferisce anche di un breve episodio, sempre rigorosamente telefonico, in cui provò a parlare della possibilità di cominciare a parlare anche di compensi seppur minimi; ma intimorito dalla risposta del direttore “come scusa??!!” non insistette più di tanto.
E così, dopo esser stato sbattuto da una parte all’altra, tra una conferenza stampa e l’altra (dove sembrava di dover andare più per propaganda politica dovuta, che per fare informazione), e dopo aver portato a termine pezzi che  vennero pubblicati, decise di abbandonare quello che all’inizio gli sembrava un buon modo per apprendere sempre di più il mestiere.
La storia di questo ragazzo, finisce senza che abbia mai visto il direttore del quotidiano on-line di cui ci parla, senza che abbia mai ricevuto un seppur minimo compenso, ma con il risultato che il quotidiano pubblicò sempre i pezzi della nostra fonte. Almeno per qualcuno il finale non è amaro.
Ma forse qualcosa può essere fatto. Forse, e ripetiamo quello scritto nell’articolo precedente, se davvero qualcuno vuole davvero bene all’Aquila, potrebbe cominciare a sbirciare nei finanziamenti dati a quotidiani on-line ed alle Associazioni di Volontariato. Chissà che non ci siano stranezze nel modo in cui vengono “offerti” e gestiti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                             lorenzo p.
                                                                                                           lorenzo.petrilli@libero.it 

30/01/14

GIOVANI, GIORNALISMO E VOLONTARIATO : “LAVORAVO IN NERO E PER COPRIRSI LE SPALLE MI FECERO SOTTOSCRIVERE UNA TESSERA DEL VOLONTARIATO”

Oggi vorremmo raccontarvi la storia che ci è arrivata direttamente da un’esperienza aquilana. Parla di giovani, giornalismo e… volontariato.
Tutto ha inizio in un periodo che non specificheremo, come non specificheremo il nome della nostra fonte.
Chi ci contatta  racconta la sua storia “Nera” di giornalismo aquilano.  
Dopo  alcuni scambi di email  finalmente “la fonte” riuscì ad avere un incontro con il direttore di un quotidiano on-line. Successivamente, attraverso breve colloquio fece una buona impressione ottenendo il fantomatico “periodo di prova”. Questo periodo di prova lo ottenne con la semplice sottoscrizione di un documento ed il versamento di una quota Associativa di 15 euro che il direttore offrì di tasca propria e che avrebbe identificato la nostra fonte come Volontario presso il quotidiano on-line in questione  . Un’esperienza che ritenne di dover fare per apprendere sempre più nel campo del giornalismo. Quella, sembrava un’ottima occasione.
Così cominciò a lavorare scrivendo articoli (anche abbastanza ben fatti e che riscossero diversi successi) e facendo riprese in varie conferenze stampa dove spesso vengono mandati ragazzi sottopagati o per meglio dire non pagati.
Era una persona che non chiedeva molto; quando c’era un servizio da dover montare dopo aver passato un’intera giornata fuori, accettava anche di restare in redazione fino a tardi per terminare al meglio il lavoro. Una volta, ci scrive, accettò anche di dormire in una sistemazione che non fosse casa sua poiché la mattina seguente, sempre gratuitamente, avrebbe dovuto realizzare delle riprese in un incontro molto importante che si tenne poco fuori l’Aquila.
Passarono alcuni mesi e le uniche cose che riuscì ad ottenere furono un paio di rimborsi spesa di 50 euro per mese.
“A poco a poco”, ci scrive, “cominciai a nutrire dubbi, per prima cosa su quell’ adesione che venne chiesta per diventare un Volontario”. In questo modo,anche se nella realtà delle cose la nostra fonte  lavorava  in Nero, questo non sarebbe sussistito  semmai qualcuno avesse effettuato dei controlli. Infatti, con la firma apposta su quella prima adesione, diventava a tutti gli effetti un Volontario del quotidiano on.line. Il direttore avrebbe avuto come si suol dire le spalle coperte.
Nonostante tutto, però, continuò a fare il suo lavoro perché come ci scrive “devo imparare ancora tanto ed anche se la situazione è questa non posso farci niente”.
Comunque,  la pazienza di ognuno ha un limite. Dopo due mesi di duro lavoro in Nero, si trovava in redazione alla presenza di un regista che lavorava con altri quotidiani on line ed un suo collaboratore; la parola fine a quell’esperienza la mise quando in quella stanza sentì dalla bocca del direttore che quel regista ed il suo collaboratore avrebbero avuto da subito un contratto regolare da parte dello stesso quotidiano.
A quel punto decise di mollare e tornarsene a casa.
Questa storia tutta aquilana aiuta a farci alcune domande tra le quali: Chi controlla come vengono spesi i finanziamenti dati ai quotidiani on-line ed alle associazioni culturali? Esistono delle realtà che sono favorite da questo o quell’altro politico? Come mai la maggior parte delle persone che collabora (a tempo più che pieno) con i quotidiani aquilani, è sempre irregolare? Sono davvero utili tutti i quotidiani aquilani oppure qualcuno nasce solo per prendere finanziamenti, giocando con ragazzi che vogliono apprendere davvero il mestiere? E in ultimo, ma preferiremmo che voi ci aiutaste a compilare la lista di domande che vorremmo fare a chi di dovere, perché tanti quotidiani on-line vanno alle inaugurazioni dell’acquisto di mezzi spazzaneve dove è offerto dal Comune anche un ricco buffet?
Questa è una breve storia raccontata grazie alla segnalazione della nostra fonte; è una piccola finestra, una delle tante che abbiamo aperto raccontando nel precedente articolo, dei ragazzi assunti in Nero come camerieri in un ristorante frequentato assiduamente dalla Guardia di Finanza. Paradossi aquilani che non ci fanno smettere di pensare come l’Aquila sia e resterà per sempre uno specchio dell’Italia, dalle negatività, alle positività.

Ma per adesso le negatività sono ovunque e se davvero qualcuno vuole  bene all’Aquila, cominci a sbirciare nei finanziamenti dati ai quotidiani on-line ed alle Associazioni di Volontariato.

                                                                                                                                                                  lorenzo p.
                                                                                                                               lorenzo.petrilli@libero.it

13/11/12

Quando la cattiva informazione non paga: esempi quotidiani


Quando paga il giornalista che sbaglia? Verrebbe da dire che la risposta è: mai.
Anche se l’ormai famoso “Caso Sallusti”, ha dato un forte richiamo alle responsabilità di chi dà notizie sui mezzi di informazione.
In questo articolo vorrei essere molto provinciale e vi parlerò della responsabilità di chi scrive su un quotidiano cartaceo. Lo farò attraverso un esempio molto locale ed allo stesso tempo significativo.
Il quotidiano in questione è ‘Il Centro’ ed il giornalista è Walter Teti.
I giorni 9 e 10 novembre 2012 a San Valentino in Abruzzo Citeriore, paese in provincia di Pescara, si è tenuta la due giorni della manifestazione”Cantine Aperte a Castrum Petrae”, quest’anno alla sua undicesima edizione. Come di consueto, qualche giorno prima fu fatto girare  un comunicato stampa fra tutte le testate giornalistiche online e cartacee. Tra queste c’era anche il quotidiano in questione.
Il giornalista sopra citato, in genere incaricato di occuparsi di tutte le notizie proveniente dalla zona Val Pescara, si occupò anche di questa manifestazione. L’articolo venne pubblicato un paio di giorni prima dell’evento che, secondo Il Centro, si sarebbe dovuto svolgere i giorni 10 e 11 Novembre (anziché 9 e 10). Cosa portò questa cattiva informazione? Il giorno 11 arrivarono degli autobus carichi di persone che, leggendo quell’articolo erano sicuri di trovare l’evento “Cantine Aperte a Castrum Petrae” in pieno svolgimento. Invece era tutto falso perché l’evento era terminato il giorno 10 Novembre.
Quell’articolo, scritto facendo cattiva informazione, ha causato più danni: da una parte un centinaio di persone affittarono un autobus trovandosi poi davanti ad una manifestazione terminata il giorno prima; dall’altra gli organizzatori hanno perso l’occasione di far conoscere il loro evento a quelle persone e di sicuro un rientro economico.
Nel mezzo, loro. Walter Teti ed il quotidiano ‘Il Centro’ che comunque sia andata non hanno perso nulla. Chi di loro pagherà per le false notizie date?
Questi retroscena  sono poco importanti ma dovrebbero far comprendere quanto la cattiva informazione possa provocare danni a tutti i livelli e che c’è sempre qualcuno che non paga per i propri errori.
Se anche tu conosci storie di cattiva informazione invia una email a lorenzo.petrilli@libero.it

                                                                                                                            Lorenzo p.