Ad oggi, per questi tre articoli: SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO: ALL’AQUILA POSSIAMO CREARE UN MODELLO ESPORTABILE, GIOVANI, GIORNALISMO E VOLONTARIATO : “LAVORAVO IN NERO...,IL SISTEMA COLLAUDATO DELLO SFRUTTAMENTO GIORNALISTICO, “IO ENNESIMO SCHIAVETTO DELLE TESTATINE AQUILANE” il blog "Il Polipo" a nome di Petrilli Lorenzo é stato citato per diffamazione. Infatti, qualche mese fa é arrivata un'accusa di diffamazione secondo l'articolo 595 c. 3 del Codice Penale.
Il 15 Marzo 2016 ci si dovrà presentare presso la nuove sede del Tribunale dell'Aquila per rispondere del reato.
lorenzo p.
lorenzo.petrilli@libero.it
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04/01/16
03/01/13
VOLARE VOLARE, CADERE SEMPRE PIU’ GIU’
All’Aquila grande calo
di vendite dopo il Sisma del 2009
![]() |
| Centro storico: foto di Anna Pacifica Colasacco |
Sono sempre più in difficoltà le attività commerciali che
dopo il sisma del 6 Aprile 2009 hanno di fatto visto il trasferimento del
centro dell’Aquila, in termini di attività e persone, nei centri commerciali.
Ad entrare in uno di questi non si respira aria natalizia, non
fosse per gli addobbi delle vetrine, non molto sfarzosi, e quelle classiche
canzoncine che si spargono in tutto il complesso. Che tu vada ad acquistare un
capo di abbigliamento piuttosto che un telefonino o altro, niente sembra essere
tornato al suo posto, quello giusto, dopo il disastro.
Subito dopo il Sisma, ci dice il proprietario della
Benetton, “abbiamo avuto un flusso positivo di persone e vendite ma per questo
Natale, come per i natali precedenti, il calo é notevole”; molto probabilmente
l’aumento delle vendite era dovuto al fatto che tante persone in quel brutto
periodo, non avevano nemmeno i vestiti.
A questo punto ci vengono dei dubbi. Ma dopo il Sisma c’è
stato davvero questo aumento di vendite oppure questo è solo un caso? E questo
Natale sarà in calo per tutti? Decidiamo allora di continuare ad intervistare
qualche attività e questa volta scegliamo un ramo totalmente diverso, la lettura.
Come il precedente anche la proprietaria della libreria Nuova Editrice (l’unica
disponibile subito dopo il Sisma), ci conferma che anche per quel ramo subito
dopo il 6 Aprile ci fù un importante incremento di vendite, anche questo però
con il passare del tempo è venuto meno fino ad arrivare a questo Natale che si
prevede si, migliore rispetto a quello degli anni 2010 e 2011 ma comunque in
calo. Ancora una volta, quindi, riceviamo delle conferme rispetto ad un aumento
di vendite nel 2009 ed una drastica diminuzione per gli anni successivi.
Dopo questa ennesima intervista cominciamo a comprendere qualcosa
in più: in primo luogo il centro commerciale é diventato, dopo quell’evento, il
sostituto di un centro storico; in secondo luogo questo Natale si preannuncia
molto difficile per tante delle attività commerciali.
Le persone si sono da
subito riunite nel centro commerciale; all’inizio per necessità, per acquistare
beni persi, e questo spiegherebbe il grande flusso di persone e vendite
descritte dagli intervistati. Successivamente, lo stesso centro commerciale è
diventato esclusivamente il punto di incontro prediletto in quanto unico.
Infatti, andando su e giù, tra vetrine e negozi, notiamo subito come il centro commerciale
sia pieno di persone ma vediamo anche che poche sono nei negozi.
Tanto per la cronoca, tra tutte le attività intervistate
l’unica che non ha subito variazioni e che è sempre andata bene è quella della
telefonia.
Dirigendoci verso
l’uscita decidiamo infine di chiedere ad alcuni ragazzi cosa pensassero del
Centro Commerciale e ci viene detto “in Centro non c’è niente, qua incontriamo
molte persone ed abbiamo tutto a disposizione” ed altri sulla trentina ci
dicono “il pomeriggio di solito stiamo qua ma non sempre, di sicuro la sera ci
piace girare tra i locali lungo la Croce Rossa ed in Centro”.
E lungo la Croce
Rossa cosa succede? Aria totalmente diversa. Si respira la stessa aria che si
sente tutti gli altri giorni, facendo tappa in qualche locale le risposte che
ci vengono date alle stesse domande rivolte nel centro commerciale sono quasi
di rassegnazione, le cose non vanno molto bene, il flusso di persone non è
ottimale, soprattutto perché non ci sono parcheggi. Ma comunque tutti i gestori
di quei locali non si arrendono e la prendono spesso con un sorriso, sicuri che
comunque sia la sera quel viavai di ragazzi universitari e non, è sempre
garantito. Un ennesimo anno insomma, che l’Aquila cerca di tornare a volare
volare, ma che invece cade sempre più giù.
lorenzo p.
08/03/12
L'Aquila violenta...centro storico luogo ideale per stupri
Una città violentata che rischia di violentare,la risposta deve essere politica
Ultime vicende aquilane parlano di due ragazzi investiti, una ragazza stuprata e dilaniata, un ragazzo picchiato selvaggiamente da altri sette coetanei. Quest’ultimo fatto è avvenuto nel centro storico dell’Aquila. Luogo in cui sempre più spesso, si verificano questi episodi. Studi effettuati sulla popolazione aquilana evidenziano la presenza di un 70% di soggetti affetti da depressione silente, la quale porta con se un senso di tristezza, apatia,sofferenza. C’è negli aquilani un senso di distacco dai rapporti con gli altri che si fa sentire sempre di più.
Ma qual è oggi, il luogo più pericoloso dove trascorrere le proprie serate all’Aquila? Certamente, ma non solo, il centro storico. Un luogo che è il simbolo della rinascita o della non rinascita dell’Aquila, un luogo che da poco tempo è tornato a sentire le persone brulicare al suo interno.
La sera i giovani si riuniscono tutti nel centro storico dilaniato e stuprato. Si, stuprato. Ed é il punto che in questo articolo si vuole toccare. Sicuramente la movida aquilana ha causato molti problemi al centro storico, vedi le bottiglie di vetro che venivano scaraventate a terra e prese a calci dalle persone: ora con l’ordinanza che vieta la somministrazione in contenitori di vetro dopo le 21.30 questo problema è stato risolto. Oppure, come dimostrano le ultime vicende, lo stesso centro storico deve fare i conti con ragazzi che picchiano a volto scoperto e, vicenda che non è avvenuta nel centro storico ma importante, una ragazza stuprata e materialmente dilaniata. Queste sono cose accadute e che potrebbero riaccadere, proprio nel cuore dell’Aquila. A facilitare un pestaggio violento e lo stupro selvaggio di una ragazza oggi sarebbe indirettamente lo stesso centro storico. Ebbene si, vittima e reo. Chiunque, in una qualsiasi serata aquilana, sarebbe in grado, ancora più se in gruppo, di trascinare una ragazza tra le vie buie che costeggiano il corso principale e farne quello che vuole. Stiamo parlando di vie che prima del sisma del 6 Aprile 2009,(il quale assieme a negligenza, imprudenza ed imperizia umana, ha fatto 309 persone morte), erano piene di un normale viavai aquilano ed attività commerciali. Queste stesse vie ora sono buie e potrebbero diventare una trappola violenta ed assassina.
Cosa si potrebbe fare quindi. Di certo il controllo sociale è fondamentale: un’occhio aperto da parte dei ragazzi è sempre utile. Ma la risposta più importante dovrebbe arrivare dalla politica: si vuole tenere aperto seriamente il centro storico dell’Aquila, quindi con tutte le misure di sicurezza utili a prevenire e fronteggiare la movida aquilana, che è fatta soprattutto da giovani che ovviamente fanno i giovani, oppure lo si vuole tenere aperto solo per non far incazzare ancora di più, quelle oltre cinquemila persone che dopo il sisma del 6 Aprile 2009, tolsero (giustamente) di peso le barriere che impedivano l’accesso al centro storico? Perché se è così, se devono continuare ad arrivare notizie di pestaggi e stupri, a causa di una paura politica, meglio che il centro storico venga chiuso.
L’Aquila fa capire come un centro storico non sia solo un insieme di mura più o meno antiche; bensì è l’insieme delle persone che lo vivono, che ci si danno appuntamento per stare insieme. Di conseguenza, se il centro storico è moribondo, lo saranno anche le persone che prima lo vivevano. Sotto questo punto di vista si capisce perché molti studi fanno notare una presenza di indifferenza, apatia e sofferenza nella popolazione aquilana. Il centro è fatto dalle persone e le persone sono fatte dal centro. Quello stesso centro su cui (come in tutta la questione nazionale L’Aquila), devono essere prese complete decisioni politiche.
Detto questo, all'Aquila la maggior parte dei ragazzi si sa divertire e sa stare insieme; così come ci sono persone che stanno facendo di tutto per far si che l'Aquila torni ad essere non com'era prima ma meglio di prima. La ricostruzione continua.
Di seguito il video che mostra una delle tante vie principali completamente buia.
Ultime vicende aquilane parlano di due ragazzi investiti, una ragazza stuprata e dilaniata, un ragazzo picchiato selvaggiamente da altri sette coetanei. Quest’ultimo fatto è avvenuto nel centro storico dell’Aquila. Luogo in cui sempre più spesso, si verificano questi episodi. Studi effettuati sulla popolazione aquilana evidenziano la presenza di un 70% di soggetti affetti da depressione silente, la quale porta con se un senso di tristezza, apatia,sofferenza. C’è negli aquilani un senso di distacco dai rapporti con gli altri che si fa sentire sempre di più.
Ma qual è oggi, il luogo più pericoloso dove trascorrere le proprie serate all’Aquila? Certamente, ma non solo, il centro storico. Un luogo che è il simbolo della rinascita o della non rinascita dell’Aquila, un luogo che da poco tempo è tornato a sentire le persone brulicare al suo interno.
La sera i giovani si riuniscono tutti nel centro storico dilaniato e stuprato. Si, stuprato. Ed é il punto che in questo articolo si vuole toccare. Sicuramente la movida aquilana ha causato molti problemi al centro storico, vedi le bottiglie di vetro che venivano scaraventate a terra e prese a calci dalle persone: ora con l’ordinanza che vieta la somministrazione in contenitori di vetro dopo le 21.30 questo problema è stato risolto. Oppure, come dimostrano le ultime vicende, lo stesso centro storico deve fare i conti con ragazzi che picchiano a volto scoperto e, vicenda che non è avvenuta nel centro storico ma importante, una ragazza stuprata e materialmente dilaniata. Queste sono cose accadute e che potrebbero riaccadere, proprio nel cuore dell’Aquila. A facilitare un pestaggio violento e lo stupro selvaggio di una ragazza oggi sarebbe indirettamente lo stesso centro storico. Ebbene si, vittima e reo. Chiunque, in una qualsiasi serata aquilana, sarebbe in grado, ancora più se in gruppo, di trascinare una ragazza tra le vie buie che costeggiano il corso principale e farne quello che vuole. Stiamo parlando di vie che prima del sisma del 6 Aprile 2009,(il quale assieme a negligenza, imprudenza ed imperizia umana, ha fatto 309 persone morte), erano piene di un normale viavai aquilano ed attività commerciali. Queste stesse vie ora sono buie e potrebbero diventare una trappola violenta ed assassina.
Cosa si potrebbe fare quindi. Di certo il controllo sociale è fondamentale: un’occhio aperto da parte dei ragazzi è sempre utile. Ma la risposta più importante dovrebbe arrivare dalla politica: si vuole tenere aperto seriamente il centro storico dell’Aquila, quindi con tutte le misure di sicurezza utili a prevenire e fronteggiare la movida aquilana, che è fatta soprattutto da giovani che ovviamente fanno i giovani, oppure lo si vuole tenere aperto solo per non far incazzare ancora di più, quelle oltre cinquemila persone che dopo il sisma del 6 Aprile 2009, tolsero (giustamente) di peso le barriere che impedivano l’accesso al centro storico? Perché se è così, se devono continuare ad arrivare notizie di pestaggi e stupri, a causa di una paura politica, meglio che il centro storico venga chiuso.
L’Aquila fa capire come un centro storico non sia solo un insieme di mura più o meno antiche; bensì è l’insieme delle persone che lo vivono, che ci si danno appuntamento per stare insieme. Di conseguenza, se il centro storico è moribondo, lo saranno anche le persone che prima lo vivevano. Sotto questo punto di vista si capisce perché molti studi fanno notare una presenza di indifferenza, apatia e sofferenza nella popolazione aquilana. Il centro è fatto dalle persone e le persone sono fatte dal centro. Quello stesso centro su cui (come in tutta la questione nazionale L’Aquila), devono essere prese complete decisioni politiche.
Detto questo, all'Aquila la maggior parte dei ragazzi si sa divertire e sa stare insieme; così come ci sono persone che stanno facendo di tutto per far si che l'Aquila torni ad essere non com'era prima ma meglio di prima. La ricostruzione continua.
Di seguito il video che mostra una delle tante vie principali completamente buia.
lorenzo p.
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17/02/12
12/01/12
Un'intervista sull'onda della globalizzazione...studente cinese raccontaci
Sulla cresta dell'onda é tornata!!Come viene vista l'istruzione italiana da uno studente cinese e quali sono le differenze tra la nostra istruzione e la loro. Come viene vista la crisi economica da uno studente il cui paese non ne risente e pian piano compra pezzi di mercato del mondo? Abbiamo intervistato Stella, studentessa di Benijing, capitale della Repubblica Popolare Cinese. Un'altra piccola finestra sul mondo aperta dal blog il Polipo.
Descrivici te stessa. Chi sei, dove vivi, cosa vorresti fare in futuro.
Salve, sono Stella e ho 19 anni, sono nata e vivo a Beijing in Cina. Sono uscita dalla scuola superiore lo scorso anno e questo settembre sarò in Italia per cominciare l’Università per studenti stranieri a Perugia. Ora vivo a Beijing e studierò come guida turistica oppure come insegnante.
Come viene vista la situazione dell’istruzione in Cina dal punto di vista di uno studente cinese?
In tutto il mondo ogni paese sta mettendo più attenzione nell’istruzione, inclusa la Cina. Tutti noi conosciamo l’importanza dell’istruzione e il governo cinese sta facendo ogni sforzo per costruire il miglior ambiente per tutti gli studenti. Ma, come tutti sappiamo, come un paese con complicate situazioni ed un grande numero di persone, anche la Cina ha qualche debolezza. Ad esempio la differenza tra gli studenti di città e quelli di paese oppure la mancanza di originalità. Noi stiamo facendo del nostro meglio per migliorare queste cose. Io credo che le cose miglioreranno.
Secondo i tuoi insegnanti, uno studente cinese ha un buon livello di istruzione tale da poter competere con studenti di altre nazionalità?
Attualmente è difficile rispondere a questa domanda. Per prima cosa, non ho conosciuto l’abilità degli insegnati di altri paesi. Ma, quando avevo 16 anni, sono andata negli Stati uniti per seguire una settimana di lezioni, gli insegnanti mi sono piaciuti molto, sono molto di più che insegnanti che ti insegnano cose particolari. Comunque, io penso che lo stile Usa può rappresentare lo stile occidentale. Qui in Cina i nostri insegnanti sono bravi e pieni di conoscenze e, allo stesso tempo, sono molto responsabili nei confronti degli studenti. Lavorano duro affinché i loro studenti possano andare nelle migliori scuole perché in Cina, la competizione nell’istruzione esiste sempre. Secondo me, gli studenti cinesi fanno un miglior lavoro in base alla loro pazienza ed al duro lavoro messi su alcune basi, come matematica: specialmente alcuni studenti di talento mischiano il loro talento ed il duro lavoro, come in una reazione chimica, essi troveranno un lavoro brillante. Ma, dall’altra parte, confrontati con altri paesi, come ad esempio l’Italia, noi non siamo bravi nell’arte ed in tutto ciò che richiede capacità creative. Nonostante tutto è difficile dire quale sia l’istruzione migliore.
Ritieni che la Cina investa abbastanza nell’istruzione? Puoi fornirci qualche dato?
Come ho già detto la Cina sta facendo del suo meglio per investire nell’istruzione anche se penso che per l’istruzione non possiamo mai dire “abbastanza”. Nel 2012 il nostro governo sta pianificando di investire il 4% del Pil per sviluppare l’istruzione.
Come viene vista l’istruzione italiana da un ragazzo cinese?
A dire la verità, gli studenti cinesi non conoscono molto l’istruzione italiana. Ad oggi, gli studenti cinesi scelgono di andare fuori a studiare. Molti di questi scelgono gli Stati Uniti, l’Inghilterra. A scuola molti di loro imparano l’inglese come seconda lingua, così è molto facile per loro abituarsi in questi paesi. Comunque sappiamo che l’istruzione in Italia ha delle proprie caratteristiche positive come nell’arte e nella storia.
In Italia ci sono molte classi, soprattutto in scuole elementari e medie e principalmente nel sud Italia, che hanno un numero di studenti superiore rispetto al numero di studenti che potrebbero contenere, anche 40 o più studenti. Queste sono chiamate “classi pollaio”. Ci sono queste situazioni in Cina? O hai mai sentito parlarne? Cosa ne pensi di questa situazione che viviamo in Italia?
Abbiamo questo tipo di situazione in Cina. In città ci sono circa 30-40 studenti in una classe e, in alcuni paesi di campagna ce ne sono molti di più, forse si potrebbe arrivare a 50-60. Noi sappiamo che sarebbe meglio avere classi più snelle ma è difficile che si avveri in Cina ora. A causa dell’enorme popolazione. Ma va meglio con molti studenti in una classe, per molti motivi: per prima cosa puoi fare molte amicizie e poi si può discutere di materie di studio con più compagni di classe.
Cosa pensa uno studente cinese della crisi economica che ha colpito anche l’Europa, quindi l’Italia?
E’ ancora una domanda molto impegnativa. Io non studio economia quindi ti dirò cosa ne penso io. Io credo che la crisi economica prima o poi doveva esserci in Europa. Per prima cosa perché nello stile di vita e nella mentalità degli europei c è la voglia di divertirsi e spendere i risparmi. A loro piace ripagare un prestito e fare troppo affidamento sulle banche. Seconda cosa, sarebbe dovuto accadere perché l’Euro si trova in una posizione scomoda; tutti noi sappiamo che il dollaro è stato il più forte negli ultimi anni, ma l’euro in questi anni è cresciuto troppo velocemente. Gli Usa vorrebbero sopprimere l’euro abbassando il suo livello di affidabilità per garantire la classifica del dollaro, questo colpirebbe l’intera Europa. Terza causa, le complicate relazioni tra i paesi europei, è duro da dire, ma l’intera europa, l’Unione Europea, dovrebbe assumersi la responsabilità. Ultimo punto, la crisi economica è come un cerchio, come il mondo si sviluppa ad alta velocità, ci saranno molti problemi, così i costumi delle persone sono destinati a cambiare. Le crisi spesso nascono prima che le persone se ne accorgano. La globalizzazione modificherà il mondo per affrontare le crisi Io penso che tutti i paesi e tutte le organizzazioni dovrebbero avere responsabilità per gli altri. Così potremo costruire migliori condizioni per l’intero mondo.
Ringrazio Stella per questa intervista che ci ha aperto una piccola finestra su quello che una parte del mondo pensa di noi italiani e di molte altre situazioni.
lorenzo p.
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06/10/11
Amanda Knox è libera: la reazione dell’opinione pubblica inglese.
Sulla Cresta dell'Onda torna sul Polipo. Lo fa grazie alla corrispondente da Londra Carolina che, appena trasferitasi a Londra per studiare giornalismo, ci racconta come l'opinione pubblica inglese ha vissuto la recente sentenza che ha concesso la libertà ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Carolina é anche autrice del blog in inglese "WHAT'S GREAT ABOUT ITALY" e del blog "LONDON'S CALLING: LONDRA CHIAMA".“So, what’s news today?” , ha chiesto, come di routine, la mia insegnante di giornalismo alla City University di Londra. Tutti abbiamo risposto: “Amanda Knox è stata liberata”.
Il caso Kercher ha goduto di una forte copertura mediatica: come hanno suggerito i miei insegnanti, con due belle ragazze provenienti da due dei paesi più ricchi e più avidi di notizie del mondo, il successo è assicurato. “Forza allora, alzate le mani: lo ha fatto?”,ha continuato la mia professoressa. Un gran numero di mani alzate. “Non lo ha fatto?”. Un timido gruppo di mani si alza. Molti indecisi non le alzano neanche.
La notizia della liberazione di Amanda Knox ha sconvolto l’opinione pubblica inglese:una sentenza così diversa dal primo verdetto non se l’aspettava nessuno.
| Foto di Carolina Are |
E’ impossibile dare una risposta certa, ma il senso d’ingiustizia che percepisci quando parli con le persone è palpabile. Senti aleggiare qualcosa che non va, la consapevolezza che tutto non stia filando liscio.
“Mi fa davvero male pensare alla sua famiglia.E molti dettagli sono così strani che è impossibile credere pienamente alla sua innocenza”, mi ha detto una mia amica. “Già, e poi perché ha cambiato la sua versione così tante volte?”, ha continuato un mio compagno di corso.
La figura mediatica di Amanda Knox sembra irritare moltissimo gli inglesi. Se alcuni giornali hanno titolato “Una Amanda in lacrime lascia il carcere” altri hanno preferito parlare di una “Beaming Amanda”, una Amanda sorridente, splendente: tutti prevedono che diventerà una celebrità. Il proprietario dell’edicola dove ho comprato il giornale oggi mi ha detto: “La cosa più ingiusta è che adesso lei tornerà in America e farà un sacco di soldi, mentre alla sorella, alla madre di Meredith non andrà proprio niente”.
I giornali inglesi oggi speculano su quanto Amanda guadagnerà, mentre i tabloid parlano di una “Foxy Knoxy” (Knox la volpina, soprannome nato dalle sue capacità seduttive) tormentata dal fantasma dell’amica morta.
| Foto di Carolina Are |
Nel chiedere cosa sentissero dopo la notizia del rilascio, ho trovato due tipi di persone: gli informati e i disinteressati. Se tutti gli informati con cui ho parlato sembravano convinti della colpevolezza della Knox e si dicevano scettici riguardo al verdetto, i disinteressati non sapevano neanche chi la ragazza fosse. Non ho percepito ostilità nei confronti dell’Italia o del nostro sistema giudiziario: ho soltanto sentito analisi critiche e obiettive (che noi dovremmo fare più spesso) o piatto disinteresse.
Quello che è certo è che la cronaca di questo evento non finirà qui: i giornali Inglesi, forse i più taglienti e letti del mondo, non si lasceranno scappare una storia del genere. Il dramma della morte di una ragazza, una bella sospettata, un mistero praticamente irrisolto: gli elementi sono ancora tutti qui per suscitare interesse nei lettori.
dalla nostra inviata Carolina Are
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SULLA CRESTA DELL'ONDA
11/08/11
Quando i mercati ballano…i politici vanno in vacanza
Ecco i nostri politici come intendono risolvere la crisi
È stata una settimana difficile per la Borsa italiana, lunedì Milano ha chiuso con –3,87 punti percentuali.
Tutto questo si percepisce soprattutto sui mutui a tasso variabile, che sono i più esposti a questa crisi finanziaria.
La Bce (banca centrale europea) acquisterà i nostri titoli?ad Ottobre ci attenderà una manovra di lacrime e sangue per sanare l’insanabile se il valore del denaro scenderà di nuovo? Non è dato saperlo per il momento Trichet (presidente della banca centrale europea) invita l’Italia a fare delle riforme volte a risanare il fisco e afferma <>.L’unica cosa che si può sperare è di riuscire ad evitare una nuova Argentina.
Arianna Ioannucci
È stata una settimana difficile per la Borsa italiana, lunedì Milano ha chiuso con –3,87 punti percentuali.Durante la settimana si è assistito al peggioramento della crisi toccando anche i –5 punti in percentuale.
Sono stati bruciati i guadagni di due anni, pari a cento diciassette mila miliardi del vecchio conio in sette giorni.
Ma da cosa è dovuta tutta questa crisi?
La risposta è molto semplice.La causa della crisi è dovuta agli speculatori bancari che svalutano costantemente il prezzo delle cosiddette obbligazioni (BOTe CCT in Italia), rendendone impossibile la vendita, e l’acquisto.Queste obbligazioni sono state sottoscritte da parte d’individui, imprese o banche con le quali lo stato ha contratto il debito, e queste hanno l’unico scopo di coprire il deficit pubblico.
Sul piano europeo il debito italiano è il quarto a livello mondiale (dopo Usa, Giappone e Germania) e questo gioco sulle obbligazioni non fa altro che alimentare i problemi con le banche, se in ogni caso teniamo presente che la Borsa è lo specchio di quello che succede sul mercato.
Tutto questo in gergo è definito “spread”e sta ad indicare il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base quale proprio ricavo.Il meccanismo è molto semplice, il commerciante (la banca) compra il prodotto (il denaro) ad un prezzo (tasso di scambio interbancario) e lo rivende alla sua clientela ricaricato di un margine di guadagno (spread).Negli scambi tra banche il denaro ha una sua quotazione, che in Europa è definita Euribor.Quello è il tasso, rilevato giornalmente, cui la banca può comprare valuta, o anche vendere se ne dispone in eccesso.La sistemazione del denaro mediante un finanziamento al cliente dovrà avvenire ad un tasso più alto. E questo permetterà alla banca di guadagnarci qualcosa e di compensare le spese di gestione: questo incremento è chiamato appunto spread.
Tutto questo si percepisce soprattutto sui mutui a tasso variabile, che sono i più esposti a questa crisi finanziaria.Ma la risposta del governo lascia alquanto perplessi perché sembra non sia capace di prendere decisioni concrete e immediate.
L’unica decisione che sono riusciti a prendere è quella di rientrare in parlamento il 5 settembre dopo la pausa estiva, perché il tre ci sarà il pellegrinaggio di tutti i politicanti in Terra Santa.
Che cosa succederà in queste tre settimane è impossibile saperlo.
La Bce (banca centrale europea) acquisterà i nostri titoli?ad Ottobre ci attenderà una manovra di lacrime e sangue per sanare l’insanabile se il valore del denaro scenderà di nuovo?Arianna Ioannucci
25/07/11
L'Aquila dei "quatrani"
C’era una volta una città abbarbicata sulle montagne, raccolta in una conca, in cui durante le sere estive la cappa d’aria calda si alzava in favore di una brezza refrigerante: quando cominciava a tirare quel venticello i cittadini facevano capolino dalle proprie case, lieti di poter finalmente fare quattro passi, e scendevano a riempire le strade, i vicoli, i bar e i locali dell’Aquila.
I quatrani, ragazzi come tanti dal dialetto facile, divoravano un hot dog e poi schizzavano verso le postazioni collaudate ormai da tempo: le nicchie della scalinata di San Bernardino, custodi di indicibili segreti; i portici, teatro di ogni sorta di incontri, amori, scontri, figuracce e avanti così; Piazza Palazzo, dove lo sguardo austero di Sallustio rinnovava ogni sera l’odio da parte dei liceali, gli stessi che fino a qualche mese prima erano stati costretti a tradurre la sua prosa, e gli amati dintorni; San Pietro, con i posti da cui i genitori apprensivi ci dicevano di tenerci lontane. . . dopotutto, eravamo piccole.
Piccole, sì, ma evidentemente già abbastanza cresciute per sentire la terra tremarci sotto i piedi giusto qualche mese dopo.
Mentre gli adulti si davano un gran da fare e sistemavano i propri pargoli in strutture antisismiche, noi adolescenti –che non siamo né carne e né pesce- ci siamo ritrovati parcheggiati in una non-città. L’Aquila post sisma é diventata un’accozzaglia di posti lontani tra loro chilometri e chilometri, come se il centro fosse esploso e ogni luogo fosse schizzato all’altro capo della città: riallacciare tutto era impossibile. Ognuno di noi aveva già da combattere la propria personalissima lotta per diventare adulto, cosa che sarebbe successa con o senza terremoto, ma ora anche il campo di battaglia ci metteva i bastoni tra le ruote. Per gli stessi adulti che si stavano dando quel gran da fare L’Aquila era stata lì, quando ne avevano avuto bisogno. Perché per noi no?
Di certo, la nostra adolescenza avremo voluto (e vorremmo tuttora) viverla per le strade della nostra città. . . ma è andata diversamente. Ci siamo ritrovati dentro un centro commerciale che diventava di mese in mese più tetro e asfissiante e lungo una strada colma di locali incastrati alla bell’è meglio dove prima c’era il nulla, con la consapevolezza che L’Aquila di un tempo non sarebbe tornata in tempo per viverla spensierati; ma, come si dice da queste parti, quesso è e quesso remane: inutile piangersi addosso. I bambini cresceranno in una nuova città, gli adulti sono cresciuti in quella vecchia; noi facciamo la spola tra vecchio e nuovo, riprendendoci poco a poco quello che ci apparteneva. Come il centro storico, per esempio.
Se ci si avvicina ai vicoli transennati talvolta si percepisce la puzza di muffa che in centro è ristagnata da due anni e un brusco calo di temperatura: anche sotto la canicola più pesante, da quelle stradine soffiano spifferi freddi.
Eppure fra transenne e camionette di militari, fra le ore ad aspettare un autobus e quelle passate nei locali vecchi e nuovi, fra l’amarezza di annusare la città morta e il piacere di scoprire che “ehi, ma questo vicolo l’hanno riaperto!”, anche se alla fine quel vicolo non porta da nessuna parte, noi quatrani stiamo tornando a schizzare per le strade dell’Aquila. Un po’ più cauti e un po’ più provati, ma forse anche un grammo più cresciuti.
C’è una città abbarbicata sulle montagne, raccolta in una conca, in cui durante le sere estive la cappa d’aria calda si alzava in favore di una brezza refrigerante; quando comincia a tirare questo venticello ai cittadini torna la voglia di riempire le vie del centro. . . Liliana F.
12/07/11
il Polipo intervista Enrico Bellavia: un'intervista sul giornalismo
Dopo l'intervista sulla situazione del giornalismo in Pakistan al giornalista investigativo Pakistano Malik Ayub Kahn Sumbal, il Polipo torna a chiedere del giornalismo ma questa volta di quello italiano, al giornalista di "Repubblica" Enrico Bellavia autore del libro "UN UOMO D'ONORE".
Quando è nata la sua voglia di diventare giornalista?
La verità processuale, purtroppo, è diventata l’unica verità spesso raggiunta in questo Paese. Il che legittima la deresponsabilizzazione della politica. Che si impicca a codici e sentenze, incapace di elaborare un proprio schema di valori alti sui quali costruire giudizi politici netti, a prescindere dal risultato dei processi.
Un articolo di Enrico Bellavia: per altri articoli clicca qui.
Articolo Enrico Bellavia
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| Enrico Bellavia |
È nata a scuola, grazie ad un insegnante delle medie che mi insegnò a leggere i giornali.
Qual è secondo lei, la situazione della libertà di stampa in Italia?
Non è ottimale, questo è ovvio. La concentrazione dei mezzi nelle mani di un oligopolio, che nel caso della tv è un monopolio, di fatto, rende asfissiante il clima. Detto questo, credo che il giornalismo italiano soffra molto di autocensura. E questo riguarda il modo di intendere il mestiere e la funzione del giornalismo. La rete ci insegna che c’è una richiesta spasmodica di informazione. Ossia, di una lettura organica dei fatti e non di un’accozzaglia di notizie che non generano informazione.
Quanta influenza hanno secondo lei i mezzi di informazione in Italia? Pensa che possano aiutare a creare consensi?
Credo proprio di sì. La tv è uno strumento formidabile per la creazione del consenso. Immaginare che sia un meccanismo automatico è molto riduttivo. La tv propone un modello di società all’interno del quale il consenso non può che orientarsi in una direzione predeterminata.
Secondo lei, qual è oggi la distanza tra i giornali nazionali e quelli locali?
I giornali nazionali obbediscono al tentativo, non sempre riuscito, di governare la massa di notizie per offrire una chiave di interpretazione della realtà. I giornali locali, provano ad esercitare la stessa funzione ma con un valore aggiunto di pura informazione di servizio che è il sale del quotidiano.
Qual è la prospettiva migliore per un ragazzo che vuole entrare nel mondo del giornalismo? Quella italiana o quella estera? Perché?
L’ingresso nel mondo del lavoro è oltremodo difficile in Italia. Finché rimarrà in piedi un sistema misto fatto di scuole e di apprendistato a bottega sarà difficile regolamentare gli accessi e rendere effettivo il sistema di formazione che si è preteso di imporre con la nascita delle scuole. Ben venga la formazione universitaria, a patto che si abbia un’effettiva conoscenza delle dinamiche del mercato del lavoro, altrimenti si creano fabbriche di illusioni. E le scuole devono davvero essere modelli di eccellenza, luoghi nei quali si costruiscono professionalità robuste anche sul piano etico. La formazione va affinata e completata con esperienze all’estero ma, come dimostra, anche il mondo anglosassone, non ci sono santuari immuni dalle storture del sistema.
Qual è oggi secondo lei il ruolo del giornalismo italiano? Rappresenta un “megafono” dei fatti che accadono o è il teatro dei fatti stessi?
È, o dovrebbe essere, il luogo fisico in cui i fatti accaduti diventano notizie di interesse generale e perciò arricchire il bagaglio di conoscenze degli utenti o dei fruitori. Ma questo non basta. Un giornale, a prescindere dal mezzo utilizzato, non è una somma di notizie, ma una chiave per leggere la realtà che ci circonda.
Avendo avviato oltre a “il Polipo” anche il blog in inglese, scambio spesso articoli o qualche chiacchiera con ragazzi di altre nazionalità, sopratutto con ragazzi che studiano giornalismo in Inghilterra. Quello che mi é parso é questo: generalmente gli italiani dando la notizia, si soffermano molto su tutto quello che gira attorno a quel determinato fatto tralasciando in parte il "cuore" della notizia; gli stranieri invece,generalmente prendono molto più in considerazione il determinato fatto e soprattutto le responsabilità pubbliche ( il giornalismo straniero ad esempio dopo il terremoto del 6 Aprile 2009 dell’aquilano, ha posto la sua attenzione su luoghi come l’ospedale e la prefettura crollati e che non sarebbero dovuti crollare perché luoghi strategici). Lei cosa ne pensa?
Il giornalismo fuori dai confini nazionali ha una dimensione pragmatica. Si pone domande semplici e pretende risposte chiare. Il nostro giornalismo è ostaggio spesso di un certo minuetto della politica e si lascia abbindolare dal bla bla del politichese.
Il sisma del 6 Aprile 2009 dell’Aquila ha portato alla luce un panorama su cui si sono posizionate più verità da parte dei mezzi d’informazione e altri. Secondo la sua esperienza professionale c è oggi in Italia una caccia al nemico, una contrapposizione di verità ,che fa fuggire le persone dalle proprie responsabilità?
Al contrario, credo che non ci sia una contrapposizione netta tra il dovere del giornalismo di smascherare le malefatte del potere e il potere stesso con le sue malefatte.
Qual è secondo lei, la verità che più piace agli italiani: quella giornalistica,istituzionale o processuale?
La verità processuale, purtroppo, è diventata l’unica verità spesso raggiunta in questo Paese. Il che legittima la deresponsabilizzazione della politica. Che si impicca a codici e sentenze, incapace di elaborare un proprio schema di valori alti sui quali costruire giudizi politici netti, a prescindere dal risultato dei processi.
Come descriverebbe la situazione della legalità in Italia ad un ragazzo straniero?
Un conflitto di interessi permanente e pervadente.
Qual è oggi la situazione delle “quote rosa” nel giornalismo? Secondo lei le donne vengono valorizzate abbastanza nell’ambito del giornalismo d’inchiesta?
Le donne sono penalizzate ovunque. Anche nel giornalismo. È oggettivamente molto più difficile per una donna affrancarsi dal pregiudizio che la relega in settori meno di frontiera. Inutile dire però che le migliori pagine di giornalismo in questo Paese sono state scritte da donne. Che hanno pagato anche prezzi altissimi, fino alla morte.
Quali consigli si sente di dare ad un ragazzo per la scrittura di un buon articolo? Quali sono le fasi che deve affrontare per la sua stesura?
Posso dire quello che provo a fare io, senza avere la pretesa di dare alcun consiglio. Mai pensare a chi ti ha dato le notizie e al potente di turno che ti leggerà. Pensare sempre a un lettore tipo con il quale fare i conti in termini di chiarezza e di onestà.
Quale deve essere secondo lei lo scopo di un giornalista quando scrive un articolo?
Lo scopo è quello di informare, se è il caso di denunciare. Avendo sempre ben chiaro che quello che maneggiamo sono carne e sangue delle persone e non oggetti dei quali occuparsi.
Domanda da una ragazza londinese, studentessa di giornalismo a Londra: Secondo lei i media italiani hanno fatto abbastanza per esporre gli abusi di potere del governo Berlusconi?
I media no. Alcuni giornali sì e alcune trasmissioni televisive sì.
Cosa pensa del giornalino/blog il Polipo?
Penso che sia uno strumento aperto, curioso e a tratti irriverente. Come dovrebbe essere un giornale.
Che cosa ha imparato dal suo lavoro?
Che non si smette di imparare.
RINGRAZIO PER LA DISPONIBILITA' ENRICO BELLAVIA E ROBERTA RUSCICA.
lorenzo p.
lorenzo.petrilli@libero.it
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Un articolo di Enrico Bellavia: per altri articoli clicca qui.
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08/07/11
ANDREA CAMILLERI:IL VIDEO DELL'INCONTRO A L'AQUILA DEL 5 LUGLIO
Il Polipo vi propone il video dell'incontro che si é tenuto a Coppito il 5 luglio scorso alla Scuola della Guardia di Finanza; a intervistare Andrea Camilleri é stata la giornalista Tiziana Pasetti che ringrazio per la disponibilità.
27/06/11
A L'Aquila si riparte anche dalla palestra...
È con soddisfazione che l’Associazione Tao Art conclude il programma di studio 2010-2011 di Arti Marziali Cinesi con una dimostrazione degli allievi di Kung-Fu e TaiJiQuan, tenutasi nella palestra della scuola media “Dante Alighieri” di L’Aquila il 18 e 19 giugno alla presenza di un numeroso pubblico di appassionati.
Tao Art L'Aquila
Isabella Nardis, cintura nera di Kung-Fu e TaiJiQuan, allieva diretta del M°Chang Yu-Shin della scuola “Arti Marziali Cinesi M° Chang Dsu-Yao”, ha presentato gli allievi nello spazio Art Nouveau (L’Aquila) e nella palestra Olympian’s Gym (nucleo industriale di Bazzano).
Questa occasione ha rappresentato per gli allievi non solo un puro evento sportivo a conclusione delle lezioni, ma anche una vera e propria "ripartenza", soprattutto perché questa è stata la prima dimostrazione post terremoto tenutasi in città: lo scorso anno infatti le conseguenze ancora troppo vive del sisma non hanno reso possibile una conclusione accademica come quella di quest'anno.
Nonostante le difficoltà, dovute sia al crollo del “Dedalus”, uno spazio teatrale che ospitava i corsi di arti marziali dal 1999, vicino Piazza San Pietro, sia ai problemi logistici degli allievi, è stata forte sin da subito la volontà di continuare le attività. Grazie alla tenacia dell'insegnante, il gruppo di ragazzi, universitari, e di adulti di tutte le età, si è potuto nuovamente riunire. Da maggio 2009 è stato possibile riorganizzare le lezioni presso la tendopoli di Centi Colella e successivamente, nelle due sedi de l' "Art Nouveau" e "Olympian's gym".
| Isabella Nardis |
In una situazione come quella dell'Aquila, in cui è importante per i ragazzi ritrovarsi e tornare a condividere uno spazio, un'attività, un interesse comune, anche lo sport contribuisce a dare un forte senso di appartenenza a un gruppo. Così è stato per questi ragazzi che, entusiasti di aver potuto continuare insieme il loro percorso di apprendimento del Kung Fu e Tai Chi, hanno voluto, sabato scorso, condividere con la città la loro passione per quest'arte, che dedica spazio non solo all'allenamento del corpo, ma anche all'equilibrio dello spirito e della mente. Anche per i bambini, che si sono messi alla prova per la prima volta davanti a un vero e proprio pubblico, è stata una giornata piena di entusiasmo e soddisfazione, conclusasi con la consegna delle medaglie conquistate per la serietà e l’impegno dimostrati nello studio della disciplina.
Questo è stato un anno ricco di soddisfazioni per la scuola di Arti Marziali Cinesi diretta da Isabella Nardis, i cui allievi sono stati premiati anche nella manifestazione svoltasi nel Palasport di Montefiascone (Vt), dal centro “New Angel”.
L’Associazione Tao Art ringrazia tutti coloro che hanno partecipato e il comune di L’Aquila per aver patrocinato la manifestazione.Tao Art L'Aquila
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14/06/11
Giornalismo investigativo...intervista dal Pakistan

Torna "sulla cresta dell'onda, Intervista.
Ce lo racconta Malik Ayub Khan Sumbal, giornalista investigativo pakistano, in un’intervista concessa a noi de il Polipo.
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| Malik Ayub Khan Sumbal |
E’ stato il carisma di una firma che ha fatto molti scandali e scoop, che ha un vasto pubblico e che mi ha fatto diventare giornalista investigativo. Inoltre, l’area in cui sono nato era influenzata da sistemi feudali che avevano un forte comando sulle persone. C’è molta mafia e corruzione, della polizia, dei funzionari del dipartimento delle entrate (DCO) e tutti gli altri; nessuno può alzare la voce contro di loro così questo mi ha avviato verso la professione di giornalista perché solo in questo modo posso parlare senza mezzi termini contro tutti i mali ed i peccati.
Un articolo sull'azione della DCO
Come viene svolta un’investigazione giornalistica?
E’ un compito difficile diventare un giornalista investigativo in un paese come il Pakistan. Il giornalista investigativo deve raccogliere tutte le informazioni, i documenti, le cifre ed i fatti.
Qual è l’investigazione che più di tutte ti ha creato problemi?Sei mai stato minacciato?
Sono stato minacciato e ho ricevuto molte telefonate come recentemente, mentre stavo lavorando sulla mia storia che riguarda nomine illegali alla PTV. Comunque in Pakistan, chiunque si trovi ad investigare il potere militare deve affrontare molti problemi.
Qual è la situazione della libertà di stampa in Pakistan?
La stampa è libera in Pakistan, tuttavia gli stessi media sono diventati una mafia. I media non sono obiettivi ed i magnati spargono sensazionalismo anche se con i loro sporchi interessi mandano in rovina la società.
Quanta influenza hanno i mass media sui cittadini pakistani?
I media pakistani sono influenti ma metteno il loro potere in attività illegali e portano i cittadini sulla strada sbagliata.
Che distanza esiste tra i giornali nazionali e locali in Pakistan?
Ci sono solo pochi giornali nazionali, tuttavia la stampa locale non ha importanza ed il suo valore è nullo.
Ci sono ribellioni in Pakistan da parte dei cittadini contro l’illegalità?
No perché ormai sono abituati.
Qual è stata la reazione della stampa alla morte di Osama Bin Laden?
La stampa pakistana segue l’agenda mondiale e non ha più una propria idea ed una propria politica.
Qual è l’opinione dei pakistani nei confronti dei giornalisti?
La popolazione pakistana rispettava il giornalismo ma non ora, a causa del suo ruolo sensazionalistico.
Che cosa hai imparato dal tuo lavoro?
Che il Pakistan non è posto per giornalisti onesti e leali.
Ringrazio Malik per la bella intervista che ci ha aperto una finestra sul mondo.
lorenzo p.
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SULLA CRESTA DELL'ONDA
08/06/11
UN REFERENDUM...CON ME...
Andare o non andare a votare per i quattro quesiti del 12 e 13 giugno? Il video spiega cosa pensa il giornalino/blog il Polipo.
lorenzo p.
lorenzo p.
01/06/11
L’ITALIA CHE VERRA' : BREVE EDITORIALE POLITICO
A forza di affermare che tutto ciò che accade in Italia è colpa dei comunisti, quasi per esorcizzare la’ paura rossa’, gli italiani scelgono di metterli seduti nelle poltrone da sindaci.
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| Giuliano Pisapia neo-sindaco di Milano |
Se anche Radio Padania manda in onda Bella Ciao, significa che qualcosa nel paese si sta muovendo, o per lo meno, sta cambiando. Il premièr all’indomani della batosta elettorale nei ballottaggi delle elezioni amministrative, ha ammesso la sua sconfitta (cosa da non sottovalutare da un martire della giustizia italiana come lui) ma al contempo assicura che tutto questo lo renderà più forte. Come possa renderlo forte una sconfitta in casa questo è un mistero, fatto sta che Pisapia (uomo del nord, avvocato, nato da una mamma milanese e un padre napoletano) ha battuto quasi con dieci punti in percentuale la donna dell’Expo Letizia Moratti. Questa strana influenza rossa non si registra solo a Milano, ma anche a Napoli, con la vittoria dell’iddivvino Luigi De Magistris, Trieste,Cagliari ,Mantova,Pavia e Macerata, il centro destra vince nelle provinciali a Vercelli e Reggio Calabria.
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| Luigi De magistris neo-sindaco Napoli |
In tutto questo Berlusconi ha saputo sapientemente accettare la sua sconfitta e nonostante giornali (come il Fatto Quotidiano) chiedano le sue dimissioni come fanno d'altronde anche gli esponenti di un’opposizione che sembra (almeno apparentemente) svegliatasi dal coma irreversibile degli ultimi 17 anni, lui sostiene che ha importanti riforme da fare come il fisco, la giustizia e il piano per il Sud. Per ora si limita soltanto a chiamare Obama per sfogarsi come un uomo solo e depresso ,mentre i vincitori in preda all’euforia millantano la fine di un berlusconismo ventennale, come se fosse possibile cancellare gli ultimi 20 anni della storia italiana in un pomeriggio primaverile. Siamo solo agli inizi e nessun dittatore lascia la propria poltrona da un giorno all’altro, è vero noi non siamo l’Africa, e non siamo gli africani. Siamo in Italia e qui una rivoluzione non c’è mai stata, ci hanno liberato. Sarà forse per questo che Berlusconi si sfoga tanto con Obama?
Arianna Ioannucci
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