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04/01/16

Il blog "Il Polipo" denunciato per diffamazione

Ad oggi, per questi tre articoli: SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO: ALL’AQUILA POSSIAMO CREARE UN MODELLO ESPORTABILEGIOVANI, GIORNALISMO E VOLONTARIATO : “LAVORAVO IN NERO...,IL SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO, “IO ENNESIMO SCHIAVETTO DELLE TESTATINE AQUILANE” il blog "Il Polipo" a nome di Petrilli Lorenzo é stato citato per diffamazione. Infatti, qualche mese fa é arrivata un'accusa di diffamazione secondo l'articolo 595 c. 3 del Codice Penale.
Il 15 Marzo 2016 ci si dovrà presentare presso la nuove sede del Tribunale dell'Aquila per rispondere del reato.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              lorenzo p.
                                                                                                                         lorenzo.petrilli@libero.it

14/09/11

L'Aquila, la Perdonanza, i giovani. Liliana racconta

La Perdonanza aquilana la sentono tutti a L'Aquila, ma cosa ne pensa una ragazza che dovrà convivere con una ricostruzione difficile? Liliana ci racconta come i quatrani hanno vissuto la Perdonanza 2011 in questo momento difficile per la città.

L’Aquila sarà pure una delle città più fredde d’Italia. . . ma oggi fa caldo da morire. La canicola è tale da farti propendere per un’unica soluzione –che, guarda caso, è la più quotata: perché non passeggiare in centro, dove la pietra dei muri protegge dal caldo e la brezza che soffia dai vicoli è fresca e refrigerante? E guarda un po’ che fortuna hanno i forestieri: continuano a vedersi passare davanti dame e messeri in vesti duecentesche, sbandieratori e gente che porta a spasso falchi e aquile… sembra di essere tornati indietro di parecchi secoli!
Fa caldo, è l’ultima settimana di agosto. Tornare fra i banchi di scuola non è di certo una proposta attraente, ma in fondo siamo quasi contenti di essere nella nostra città: è arrivata la settimana della Perdonanza, e noi quatrani dobbiamo esserci.
Forse non è la sfera religiosa a interessare i più, non quando questa è la prima vittima dei dubbi iperbolici con cui ogni adolescente impara a convivere e a lottare. Ma nessuno dimentica le origini di questa ricorrenza; credenti e non, tutti siamo allo stesso modo elettrizzati da questo evento senza eguali…  è lo stesso sentimento che ogni aquilano prova nel leggere “di colui che fece per viltade il gran rifiuto” quando si trova a studiare Dante e il suo Inferno.
 Pur con questo gran caldo, la gente vestita con lunghi abiti d’epoca sembra essere a proprio agio e tutti, ma proprio tutti, camminano con un sorriso orgoglioso stampato sul volto. È uno spettacolo anacronistico e colpisce dritto l’immaginazione: è sempre stato facile e quasi automatico inserire quelle figure nel loro contesto, aiutati dall’atmosfera e dallo sfondo dei maestosi palazzi antichi. Certo, prima i dettagli da eliminare con l’immaginazione erano pochi: magari quel cestino della spazzatura nel XIII secolo non c’era, e neanche quell’insegna pubblicitaria… ora, oltre ai cestini e alle pubblicità, dobbiamo sforzarci di far finta che non ci siano neanche i mastodontici e meticolosi puntellamenti ad ingabbiare la città o le camionette dei militari, o ancora le transenne che sbarrano i vicoli.
Ma si può fare. Ora che le cose materiali sono a pezzi, della storia dell’Aquila restano solo le tradizioni e gli aquilani vogliono conservarle: abbiamo salvato la Perdonanza e tutto ciò che ne consegue come se fosse stata un effetto personale recuperato dalle macerie delle nostre case, una supersite forse un po’ ammaccata ma -proprio per questo- ancora più preziosa. E noi giovani ci teniamo come non ci abbiamo mai tenuto prima; prima del terremoto era semplicemente una sfilata che ingarbugliava il traffico e riempiva il centro, tanto che non si poteva neanche camminare. Ora invece il cuore sussulta ad ogni percussione dei tamburi degli sbandieratori.
Ma l’aspetto folkloristico è solo la ciliegina sulla torta di un evento che occupa un’intera settimana, la più degna di essere vissuta all’Aquila: il clima di festa e di eccitazione permea ogni giorno le vie della città, spingendo tutti ad uscire per vedere, girare, incontrare, scoprire: cosa avranno organizzato? Cosa ci sarà di nuovo stasera? Dopo due anni di stasi post-terremoto, essere adolescente e avere la possibilità di chiedersi cosa ci sarà di nuovo è un gran risultato. Dopo mesi e mesi repressi ad inventare nuovi modi per svoltare la serata, sapere che anche “i grandi” (rigorosamente tra virgolette) per una settimana cercheranno di perseguire il nostro stesso scopo è abbastanza per essere elettrizzati.
In questo momento storico, un evento quale la Perdonanza rappresenta la possibilità di svagarsi, restando però allo stesso tempo fedeli al proprio essere aquilani e alle proprie tradizioni; chissà, forse è proprio quello di cui avremmo bisogno.
Nel frattempo per una settimana almeno ci godiamo la festa, riscopriamo le nostre tradizioni e continuiamo a fantasticare su quando L’Aquila era quella di Celestino V… e su quando sarà di nuovo nostra.


                                                                                                               Liliana Farello

25/07/11

L'Aquila dei "quatrani"

Una città disastrata vista dagli occhi di una adolescente

C’era una volta una città abbarbicata sulle montagne, raccolta in una conca, in cui durante le sere estive la cappa d’aria calda si alzava in favore di una brezza refrigerante: quando cominciava a tirare quel venticello i cittadini facevano capolino dalle proprie case, lieti di poter finalmente fare quattro passi, e scendevano a riempire le strade, i vicoli, i bar e i locali dell’Aquila.
I quatrani, ragazzi come tanti dal dialetto facile, divoravano un hot dog e poi schizzavano verso le postazioni collaudate ormai da tempo: le nicchie della scalinata di San Bernardino, custodi di indicibili segreti; i portici, teatro di ogni sorta di incontri, amori, scontri, figuracce e avanti così; Piazza Palazzo, dove lo sguardo austero di Sallustio rinnovava ogni sera l’odio da parte dei liceali, gli stessi che fino a qualche mese prima erano stati costretti a tradurre la sua prosa, e gli amati dintorni; San Pietro, con i posti da cui i genitori apprensivi ci dicevano di tenerci lontane. . . dopotutto, eravamo piccole.   
Piccole, sì, ma evidentemente già abbastanza cresciute per sentire la terra tremarci sotto i piedi giusto qualche mese dopo.
 Mentre gli adulti si davano un gran da fare e sistemavano i propri pargoli in strutture antisismiche, noi adolescenti  –che non siamo né carne e né pesce- ci siamo ritrovati parcheggiati in una non-città. L’Aquila post sisma é diventata un’accozzaglia di posti lontani tra loro chilometri e chilometri, come se il centro fosse esploso e ogni luogo fosse schizzato all’altro capo della città: riallacciare tutto era impossibile. Ognuno di noi aveva già da combattere la propria personalissima lotta per diventare adulto, cosa che sarebbe successa con o senza terremoto, ma ora anche il campo di battaglia ci metteva i bastoni tra le ruote. Per gli stessi adulti che si stavano dando quel gran da fare L’Aquila era stata lì, quando ne avevano avuto bisogno. Perché per noi no?
Di certo, la nostra adolescenza avremo voluto (e vorremmo tuttora) viverla per le strade della nostra città. . . ma è andata diversamente. Ci siamo ritrovati dentro un centro commerciale che diventava di mese in mese più tetro e asfissiante e lungo una strada colma di locali incastrati alla bell’è meglio dove prima c’era il nulla, con la consapevolezza che L’Aquila di un tempo non sarebbe tornata in tempo per viverla spensierati; ma, come si dice da queste parti, quesso è e quesso remane: inutile piangersi addosso.
I bambini cresceranno in una nuova città, gli adulti sono cresciuti in quella vecchia; noi facciamo la spola tra vecchio e nuovo, riprendendoci poco a poco quello che ci apparteneva. Come il centro storico, per esempio.
Se ci si avvicina ai vicoli transennati talvolta si percepisce la puzza di muffa che in centro è ristagnata da due anni e un brusco calo di temperatura: anche sotto la canicola più pesante, da quelle stradine soffiano spifferi freddi.
Eppure fra transenne e camionette di militari, fra le ore ad aspettare un autobus e quelle passate nei locali vecchi e nuovi, fra l’amarezza di annusare la città morta e il piacere di scoprire che “ehi, ma questo vicolo l’hanno riaperto!”, anche se alla fine quel vicolo non porta da nessuna parte, noi quatrani stiamo tornando a schizzare per le strade dell’Aquila. Un po’ più cauti e un po’ più provati, ma forse anche un grammo più cresciuti.
C’è una città abbarbicata sulle montagne, raccolta in una conca, in cui durante le sere estive la cappa d’aria calda si alzava in favore di una brezza refrigerante; quando comincia a tirare questo venticello ai cittadini torna la voglia di riempire le vie del centro. . . 


                                                                                                                        Liliana F.

27/06/11

A L'Aquila si riparte anche dalla palestra...

È con soddisfazione che l’Associazione Tao Art conclude il programma di studio 2010-2011 di Arti Marziali Cinesi con una dimostrazione degli allievi di Kung-Fu e TaiJiQuan, tenutasi nella palestra della scuola media “Dante Alighieri” di L’Aquila il 18 e 19 giugno alla presenza di un numeroso pubblico di appassionati.

Isabella Nardis, cintura nera di Kung-Fu e TaiJiQuan, allieva diretta del M°Chang Yu-Shin della scuola “Arti Marziali Cinesi M° Chang Dsu-Yao”, ha presentato gli allievi nello spazio Art Nouveau (L’Aquila) e nella palestra Olympian’s Gym (nucleo industriale di Bazzano).
Questa occasione ha rappresentato per gli allievi non solo un puro evento sportivo a conclusione delle lezioni, ma anche una vera e propria "ripartenza", soprattutto perché questa è stata la prima dimostrazione post terremoto tenutasi in città: lo scorso anno infatti le conseguenze ancora troppo vive del sisma non hanno reso possibile una conclusione accademica come quella di quest'anno.
Nonostante le difficoltà, dovute sia al crollo del “Dedalus”, uno spazio teatrale che ospitava i corsi di arti marziali dal 1999, vicino Piazza San Pietro, sia ai problemi logistici degli allievi, è stata forte sin da subito la volontà di continuare le attività. Grazie alla tenacia dell'insegnante, il gruppo di ragazzi, universitari, e di adulti di tutte le età, si è potuto nuovamente riunire. Da maggio 2009 è stato possibile riorganizzare le lezioni presso la tendopoli di Centi Colella e successivamente, nelle due sedi de l' "Art Nouveau" e "Olympian's gym".
Isabella Nardis
In una situazione come quella dell'Aquila, in cui è importante per i ragazzi ritrovarsi e tornare a condividere uno spazio, un'attività, un interesse comune, anche lo sport contribuisce a dare un forte senso di appartenenza a un gruppo. Così è stato per questi ragazzi che, entusiasti di aver potuto continuare insieme il loro percorso di apprendimento del Kung Fu e Tai Chi, hanno voluto, sabato scorso, condividere con la città la loro passione per quest'arte, che dedica spazio non solo all'allenamento del corpo, ma anche all'equilibrio dello spirito e della mente. Anche per i bambini, che si sono messi alla prova per la prima volta davanti a un vero e proprio pubblico, è stata una giornata piena di entusiasmo e soddisfazione, conclusasi con la consegna delle medaglie conquistate per la serietà e l’impegno dimostrati nello studio della disciplina.
Questo è stato un anno ricco di soddisfazioni per la scuola di Arti Marziali Cinesi diretta da Isabella Nardis, i cui allievi sono stati premiati anche nella manifestazione svoltasi nel Palasport di Montefiascone (Vt), dal centro “New Angel”.
L’Associazione Tao Art ringrazia tutti coloro che hanno partecipato e il comune di L’Aquila per aver patrocinato la manifestazione.

                                                                                      Tao Art L'Aquila

12/04/11

MAFIA, IL MARCIO DELL’ITALIA...E ALTRO

Oggi la Mafia italiana può vantare un capitale economico che riesce far impallidire il Prodotto Interno Lordo di molte nazioni; il suo fatturato di circa 130 miliardi di euro rappresenta il 6% del PIL nazionale. Tuttavia attenti a giocare con i numeri. Il riferimento è alle affermazioni di Roberto Saviano (che rimane sempre e comunque lo scrittore che più di tutti fa valere le sue parole, le sue inchieste, contro la mafia) secondo cui: “Solo con la coca i clan fatturano 60 volte quanto la Fiat e 100 volte Benetton”. Bene, quando si parla di numeri e di fatti bisogna conoscerli e saperli analizzare, lo ha fatto Luca Ricolfi ed il risultato è questo :” Da diversi anni Roberto Saviano ripete ai suoi intervistatori: «L’azienda coca è senza dubbio alcuno il business più redditizio d’Italia, solo con la coca i clan fatturano 60 volte la Fiat». Peccato che il fatturato della Fiat sia circa 50 miliardi di euro, e che 50 per 60 faccia 3 mila miliardi, una cifra che eccede l’intero pil dell’Italia (1.500 miliardi) e l’intero fardello del debito pubblico. Eppure, di nuovo, nessun intervistatore, lettore o correttore di bozze ha avvertito l’assurdità, e tanto meno ha provato a comparare la cifra implicitamente denunciata da Saviano, 3 mila miliardi, con le stime più autorevoli sul traffico di cocaina dei clan, tutte inferiori a 30 miliardi”.


Una delle maggiori problematiche che indebolisce la società italiana è la presenza della criminalità organizzata che negli ultimi anni, si è propagata in tutto il territorio nazionale. L’Italia è insidiata da quattro formazioni criminali autoctone: Cosa Nostra di origine siciliana, la ‘Ndrangheta di origine calabrese, la Camorra di origine campana e la Mafia pugliese detta anche ‘quarta mafia’; quest’ultima, secondo il rapporto annuale della DNA (Direzione Nazionale Antimafia) "non e' un'associazione unitaria, ma un insieme di gruppi criminali distinti che agisce con metodi mafiosi e persegue finalità mafiose". La Sacra Corona Unita(mafia pugliese) , negli ultimi tempi ha lasciato il ruolo di consulente delle altre mafie su come introdurre prodotti illeciti nel territorio pugliese ed ha acquistato sempre più un ruolo di primo piano nella commissione diretta di attività mafiose come usura, droga, estorsioni,migranti, prostituzione, contrabbando,rapine ed ha affinato capacità operative nella criminalità dei colletti bianchi.



'ndrangheta al nord-ovest
(corriere della sera/SETTE-2 dic 2010 numero 48)
 Negli ultimi anni la criminalità organizzata si è spostata dai suoi luoghi di provenienza e si è insidiata nel centro-nord, in particolare esponenti della ‘Ndrangheta hanno colonizzato il tessuto politico, istituzionale, economico di regioni come Piemonte, Liguria, Lazio, Umbria, Emilia Romagna e Abruzzo dove sono emersi interessi molto pericolosi negli appalti per la ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009. Questa associazione mafiosa mantiene indipendenti diverse dislocazioni dalla sede principale in Calabria con la quale però intrattiene stretti rapporti e dalla quale dipendono le scelte strategiche. La ‘Ndrangheta oggi è l’assoluta dominatrice della scena criminale italiana e rende la mafia di origine straniera quasi irrilevante. Molto preoccupanti sono le infiltrazioni nella pubblica amministrazione, nella relazione annuale della DNA si afferma che ''la ‘Ndrangheta ha caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale, globalizzata ed estremamente potente sul piano economico e militare tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l'aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale''.
INTERVENTO DRAGHI MAFIA

Se la ‘Ndrangheta diventa sempre più forte da tutti i punti di vista, chi subisce delle perdite è Cosa Nostra che, tuttavia, è comunque in grado di sopravvivere grazie alla propria struttura che gli permette di mantenere stabili le sue attività economiche, sociali e politiche continuando ad utilizzare il sistema di estorsione, l’inserimento nel settore degli appalti pubblici, nei mercati ortofrutticoli e nel settore delle sale da gioco lecito.

L’organizzazione criminale che si pone a livello della ‘Ndrangheta è la Camorra che si distribuisce sul territorio nazionale in varie aggregazioni, in vari gruppi decisionali, capaci di dar forma a strategie criminali più o meno complesse. Sicuramente la concentrazione di piccole attività produttive ed economiche nel territorio del napoletano facilita l’ingresso della Camorra nei mercati legali che vengono sfruttati da quest’ultima.
53 Economia Illegale e Criminale

Oggi la mafia in Italia si insinua soprattutto negli appalti per lo smaltimento dei rifiuti che in realtà vengono solo smaltiti in maniera illegale e nello smaltimento di rifiuti tossici che vengono trasportati dal nord e scaricati nei terreni delle aree del sud come Campania, Calabria, Abruzzo.
DOSSIER LIBERA AQUILA ABRUZZO CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Oggi le mafie controllano 1/3 del territorio italiano e la “mafia spa” è la prima azienda italiana con un giro d’affari di circa 130 mld di euro l’anno. Le organizzazioni criminali oggi sono come una qualsiasi multinazionale che opera nell’economia globale. Il 30 maggio 2008 George Bush inserisce la ‘Ndrangheta nella lista nera delle organizzazioni “canaglia” istituita con il Kingpin Act del 1999. In uno studio condotto dal Senatore John Kerry con la collaborazione dell’Università di Pittsburgh, diventato successivamente un rapporto al Congresso degli Stai Uniti e poi un libro (ignorato in Italia), l’ex candidato alla Casa Bianca esamina il rapporto mafia-economia e mafia-democrazia delle cinque mafie più potenti del mondo (cinese, giapponese, russa,italiana,sudamericana) e conclude affermando che esse costituiscono la terza potenza economica mondiale capace di stravolgere le regole del mercato e di condizionare fortemente l’economia legale e la democrazia. Per quanto riguarda le mafie italiane (indicate come mafia) Kerry sottolinea che “per assicurarsi protezioni ad alti livelli i mafiosi italiani si concentrano sui politici, comprano numerosi ufficiali di grado elevato e corrompono politici di altri paesi. Inoltre sono rispettate perchè hanno fornito alle altre il know how”.

La caratteristica fondamentale delle criminalità organizzata italiana è che viene esportata, ad esempio nell’operazione denominata ‘Crimine 2’ dell’8 marzo 2010 in cui vennero arrestate 41 persone, si é confermato un modello criminale esportato prima nel nord Italia, in particolare a Milano e poi in Germania, Australia, Svizzera e Canada.

                                                                                                               lorenzo p.

FONTI:

RELAZIONE ANNUALE DNA

RELAZIONE ANNUALE DNA-antimafia duemila

MAFIA SPA

ROBERTO SAVIANO, VI RACCONTO L’IMPERO DELLA COCAINA

RICOLFI: CIFRE, CHI LE SPARA PIU’ GROSSE

ARTICOLO CORRIERE 1997- LIBRO JOHN KERRY

05/04/11

Razionalmente di pancia: una sera, due chitarre...l'Aquila

"Buongiorno Italia, buongiorno Maria, con gli occhi pieni di malinconia, buongiorno Dio ... lo sai che ci sono anch'io....Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare una canzone piano piano".
Possono due chitarre far tornare l’Aquila a volare?
Nel loro piccolo SI !!!
Ieri sera sono salito con degli amici in centro all’Aquila.
Parcheggiamo la macchina vicino la fontana luminosa costruita nel 1934, uno dei simboli più importanti della città, , ci dirigiamo verso la piazzetta de Ju Boss, storico locale aquilano meta ogni sera di giovani e meno giovani, studenti e lavoratori. Davanti al locale, una ventina di persone le cui voci, i cui schiamazzi di vita, non sono più coperti da musica o rumore di altra gente; a coprire quelle poche voci c’era paradossalmente il silenzio surreale di un’intera città ferma al 6 Aprile 2009. Quello, era un silenzio che sovrastava le voci dei ragazzi presenti.
Non un suono diverso da timidi chiacchiericci si levava dalla piazzetta; lo sguardo, ad un certo punto, mi cade sullo scorcio che dal locale Ju Boss si dirige verso Piazza Duomo, così decido di avvicinarmi per scorgere meglio l’intero viale e dopo essere passato davanti a due camionette militari, scorgo l’inferno: un viale puntellato a destra e sinistra, desolato;
quello che riesco a vedere lo fotografo:


Dopo essere rimasto senza parole torno nella piazzetta della cantina dove spuntano improvvisamente due chitarre. Il loro suono comincia a rimbombare nel vuoto; ad un tratto, sembra come se le note musicali cominciassero a spingere il più lontano possibile il silenzio assordante che fino ad allora dominava sui timidi chiacchiericci; canzone dopo canzone, nota dopo nota, nelle facce quasi tristi, sconsolate, comincia ad intravedersi, comincia a sentirsi un sospiro di sollievo. Da repertorio italiano a repertorio internazionale, a repertorio dialettale, questo senso di sollievo (cosciente del fatto che la situazione è ancora sconsolata) si espande in tutta la zona, si accenna anche a qualche applauso, il proprietario di un bar a pochi passi dalla piazzetta, nel frattempo che gettava delle bottiglie di vetro nel cassonetto apposito accenna un timido sorriso, ma una delle cose che mi ha colpito di più, è stato il momento in cui dei ragazzi hanno chiesto di potersi unire a noi per cantare e ballare: sebbene molto probabilmente avrebbero fatto quella richiesta in qualsiasi altro momento, questa, ho l’idea che rispecchiasse l’aria che si respira all’Aquila da ormai troppo tempo: un senso di vuoto, una richiesta da parte della città di voler ricominciare ad essere felice, di poter ricominciare a vivere ed a camminare con le proprie gambe, una richiesta di sostegno e di vicinanza. Una delle necessità fondamentali che ha l’Aquila oggi, è la riapertura di quelle attività che possono aiutare la città a risollevarsi (la sera è bruttissimo fare una passeggiata nel buio delle vie e tra una puntellatura e l’altra): a tutt’oggi nel centro storico mancano all’appello 800 attività economiche che, dopo il sisma del 6 Aprile 2009 (DATI CONFINDUSTRIA-CNA) non hanno più riaperto e se non rinasce la vita produttiva aquilana, non torna a vivere nemmeno il tessuto sociale.

Due chitarre, nel loro piccolo, ieri sera hanno portato una ventata di allegria che per cinque ore hanno devastato quel silenzio assordante che avrebbe voluto regnare tutta la sera.




                                                                                                          lorenzo p.

30/03/11

UN ARTICOLO SULL'ONDA DELL'EMOTIVITA'...FORUM, L'AQUILA ED I SUOI FRATELLI

Il racconto di una figurante: << A L’Aquila va tutto bene >>.Ed esplode l’indignazione tra la popolazione.




rita dalla chiesa e il tribunale di forum

Il caso è scoppiato sin da subito quando venerdì 25 marzo, durante la trasmissione “Forum” condotta su Canale Cinque da Rita Dalla Chiesa, è stato trattato il caso di una sedicente aquilana che citava in giudizio il marito, colpevole, a suo dire, di non volerla aiutare dal punto di vista finanziario a riaprire la sua attività di sartoria, interrotta e non più ripresa a seguito del sisma del 6 aprile 2009.
Sembrerebbe una storia vera, o almeno verosimile, di una donna volenterosa con un’attività che vuole riaprire i battenti dopo il terremoto; sennonché la signora Marina (questo il suo nome), parlando della situazione in città nella sua requisitoria, ha illustrato un contesto che è ben lungi dal rappresentare davvero la realtà cittadina che tutti gli aquilani vivono quotidianamente.

Frasi come "Tutte le attività hanno riaperto, manca solo la mia" o "Stanno ricostruendo, anzi dobbiamo ringraziare qualcuno, che non ci ha fatto mancare niente!", "I giovani sono andati via ma stanno ritornando" infine, "Io vorrei ringraziare, non so se posso…" ,"Il governo, certo" le viene in aiuto la Dalla Chiesa. Ma non è tutto: "Tutti hanno una casa coi giardini, i garage… L’Aquila sta tornando come prima...meno male che c’è stato questo Stato".
La reazione a queste parole è stata fulminea: già nella prima mattinata una telespettatrice aquilana, indispettita, ha contattato la redazione di TVUNO, emittente locale, esprimendo tutta la sua rabbia per le falsità e le mistificazioni raccontate dalla signora Marina.



la signora marina,finta terremotata
Non è si trattato, infatti, della rappresentazione artificiosa di un caso verosimile, né della reinterpretazione di una circostanza realmente accaduta e recitata per un pubblico, come avviene abitualmente nella trasmissione: ci si è trovati davanti ad una clamorosa distorsione dei fatti, piegati ad arte per rendere credibile una storia inserita in un contesto che invece è del tutto reale e fa capo ad una situazione, quella aquilana, che è stata clamorosamente alterata.
Chi avrebbe il coraggio di dichiarare che L’Aquila è ricostruita? Che i centri storici sono tornati al loro splendore, alla loro bellezza? Che tutti –tutti- gli abitanti della città sono tornati e hanno una casa? Che coloro che alloggiano ancora negli alberghi lo fanno "a spese dello Stato, mangiano, bevono e non pagano niente" perché non vogliono tornare? Che ormai "nessuno ha paura del terremoto"?
Bisogna constatare amaramente che non c’è da stupirsi di ciò, in un certo senso, se si ricorda la gestione mediatica di questo terremoto: sin dal settembre 2009 sulle tv nazionali e su gran parte dei quotidiani è passato il messaggio di un millantato “miracolo aquilano” preceduto, nei mesi estivi, da slogan come "Dalle tende alle case". E mentre il Paese, guardando le immagini delle new towns, credeva a una ricostruzione che tale non era, quegli aquilani (dalle amministrazioni ai cittadini stessi) che osavano illustrare al grande pubblico la reale situazione di una ricostruzione che stentava a partire, venivano tacciati di ingratitudine verso il governo e criticati per aver semplicemente denunciato tutto ciò che ancora doveva essere fatto.

È un caso che ciò sia avvenuto sulle reti Mediaset, facenti capo al Presidente del Consiglio e quindi al governo? È questa la circostanza adatta per parlare di propaganda, per ritenere quest’episodio l’ennesima prova di una campagna promozionale volta a riproporre ancora un (inesistente) miracolo aquilano per accrescere il consenso intorno al governo?

Certo è che la rabbia degli aquilani di fronte ad un ulteriore nonché fasullo dipinto della condizione della città è molto forte e l’enorme indignazione è accresciuta dal fatto che quest’increscioso episodio è accaduto a pochi giorni dal secondo anniversario del sisma del 6 Aprile 2009, che per tutti i cittadini è ancora un ricordo doloroso sul quale purtroppo, non si smette di speculare.

                                                                                                     Michela Del Zoppo





25/11/10

COME SI VEDE LA MANIFESTAZIONE??

Per una ricostruzione vera, democratica e trasparente. Questo lo spirito della manifestazione tenutasi all’Aquila il 20 novembre 2010. Inoltre, durante la manifestazione sono state raccolte firme per la presentazione di una legge popolare, utile ad una ricostruzione certa.
Ho raccolto gli articoli di varie testate giornalistiche nazionali, per capire il modo in cui viene affrontata una manifestazione, fatta da cittadini che hanno voglia di ricostruire la loro città. Le testate prese in considerazione sono: CORRIERE, MANIFESTO, UNITA’, GIORNALE, LIBERO, STAMPA, REPUBBLICA, MESSAGGERO. Le date prese in considerazione vanno dal 15 al 24 novembre 2010.

MESSAGGERO
MANIFESTO
MANIFESTO
CORRIERE
 
                                                                                                                       lorenzo p.

09/11/10

Servizi e Cultura?? no!.....Protesta!!!

Si potrebbe partire da questi dati, pronunciati da Roberto Saviano e Fabio Fazio nel programma assai discusso ancor prima che cominciasse, per descrivere la situazione in cui versa ormai da tempo la cultura e la formazione italiana.
Proprio questo disinteresse da parte del governo 2008/2010, porterà le università italiane ed i loro membri a scendere in piazza il 17 novembre 2010 (giornata internazionale degli studenti) FLC CGIL GIORNATA INTERNAZIONALE STUDENTI.
Si manifesterà anche all’Aquila dove, i tagli esponenziali del governo, toccano le ferite ancora fresche procurate dalle imprudenze e scarse professionalità le quali, ancora oggi non hanno nomi e cognomi.
Nella situazione in cui i tagli sono trasversali, l’università aquilana vive una condizione di precarietà a livello economico, occupazionale, professionale e logistico. A tal proposito, l’UDU, organizza per mercoledì 10 novembre 2010 un sit-in di protesta presso le mense vicino al Polo di Coppito ed ex-Optimes. Chiederà che, dopo la chiusura del 15 luglio 2010 <<per motivi igienici>> delle stesse su provvedimento ASL e, dopo le molte sollecitazioni a Regione, Provincia,Comune, Protezione Civile e Adsu, un ripristino dell’attività delle mense in luoghi appositamente dedicati agli studenti. UDU MENSE
Questi eventi, stanno ad indicare una situazione in cui è sempre più evidente lo strappo tra istituzioni e cittadini. Che chiedono il loro diritto di cittadinanza nel mondo che gli spetta e non di sudditanza. La ricostruzione aquilana, oggi più che mai, ha bisogno di regole certe e persone serie e professionali.
Una vera ricostruzione non può prescindere da una vera organizzazione, che permetta agli studenti universitari di voler continuare a far parte dell’università aquilana.
RASSEGNA STAMPA:


                                                                                                                          Lorenzo p.

25/10/10

Sarah Scazzi, il mistero non ancora svelato.

Avetrana(TA). La tragica fine di Sarah Scazzi, 15 anni, la cui scomparsa è stata denunciata il 26 agosto ed il cui cadavere è stato trovato il 6 ottobre grazie alla confessione dello zio Michele Misseri dopo pressanti ore di interrogatorio, ancora sconvolge la cittadina in provincia di Taranto.
La confessione di Misseri, accompagnata da continue variazioni, non ha posto fine alle indagini sull’omicidio, ma le ha condotte ad una nuova ipotesi: l’esistenza di un complice. Sabrina Misseri, la seconda figlia, è stata anch’essa arrestata con l’accusa di sequestro di persona e omicidio volontario in concorso. Infatti i pubblici ministeri della procura di Taranto, titolari dell’inchiesta, date le innegabili contraddizioni, sostengono che la ragazza abbia avuto un ruolo cruciale nel delitto.
Le accuse di Michele Misseri non portano a nessuna confessione della figlia, che anzi continua a dichiarare fermamente la sua innocenza, chiedendo addirittura di voler essere guardata dritto negli occhi dal padre mentre la incolpa. Molti i passaggi che ancora oggi sono poco chiari a causa delle continue incoerenze e negazioni di Sabrina: l’arrivo dell’amica Mariangela quella mattina, che dichiara di averla trovata non sulla veranda come da lei dichiarato, ma già in strada e
« inusualmente agitata »; e la dichiarazione del padre che afferma di averla vista correre fuori dal garage non appena Sarah era crollata a terra per raggiungere l’amica in arrivo. Sabrina si giustifica affermando di essersi agitata a causa della pressione e della fretta dell’amica per andare da Sarah e di non essere affatto una bugiarda, scaricando ancora una volta le colpe solo sul padre. Un’altra questione ancora sospetta è quella della sim card di Sarah, della quale si sospetta fossero tutti a conoscenza in famiglia, ma della quale tutti hanno taciuto, compresa mamma Cosima.
Ancora non è chiaro quale possa essere stato il possibile movente di Sabrina per l’omicidio della cugina, ma gli inquirenti credono a causa della gelosia per un loro amico, Ivano Russo. Le due cugine si è scoperto fossero solite litigare spesso a causa del ragazzo, persino la sera prima dell’omicidio in una birreria insieme agli altri amici. Il giovane quella sera pare che coccolò molto Sarah e Sabrina sembra non abbia accettato quell’eccesso di attenzioni nei confronti della cugina.
Queste sono purtroppo ancora solo supposizioni, poiché il caso di Sarah Scazzi rimane ancora parzialmente irrisolto e soprattutto ancora un mistero.


                                                                                                                               Sara S.

12/07/10

INVESTIGATORE PRIVATO DI ULTIMA GENERAZIONE

Mercoledì su Current Tv-Vanguard

Un viaggio nel mondo dell'investigazione privata: tra realtà e fantasia, un mondo a parte.

La nostra vita è totalmente monitorata, spiata, seguita: ogni passo, ogni azione è registrata nella quotidianità della giornata.
In Italia il business dell’investigazione è fiorente, ricco aumenta vertiginosamente i propri bilanci. Che cosa si nasconde dietro questo fenomeno sempre piu’ sociale? Non ci si fida piu’ del proprio partner, del socio o si ha paura della precarietà della vita? A partire dal 14 Luglio alle 21:10.


Fonti: http://video.corriere.it/?vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_550ba038-8bff-11df-9aa1-00144f02aabe

http://current.com/groups/promotion/92533320_agenzie-investigative-promo.htm


05/07/10

QUALE WI – FUTURO?

Una delle principali problematiche che affligge l’ Università italiana, è la diffusione del wireless nelle sue strutture. A risentire di questa carenza, sono maggiormente le università del mezzogiorno. Sulla base di un’indagine condotta nel 2008 dal CRUI ( Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), si evince che, “le università del nord-ovest , riportano una maggiore disponibilità di accessi wireless alla rete rispetto ad altre aree del paese; le università del mezzogiorno, hanno una minore diffusione di questi servizi”. Il 45,5 % degli atenei del centro e, il 57,9 % del sud, hanno copertura wireless in meno della metà delle loro strutture. Nello stesso studio, si segnalano aule e biblioteche, come punti strategici per l’implemento del wireless ( il 70% delle università ha sollevato queste priorità).
La maggior parte delle università, ha disponibilità digitale di materiale di supporto didattico e amministrativo, mentre, le soluzioni meno frequentate dalle stesse sono: “la predisposizione di insegnamenti on-line, sostitutivi della didattica in frequenza e, la possibilità per gli studenti di interagire telematicamente con i docenti” (rispettivamente il 46 ed il 52 per cento delle università, erogano questi servizi). La maggior parte degli atenei, ha fondi insufficienti per investire sul wireless (circa il 66% denuncia la mancanza di fondi).
Il 23 luglio 2009, il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta e, il Rettore dell’università degli studi dell’Aquila Ferdinando Di Orio, hanno firmato un protocollo d’intesa, “per avviare un rapporto di collaborazione volto alla realizzazione del progetto ‘UNIVERSITA’ DIGITALE’ ”. L’intesa, ha quattro obiettivi: 1) adottare tecnologie wireless, per il potenziamento di coperture internet dell’intera area dell’ateneo; 2) estendere tale copertura alle residenzialità studentesche; 3) promuovere l’accesso a internet delle istituzioni scolastiche del territorio; 4) introdurre tecnologia Voip, a favore di docenti e studenti.
A tutt’oggi, la struttura che ospita il corso di laurea in Scienze dell’Investigazione, è del tutto scadente, (se non inesistente), per quello che riguarda la disponibilità tecnologica a favore degli studenti e dei docenti; inoltre, questa insufficienza è aggravata dal fatto che non esistono, nella struttura di via Giovanni di Vincenzo, locali da dedicare allo studio o aule da dedicare all’informazione, che sia digitale o cartacea, per gli studenti. Le sedi della ex-optimes e di Coppito, in tal senso, sovrastano ancora di più una Sperimentazione Universitaria, che vive una precarietà economica e strutturale.
‘Il Polipo’, è favorevole ad un’estensione della rete wireless alle residenzialità studentesche; a patto che queste residenzialità esistano!, L’Università dell’Aquila, prevede di estendere la rete internet a tutte le sedi di ateneo, entro il 2012.
La ricostruzione dell’Aquila, colpita il 6 aprile 2009 dal sisma, deve ripartire necessariamente, anche e soprattutto, dalla ricostruzione dell’università; questa ricostruzione, ( la nostra ricostruzione), deve permettere agli studenti universitari di studiare, apprendere, conoscere, vivere, al pari dei loro colleghi che vivono nelle eccellenze. Gli studenti, come gli aquilani, oggi più che mai devono aver voglia di ricostruire l’ Aquila attraverso il loro futuro. Lo devono fare ribadendo attraverso la partecipazione, il loro diritto di cittadinanza e non di elemosina.

                                                                                                                                   lorenzo p.

02/07/10

Vedere per credere



18/06/10

Forti e gentili si', fessi no!

TG1, TG2,TG4(!) non ne hanno affatto parlato, il TG5 attraverso un brevissimo lancio di agenzia senza immagini. Ero tanto curioso ieri di vedere la reazione dei più importanti canali di informazione della Tv italiana che non ho perso un edizione!Cercavo disperatamente qualche elegante presentatrice che mi raccontasse ciò che ho visto con i miei occhi mercoledì scorso. Ma niente di niente, né un breve servizio, né un accenno a bassa voce, né un’editoriale di scodinzolini! Come diceva un noto politico italiano a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso si indovina ma questa è un’altra storia. Preferisco raccontarne una più bella.
La questura dice 10 mila, gli organizzatori 20 mila però di cifre sinceramente ce ne  importa poco. Quella che vogliamo raccontare è la storia di una città che combatte per ricominciare a vivere, di una città che può sembrare intellettualmente e purtroppo anche fisicamente divisa, e invece è tutta lì che sfila tra i mai dimenticati vicoli del centro storico giù fino a bloccare il casello dell’A24.
non è la ricostruzione del TG1!”, “è bello vedere L’Aquila solidale a prescindere dai colori  politici”, “ci hanno preso in giro non siamo terremotati di serie B!”, “non ci sono colori politici e L’Aquila si è svegliata!”.  Queste alcune delle reazioni a caldo della gente aquilana alle sollecitazioni del vostro Polipo. È la città intera che manifesta il proprio dissenso ad un governo che ha tentato fino all’ultimo di prenderla in giro; è la prova di forza di un popolo che a più di un anno dalla tragedia si scopre coeso e deciso contro chi ha tentato in tutti i modi di strumentalizzare il suo dolore. Non ci sono colori politici ne strumentalizzazioni in questa manifestazione, ma soltanto tanta speranza e la consapevolezza di una ritrovata identità cittadina troppo profonda da poter essere scalfita da alcun terremoto (sciacalli compresi).

Gianluca D’Amico







IL POLIPO DOMANDA ALL’INVESTIGATION DAY….

1.Alla luce della notizia d’inchiesta sulla ‘commissione grandi rischi’, molti professionisti dell’informazione e non, sono caduti dalle nuvole apprendendola, mentre noi, all’Aquila, conosciamo abbastanza bene questo problema. Questa inconsapevolezza, può essere attribuita ad una mal informazione nazionale? La stampa nazionale si è adeguata al ‘tutto va bene’?  (RIMANDO ALL'ARTICOLO 'ma la stampa no'')
2.Che ne pensa del Polipo, giornalino nato nell’ambito del corso di laurea in scienze dell’investigazione? Quale ruolo può avere un giornalino nella ricostruzione del tessuto sociale aquilano?
Di seguito, il video delle domande con relative risposte

                                                 

09/06/10

MA LA STAMPA NO…

In questi ultimi giorni, è stata lanciata la notizia di indagine sulla ‘commissione grandi rischi’;riunitasi all’Aquila il 31 marzo 2009 e il pomeriggio del 6 aprile 2009, giorno del terremoto che devastò l’Aquila. Secondo le accuse, la commissione, non diede il giusto allarme, nei giorni precedenti il sisma. Sono rimasto subito colpito, dalla sorpresa di molte persone, nell’ apprendere questa notizia; parlo di professionisti dell’informazione e non. Soprattutto grazie ad Angelo De Nicola (titolare del ‘tirocinio in giornalismo investigativo’) e, al professor Francesco Sidoti, (titolare del corso di laurea in scienze dell’investigazione, all’Aquila) , che hanno voluto organizzare vari incontri, trattanti il tema del rapporto tra informazione e sisma (prossimo incontro 14 giugno 2010 presso la guardia di finanza), all’Aquila, noi studenti, conosciamo abbastanza bene il problema, sorto adesso a livello nazionale, della questione ‘mancato allarme’. Anche alla luce di tutto quello che ho appreso, per quello che riguarda il rapporto stampa locale, nazionale e l’informazione sul terremoto, mi viene da pensare che: è giusto, quello che afferma in molti libri Sidoti, ‘non esistono le sorprese, esistono i sorpresi’ (F. Sidoti-M.Gammone ‘INVESTIGAZIONE E GIUSTIZIA’ p.13. libreria universitaria benedetti); in secondo luogo, forse hanno ragione tutte quelle persone, che si battono per il pensiero secondo il quale, è stata fatta passare, a livello nazionale, l’informazione del “tutto va bene”; mi chiedo se l’informazione, sia stata davvero profiqua ed abbia agito esclusivamente in buona fede, nel raccontare l’Aquila post terremoto.

                                                                                                                      lorenzo p.

UNA RICHIESTA NECESSARIA….

Martedì 8 giugno 2010, é stato presente nella trasmissione 'Ballarò', condotta da Giovanni Floris, Pierluigi Bersani (PD). Egli, ha accennato tematiche importanti, utili per una ricostruzione del tessuto socio-culturale, economico e produttivo dell'Aquila. Parla delle duemila persone ancora negli alberghi; delle trentamila in sistemazioni occasionali; del comune dell'Aquila, che non ha più soldi per pagare gli alberghi; della zona franca, tolta dalla manovra; insiste molto sulle tasse, che gli aquilani dovranno tornare a pagare quest’anno, compresi arretrati (verranno esentati gli esercizi commerciali con un giro d’affari di almeno duecento mila euro); termina il discorso ribadendo che in nessun terremoto, le persone sono state trattate così. Di questi temi, importantissimi per una vera ricostruzione del tessuto sociale aquilano, si discuterà nella manifestazione di mercoledì 16 giugno 2010; non si manifesterà per partito preso, ma per richiesta di essere cittadini, non sudditi che devono elemosinare. Saremo presenti anche noi de ‘il Polipo’, per raccontare un’iniziativa importantissima, per la ricostruzione di un diritto di cittadinanza, il quale manca da troppo tempo.

                                                                                                                             lorenzo p.

08/06/10

Come se nulla fosse accaduto

I soliti comunisti!”.”Ma cosa vogliono di più!?”.”Aquilani irriconoscenti!”. Sono queste le frasi che quasi a incidere una sorta di dico rotto, assillano la popolazione del capoluogo che protesta e alza la voce (non tutta a dir la verità).
Mi riferisco, ovviamente, alla gente che mercoledì 16 giugno, ore 15, si riunirà presso la villa comunale per manifestare il proprio dissenso alla manovra correttiva delle agevolazioni fiscali per la zona del cratere (nello specifico l’articolo 39).
È una manovra che, socialmente ed economicamente, dà il colpo di grazia ad una città in crisi già prima del 6 Aprile.
I cittadini aquilani dovranno ricominciare a pagare le tasse dal prossimo 1 luglio dopo appena 16 mesi di sospensione: si parla di un pagamento del 100% in sei mesi delle tasse relative al 2009 e del pagamento delle tasse dei primi sei mesi del 2010 entro fine anno. A pagare i conti più salti sono paradossalmente i pensionati e i dipendenti pubblici; questi ultimi si vedranno sensibilmente ridotta la busta paga. La proroga delle agevolazioni in materia fiscale è prevista esclusivamente per lavoratori autonomi e imprenditori con volume d’affari (cosa ben diversa dal reddito!) non superiore ai 200 mila euro. In più la beffa del pagamento dei mutui per abitazioni in questo momento ancora fatiscenti.
Trasatti, segretario provinciale della CGIL denuncia un possibile rischio evasione da parte di quelli imprenditori che saranno inevitabilmente tentati a ritoccare qua e là i conti per non superare le fatidiche 200 mila euro (niente male per un governo che si proclama oppositore all’evasione fiscale tranne qualche piccola eccezione: vedi scudo fiscale e probabile condono edilizio).
È da ribadire, per chi non lo sapesse ancora che l’Aquila e l’intero Abruzzo colpito dal sisma subiscono un trattamento completamente differente rispetto alle regioni Umbria e Marche colpite dalla medesima tragedia nel 1997( seppur con danni pari a 1/3). In quei casi la sospensione dei pagamenti si prolungò per due anni con il pagamento del 40% della somma dovuta dilazionata nei successivi 12!.
Per l’Abruzzo sono stati stanziati 5,8 miliardi di euro più 4 miliardi sottratti ai FAS (fondo per le aree sottoutilizzate) e 470 milioni dell’Unione Europea; Umbria e Marche, con un terzo degli sfollati aquilani, hanno goduto di stanziamenti pari a 7,7 miliardi di euro!
A fronte di questi dati è evidente che le persone che protesteranno il 16 giugno non sono dei bifolchi comunisti mangiabambini ma solamente delle persone dotate di dignità, orgoglio e senso critico: qualità, “a conti fatti”, non proprio così comuni.
Gianluca D’Amico


07/06/10

Terremoto vs Giornalisti

Accompagnato da un folto numero di partecipanti, studenti e non, si è svolto l’1 giugno presso l’auditorium Carispaq, un incontro tra giornalisti di stampo nazionale di origine aquilana, riguardante la materia della comunicazione durante il catastrofico evento del terremoto del 6 aprile. Questo incontro dal titolo “La comunicazione nell’emergenza “rappresenta il secondo evento all’interno dell’appuntamento annuale denominato Investigation Days, organizzato dall’Università dell’Aquila. Moderati dal giornalista Angelo De Nicola, si sono avvicendati in un vivace dibattito, quattro giornalisti: Alessandro De Angelis “Il Riformista”, Giancarlo Graziosi “ANSA”, Paolo Pacitti “Rai”, Miska Ruggeri “Libero”, con la partecipazione del professore e presidente del corso di laurea in Scienze dell’Investigazione Francesco Sidoti. I sopracitati giornalisti si sono posti gentilmente e con un pizzico di curiosità ad una nostra breve intervista. Sono state rivolte tre domande uguali a tutti: 1 Qual’e la posizione del suo giornale riguardo la questione post terremoto? 2 Come viene percepita la realtà aquilana oggi nella città in cui lavora? 3 Come  secondo lei il decreto legge sulle intercettazioni influirà sull’indagine post sisma? Le risposte dateci dai cronisti, hanno colto di sorpresa e hanno evidenziato una diversa visione delle tragiche vicende. 
Il Riformista
De Angelis afferma che paradossalmente l’Aquila vive la sua tragedia da molto prima del 6 aprile, in quanto mancando un’ idea di città di spirito di coesione e di sviluppo, da tempo si sta verificando il tracollo del capoluogo abruzzese, con crisi nel settore industriale (vedi polo elettronico), crisi del turismo. Il sisma non ha fatto altro che celebrare il funerale della città. La colpa, secondo il giornalista, è attribuibile alla classe dirigente, incapace di innovarsi e di coinvolgere nello sviluppo cittadino l’Università, che all’Aquila soprattutto dopo il terremoto deve essere il fulcro per ripartire. Riguardo l’emergenza, per il cronista, il Governo si è mosso molto bene attivandosi anche per la ricostruzione, la quale, secondo la sua opinione, spetta alla Città coadiuvata da progetti ben precisi.  Quella della ricostruzione è vista come una fase molto delicata, l’Aquila com’era non potrà mai più esistere, ecco perche era ottima l’idea di una NEW TOWN, fondata su criteri moderni, per riattivare una città da tempo oramai vicina alla recessione.
Si potrebbe prendere ad esempio il modello friulano della ricostruzione posto terremoto del 1976, con lo slogan coniato dall’assessore alla ricostruzione nel 1978 e poi presidente della regione Friuli: “PRIMA LE FABBRICHE, POI LE CASE; POI LE CHIESE”. Riguardo le intercettazioni, infine, esprime un suo parere negativo riguardo l’abuso di queste, ma rimanda ulteriori opinioni alla fine dell’iter legislativo, quando si saprà cosa contiene il testo.
RaiNews24
Paolo Pacitti, giornalista di RaiNew24, ha un approccio molto più critico in materia di ricostruzione, dove non ci sono progetti, manca una linea comune di sviluppo, provocando un’eutanasia nei confronti dell’economia. Critico soprattutto nei confronti della visibilità del terremoto, i primi 4 mesi prime pagine e forte solidarietà, poi gli scandali ai vertici politici hanno oscurato la tragedia. Si è assistito inoltre ad una sorta di turismo del terremoto, soprattutto la domenica, si possono osservare curiosi in stile giapponese con macchinetta fotografica, in giro per Piazza Duomo. Sulle intercettazioni Pacitti, come De Angelis, assume una linea cauta, affermando la loro assoluta utilità, ma con un limite riguardo la privacy,  che deve sempre essere cautelata.
Libero
Il giornalista di Libero, Miska Ruggeri, non allontanandosi dalla linea del suo giornale, elogia il lavoro svolto durante tutta l’emergenza, dall’immediato post fino ad ora, manifestando però contrarietà sull’operato della classe dirigente, la quale non si è dimostrata adeguata. Punta il dito sulla mancanza di visibilità della tragedia al di fuori della realtà aquilana, motivando il tutto con un esempio accaduto pochi giorni fa quando la squadra di calcio della Roma è venuta nel capoluogo, e Totti ha affermato di non sapere che la situazione fosse cosi tragica. Si sofferma anche lui sulle intercettazioni, auspicando in un ridimensionamento di queste poichè se ne fanno troppe e costano, dove manca una copertura della privacy e sempre secondo il giornalista, dovrebbe mancare la possibilità di pubblicarle, limitando l’utilità di questo mezzo solo all’atto investigativo.
ANSA
Punto di vista totalmente diverso è quello preso dal giornalista dell’ANSA, Giancarlo Graziosi, in quanto agenzia giornalistica, ha una visione più ampia della vicenda. Il giornalista afferma che vi è stato  molto spazio da parte della sua agenzia nei riguardi del terremoto, non tralasciando nulla, persino le azioni di protesta che avvenivano quotidianamente, questo con lo scopo di non spegnere i riflettori sull’emergenza e per cercare di monitorare l’operato dei dirigenti. Graziosi afferma che proprio per questo lavoro certosino, non si percepisce una visione distorta della realtà. Molto critico è invece nei riguardi del DDL sulle intercettazioni, le quali se depotenziate e secretate influiranno sulle indagini e sul libero dibatto che deve avvenire in pubblico.
Alla fine di ogni intervista abbiamo chiesto ai giornalisti un consiglio su come portare avanti la nostra iniziativa mediatica. Libertà di opinione, curiosità, caparbietà, coraggio, ostinazione e le famose 5W del giornalismo, sono i punti fondamentali sui quali noi del Polipo dobbiamo basare il nostro lavoro ogni giorno.

Lorenzo La Rocca